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il gioco da tavolo del rugby è ora in edicola

L’adattamento delle regole del rugby per “Heavy Meta” è stato possibile grazie alla competenza di Ivo ma il fattore che ha permesso il successo commerciale di un prodotto ludico fisico – passatemi il termine – ai tempi del dominio incontrastato dei videogame è merito dell’intuizione della moglie di Andrea. L’elemento che stimola i giocatori a immedesimarsi nella trasposizione di un’attività reale in un adattamento per un confronto teorico di strategie è ciò che determina la diffusione di un gioco. In questo, il gaming informatico e digitale deve la sua popolarità alla resa grafica e all’esperienza sempre più immersiva che l’evoluzione tecnologica sta consentendo. I più vecchi di voi ricorderanno, però, il piacere che le schermate a otto bit delle prime rudimentali console permettevano. Ne risulta che è il misurarsi con un’intelligenza artificiale a fare la differenza. Nonostante ciò, l’amore per i passatempi da tavolo o per certe discipline nelle quali gli esseri umani sfidano reciprocamente le loro intelligenze – gli scacchi in primis – non tramonterà mai.

Il segreto di questo fenomeno va individuato non solo nella capacità di riprodurre problemi reali da risolvere con soluzioni frutto di elaborazioni logiche, ma nel aver ridotto un’intera dimensione in una scala ridotta e controllabile. La moglie di Andrea sostiene che, in fondo, la cosa che più somiglia al rugby è il gioco della dama: delle pedine che cercano di raggiungere la parte opposta del campo ostacolate dalle pedine della squadra avversaria. La dinamica di “Heavy Meta” si basa su questo principio, e lasciate perdere che il nome è un gioco di parole discutibile. Poi le citazioni di prodotti che hanno fatto la storia del settore, e mi riferisco alle carte delle mischie ispirate agli “imprevisti” e le “probabilità” del Monopoli, hanno fatto il resto. Ho lasciato così un commento su Facebook in una foto che ritrae insieme Ivo e Andrea quando hanno ricevuto la prima scatola del gioco commercializzata ma sono stato rimproverato da chi sapete voi per esser stato eccessivamente sdolcinato, ai limiti da risultare fuori luogo. A me per piace spingere sui sentimenti, probabilmente è una conseguenza dell’età e della consapevolezza che, essendoci sempre meno tempo, è bene concentrare le cose anche a rischio di metterne troppe affinché il risultato non sia in discussione. D’altronde avete capito benissimo qual è la scuola, in senso metaforico, in cui ho fatto pratica.

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