Spazio Pour Parler

proiezionisti di tutto il mondo unitevi

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Se siete genitori o fate gli insegnanti o, come me, entrambe le cose, la smania di mettere a confronto i ragazzini che siamo stati con quelli che avete davanti è una roba brutta che bisogna trattenere ma che, in quanto umana come il dissapore, la pupù o altri prodotti del nostro corpo, comunque esiste ed è bene parlarne. Ma a me piace giocare a carte scoperte e, quindi, scrivo subito qui la conclusione a cui voglio arrivare così, se non vi interessa l’argomento, potete con un clic andare altrove a sprecare il vostro tempo. Ho appurato che meno li stressiamo con le proiezioni delle nostre aspettative e più li lasciamo liberi di fare quel che vogliono, meno teso sarà il rapporto con loro. I figli adolescenti si lanceranno addirittura in conversazioni prive di quel tono del cazzo che li prenderesti a manrovesci senza soluzione di continuità e i ragazzini della vostra classe si lasceranno sedurre intellettualmente dalla vostra saggezza, a patto però che lasciate le paternali fuori dalla porta e non dismettiate mai e poi mai il sorriso sulle labbra durante la lezione. Esercitatevi davanti allo specchio e munitevi di qualche supporto chimico se siete poco avvezzi alla resistenza. Peccato però che sia difficile trattenersi da un po’ di sana oppressione. L’essere ingerenti infatti viene spontaneo proprio se mettiamo in relazione le loro vite con la nostra alla loro età. E il problema è che quando poi crescono così incapaci ci siamo giocati definitivamente la loro indipendenza e abbiamo generato dei mostri. Mia figlia, per esempio, ha quattordici anni ma ha il problema di non sentire la sveglia, con il risultato che ogni mattina, alle sei, devo metterla io altrimenti continua il suo sonno. Dorme tutt’ora come i bambini di quattro anni che se li prendi a secchiate di acqua gelida non c’è verso di tirarli giù dal letto. Ora non so quanto sia educativo viziare i figli e, a dirla tutta, mi risparmierei volentieri queste inutili levatacce quando potrei puntare la sveglia almeno un’ora dopo. Così osservo lei, osservo i suoi coetanei, osservo pure i miei alunni, e gioco a immaginarmeli alla mercé della prof che avevo io nel biennio del liceo. Una prof vetero-gentiliana che a definirla di vecchio stampo era aprire spiragli di ottimismo nella considerazione della sua modernità e che sfoggiava un cognome terrificante: Duce. Altro che destino nel nome.

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