alti e bassi di fedeltà sonora

campo minato

Mi capita sovente di spendere qualche minuto su “Techetechetè” dopo cena, il blobbone sul primo canale dedicato ai personaggi dello spettacolo di ieri e oggi: cantanti, attori, comici e soubrette della tv passata e presente, come è specificato nella descrizione del programma. Quello di spulciare nelle teche Rai credo sia il lavoro più bello del mondo. Pensate se esistesse un canale sul digitale in cui ogni giorno viene trasmesso l’intero palinsesto RAI andato in onda lo stesso giorno di un anno del passato. Ve lo immaginate? Ma, a parte questi sogni irrealizzabili, ho notato che quando passo su “Techetechetè” facendo zapping sul divano la sera le probabilità che, in quel momento, su “Techetechetè” ci sia Mina sono altissime, secondo me almeno l’85%, giusto per sparare una percentuale a cazzo ma abbastanza verosimile. Mi sono chiesto quindi se questo accade perché Mina, soprattutto negli anni 60, partecipava a tutti i programmi della RAI oppure perché il resto delle trasmissioni RAI senza Mina non era altrettanto degno di essere ricordato da noi posteri o anche perché chi cura le selezioni per il programma “Techetechetè” è un fan di Mina e quindi la propone e ripropone in tutte le salse. Sapete infatti che ogni serata di “Techetechetè” è caratterizzata da un filo conduttore, e sembra che per ogni argomento trattato Mina possa essere riesumata per dare un contributo adeguato. Si parla di contestazione giovanile? Mina. Si parla di Maurizio Costanzo? Mina. Si parla di trasgressione? Mina. Si parla di mainstream? Mina. E, in tutto questo, la domanda sorge spontanea: ma Mina, ora, cosa fa?

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