alti e bassi di fedeltà sonora

non vale la pena ricominciare

[questo articolo è uscito su Loudd.it]

Non c’è momento migliore per scrivere qualcosa su “Caldo” dei Diaframma di una domenica di fine luglio in una paese alla periferia di Milano, mentre fuori ci sono 34 gradi e in giro non si vede anima viva. Questo perché possiamo consolarci sapendo che, da qualche parte, c’è un Federico Fiumani che sta caricando un bagaglio riempito senza convinzione sulla sua auto per raggiungere una donna in vacanza al mare.

Ce lo immaginiamo proprio come nella canzone vestito in modo assolutamente inadeguato per la temperatura e la destinazione, magari tutto di nero con calzature invernali, guidare lungo strade deserte, senza aria condizionata, con quell’effetto del vapore che sale dall’asfalto rovente e sfoca l’orizzonte.

Ce lo figuriamo a disagio sotto l’ombrellone tra gli schiamazzi, i figli degli altri, i corpi pasticciati con tribali alla moda, le conversazioni sul calcio, il gossip e i racchettoni, per poi accomiatarsi in anticipo con la scusa di un ritorno intelligente per evitare le code. Lo ritroviamo quindi finalmente a casa qualche ora dopo sdraiato sul divano in pelle. La radio accesa, la voglia di fare qualunque cosa affinché il caldo finisca e la natura torni alla sua normalità, in perfetta solitudine.

Non a caso “Boxe”, di cui “Caldo” occupa l’ultima traccia del lato B, è l’ultimo album dei Diaframma con Miro Sassolini alla voce. “Caldo” però è già cantata da Fiumani ed è un anticipo della successiva carriera cantautorale del chitarrista, pronto a sacrificare un timbro unico e irripetibile come quello di “Siberia” per un nuovo progetto, in cui l’approccio punk e l’intonazione approssimativa soppianteranno il tecnicismo vocale, la melodia e l’estetica new wave che avevano portato la band toscana al successo.

Possiamo quindi fantasticare sul fatto che, dopo il “Caldo” di quell’estate, non solo Fiumani, ma i Diaframma non saranno più gli stessi. Ciò non toglie che questo “Vamos a la playa” suonato al contrario, questo inno degli outsider che non si adattano all’imbarazzo di stare in mutande su spiagge gremite di un’umanità in cui non si riconoscono, questo atto kamikaze con esplosivo a salve consumato nell’isolamento totale, riassuma senza tempo lo stato d’animo di chi non si arrende a un sistema sociale ed economico pensato per dettare i modi e i tempi in cui il genere umano è costretto a divertirsi, innamorarsi, stare bene.

E, ancora oggi, ascoltare “Caldo” dei Diaframma ci consola se ci arrendiamo ricordando quanto non valga la pena ricominciare, se fuori ci sono temperature così alte, ma che in fondo la riscossa sia solo una questione di calendario. Ancora una volta l’estate sta finendo, e un anno se ne va.