Spazio Pour Parler

non l’ho scritto io

Oh no, ancora io! Con queste parole Giulio si destava ogni mattina nel letto e, svaniti gli ultimi vapori delle nebbie del sonno, prendeva coscienza di sé. Giulio da qualche tempo non si sopportava più e aveva preso a detestarsi a tal punto che si coricava pregando di trovare, al suo risveglio, finalmente qualcuno di diverso dentro la sua testa. Altro che scarafaggi. Osservava con invidia le importanti mutazioni che avevano luogo tutto intorno. Cambiamenti sociali, politici, culturali. Gente che dava le dimissioni dai posti di lavoro, edifici costruiti in classi energetiche evolute al posto dei palazzi del quartiere, allenatori delle squadre di calcio più blasonate che si avvicendavano a ogni debacle, il clima stesso, persino le scarpe nuove che sostituivano quelle vecchie e rotte. Invece, al suo interno, ogni giorno c’era sempre e solo lui a suggerire le cose da dire, a muovere le membra a seconda delle necessità, a prendere le decisioni e, soprattutto, a pensare. Nel silenzio della sua vita trovava ormai insopportabile dover ascoltare se stesso riflettere sempre sulle stesse cose, ogni santo giorno. Per non rimanere solo con sé ed essere esposto a un tale strazio cercava sempre qualche diversivo. Un buon libro. Musica a un volume devastante. Un bel film. Un programma tv. Qualunque cosa in grado di zittire quella voce mentale che addirittura si era accorto gli dettasse le parole ogni volta in cui si cimentava a scrivere qualcosa, anche parlando di sé in terza persona e con un nome falso.