comunicazzione

se fossi ricco pagherei Noemi per cantarla così

Citarsi addosso è una delle maggiori soddisfazioni per noi blogger di grido perché ci consente di convincere i lettori che, con le cose che scriviamo, facciamo sistema, articolo dopo articolo, e che siamo noi i veri autori ai tempi dei social perché, anche se non pubblichiamo libri di carta di centinaia di pagine con la copertina rigida e facciamo periodi nei nostri post lunghissimi prima di arrivare a un virgola come questo, mettiamo a disposizione dei lettori una storia che poi in fondo siamo noi stessi, le cose che diciamo, i dettagli che notiamo e che amplifichiamo o mettiamo alla berlina, fino a quando poi decidiamo di arrivare al punto e, il punto, lo mettiamo.

Questo per dire che ho la forte sensazione – ma potrei essere smentito – che il noto produttore di affettati (che saluto con affetto) Negroni abbia cambiato la voce interprete del suo stranoto jingle passando dalla sexy presunzione di Mario Biondi alla raucedine senza speranza di Noemi dopo aver letto il mio celebre intervento pubblicato tempo fa.

Cari amici della Negroni, mi chiedo però a questo punto se non abbiate il prosciutto sulle orecchie. Noemi è brava e bella e tutto quanto ma il contrasto con la vostra melodia è davvero insostenibile, anche a causa di quel ritmo alla “Clocks” dei Coldplay (toh, che combinazione, ne ho scritto proprio qui). Noemi inoltre ha snaturato la vostra canzoncina pubblicitaria rendendo inappropriatamente fluida la scansione delle sillabe che contraddistingueva la versione originale, quel vuol-di-re-qua-li-tà che piaceva tanto ai figli di Carosello che ora è mellifluo e, soprattutto, chiude con quel taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa che proprio non si può sentire.

Quanto a te, cara Noemi, di certo non possiamo biasimarti. La pubblicità mastica tutto e impasta nella sua bocca boli (plurale di bolo, spero sia corretto) giganteschi che poi trasforma con la sua flora intestinale in prodotti commerciali che uno non ci crede che prima erano cultura (questo fuori di metafora). Pensate solo ai grandi cuochi stellati che fanno il bello e brutto tempo con le vite e le passioni degli aspiranti Masterchef e che poi fanno da endorser alle patatine fritte industriali, alle cucine, ai detersivi per lavastoviglie. Per non parlare di Gigi boia-chi-molla Buffon. Avete idea di quanti siano gli spot a cui presta la sua faccia?