alti e bassi di fedeltà sonora

dieci cose che dovete smettere di fare ai concerti

Il concerto è una metafora perfetta della coesistenza in natura di amore o odio, perché il concerto vede presente simultaneamente e nello stesso luogo ciò che adorate di più, ovvero la band per vedere la quale avete speso cinquanta euro, e ciò che detestate di più, ovvero la gente. Perché non è vero che la gente è lì per il vostro stesso motivo. La gente va ai concerti per presenzialismo perché sono eventi a cui non è possibile rinunciare. Va ai concerti per far bella mostra di sé sui social network. Va ai concerti per attendere, per tutta la durata dell’esibizione, l’unico pezzo conosciuto. Va ai concerti per l’errata convinzione che i concerti sono eventi pensati per il divertimento fine a se stesso, allo stesso modo per cui le persone vanno in discoteca o, paragone più calzante, al multisala decidendo all’ultimo momento che film vedere, magari in relazione esclusivamente alla disponibilità di posti.

Se vi siete riconosciuti in una di queste categorie, è giusto che sappiate quanto vi detesti. Perché il problema non è tanto che vi troviate al concerto insieme a me. Gli spazi spesso sono abbastanza grandi. Il problema è che se andate ai concerti non esclusivamente per sentire e vedere il concerto sarete inesorabilmente indotti a tenere comportamenti che recano fastidio a me, soprattutto. E la compresenza di due fenomeni sempre più marcati e destinati ad aumentare col tempo, ovvero la mia età anagrafica e la stupidità delle persone, sta mettendo seriamente a rischio una delle mie più grandi passioni, la musica live. Che bello, direte voi: finalmente un altro anziano che si atteggia a ventenne desiste lasciando noi giovani liberi di comportarci ai concerti come vogliamo. Su questo non ci piove. Mi permetto così di levarmi dai coglioni lasciandovi una serie di cose che, davvero, ai concerti rompono notevolmente il cazzo.

1. ok va bene fare le foto con i telefonini, resta una brutta abitudine e guasta l’esperienza a chi sta dietro di voi ma le faccio anch’io. Quello che mi chiedo è che cosa ve ne fate dei video, in cui magari avete ripreso solo il pezzo di una canzone. Si vede di merda, si sente di merda, quindi dubito che poi a casa vi mettiate con le cuffie a rivivere il ricordo. Che ricordo è uno spezzone mosso, con l’audio distorto e la gente che ci canta sopra? Quante volte vi viene voglia di rivederlo? Quando siete davanti a me e tenete in alto e a lungo il vostro telefono di merda per fare video di merda mi viene da prendervelo e fracassarvelo per terra.

2. mi dite che senso ha parlare tutto il tempo? Capisco scambiarsi qualche impressione, ma ricordatevi che se chiacchierate lo fate sicuramente a voce alta per il volume del suono quindi, inevitabilmente, date fastidio. Per non parlare dei pezzi lenti: ieri sera, al concerto dei National a Milano, c’era gente che conversava su un pezzo come “About today”. Andate al bar a parlottare, vi assicuro che è anche più economico.

3. è bello vedere i concerti con il partner, ma limonare tutto il tempo per chi vi sta dietro è una tortura. Fate una colletta e pagatevi una camera in albergo e poi, una volta consumato, riprovate con la musica dal vivo.

4. se la densità di spettatori per metro quadro è oltre le soglie del benessere individuale, cercate di non cantare. Soprattutto se la band è anglofona e voi a malapena sapete l’italiano con il vostro accento dialettale. Soprattutto se le orecchie di chi avete davanti sono a pochi centimetri dalla vostra voce di merda.

5. se non sapete andare a tempo evitate di ballare. Il rischio di scontro con chi vi sta dietro e, come me, ha il ritmo nel sangue, è elevatissimo. Superato il numero accettabile di scontri, fate un’autoanalisi delle vostre abilità coreutiche e verificate che dietro non ci sia io che vi sto puntando i gomiti nella schiena per indurvi a stare fermi.

6. quando vi dovete spostare in mezzo alla folla cercate di verificare che gli spazi che percorrete tra le persone siano i più intelligenti in cui addentrarsi. Se trovate difficoltà a intrufolarvi tra una persona e quella davanti è perché uno dei due si è rotto il cazzo di sentirsi spostare e fa forza per non essere spostata.

7. se siete alti due metri e venti o siete più bassi ma sfoggiate acconciature alla Sigue Sigue Sputnik – che se non conoscete è bene che cambiate passione dedicandovi al calcio anziché alla musica – fate come si faceva alla elementari e mettetevi dietro di tutti. Capisco che tutti abbiamo il diritto di posizionarci dove vogliamo, ma il vostro atteggiamento trasuda presunzione. Siamo tutti responsabili dei nostri ingombri e non è giusto che il prossimo paghi le conseguenza della natura altrui.

8. quando la band sul palco è al decimo disco della sua carriera non rompete il cazzo con il fatto che la scaletta non comprende il lato B del primo quarantacinque giri autoprodotto nel 75. Non siete solo voi puristi i detentori dell’esclusiva emozionale di quello che si sta svolgendo. Ciascuno di noi, del proprio gruppo preferito fa quello che vuole. Solo io, al massimo, posso esprimermi in questo senso e questo vale anche per il punto successivo.

9. se avete vent’anni e non capite la differenza tra le band da ascoltare con concentrazione e quelle della vostra generazione i cui brani si possono anche sentire con la cassa dello smartphone non è un mio problema. Anzi lo è se vi recate a vedere un concerto a cui sono presente anch’io, vi piazzate vicino a me e seguite il concerto in un modo sbagliato.

10. come avrete capito, sono un esperto dell’approccio e dell’atteggiamento che si deve tenere ai concerti e non solo. Evitate, quindi, di farmi innervosire, di farmi pensare a ogni concerto che questo sarà l’ultimo a meno di una reunion degli Smiths, di contribuire a peggiorare la mia già scarsa stima per le nuove generazioni. Resto a vostra disposizione per organizzare un corso privato per insegnarvi a stare al mondo e, in particolare, come ci si comporta ai concerti a cui partecipo anch’io e, per i quali, anch’io ho speso 50 euro di biglietto.

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