Spazio Pour Parler

darsi un tono

L’insegnante di pianoforte del figlio di un mio vecchio amico è diventato un musicista super richiesto perché una volta, destandosi un mattino da sogni agitati, si è trovato trasformato nel suo letto in Stefano Bollani. Riposava sulla schiena, morbida come quella di un pianista jazz abituato a stare chino sulle sue improvvisazioni, e sollevando un poco il capo ha scorto le sue dita agili e veloci ripassare un solo di Bill Evans sulla coperta del letto, ormai prossima a scivolar giù tutta, a furia di four way close simulati sul bordo. Le gambe, solo due e completamente indipendenti nei movimenti, tenevano il tempo la sinistra in levare su un hi-hat immaginario e la destra sul pedale di risonanza, in un convulso andirivieni, dinanzi ai suoi occhi. Prima di questa metamorfosi non gli riusciva proprio niente. Se un mendicante africano gli porgeva la mano destra per dargli il cinque lui rispondeva istintivamente con la sinistra generando un impacciato, imbarazzante e asimmetrico saluto di un altro pianeta, con una specie di danza di falangi intente a sfuggirsi e ruvidi palmi sfregati reciprocamente. Riduceva spesso in mille pezzi scodelle e contenitori di ceramica appena estratti da una costosa lavastoviglie Miele nell’atto di riporli nel relativo cassetto della cucina. Nessuna pietanza che cucinasse, peraltro, sembrava riscuotere il gradimento dei suo commensali. Troppo sale, poco sale, poco saporita, troppo olio. Cruda, bruciata, scotta, è fredda. Anche le cose che scriveva, come quelle che suonava, non erano granché. O, meglio, a lui piacevano ma sembrava che nessuno dimostrasse interesse. E forse il punto era proprio quello: perché nessuno si interessava a lui? Da quando è diventato Stefano Bollani, però, è tutto diverso, è lui il primo a dire che le cose sono cambiate come dal giorno alla notte. Si diverte a pasticciare la musica a suo piacimento e si distingue dal resto della gente che frequenta per una decisa sensibilità che attira il prossimo a conoscere più cose sulla sua persona. Tutto ciò a dimostrazione che sono le dita allenate a fare la differenza.