Spazio Pour Parler

mind the gap

Il momento in cui ci addormentiamo è forse la componente più sfuggevole e misteriosa della natura umana. Ci vorrebbe un modo per registrarlo o fotografarlo o stamparlo in 3D a seconda se si tratti di una sequenza o solo un’istantanea oppure qualcosa che esula dalla nostra comprensione perché appartenente a una dimensione a noi sconosciuta e quindi rappresentabile solo con un modello digitale, come fanno i progettisti e gli architetti. Lo so che non sono riuscito a spiegarmi ma sono sicuro che abbiate capito a cosa mi riferisco. Il momento in cui ci addormentiamo è una sorta di buco nero in cui sprofondiamo rendendoci conto di quel che succede in parte. Succede anche che ci si svegli subito dopo, come quelli che dicono di essere morti e poi riacciuffati per il rotto della cuffia per tornare in vita a dire che c’era un tunnel con una luce in fondo. Sono istanti in cui ci possiamo rendere conto se si tratta veramente di un solo frame oppure di una sacca di eternità in cui siamo precipitati perdendo il senso del tempo. Ci sembra di aver trascorso ore in quel buco nero e invece poi non è successo niente. Un’esperienza facilmente documentabile se crollate ascoltando della musica. Vi addormentate in un punto di una canzone, vivete quella specie di sogno per una durata variabile, tornate in superficie e la canzone che c’era prima continua esattamente dal punto in cui l’avete lasciata. Nel mezzo, nel frattempo, è successo di tutto, ma in un soffio svanisce come se niente fosse accaduto. La dimensione che vi ha fagocitato sigilla perfettamente la crepa che vi ha inghiottito e del viaggio in quella specie di aldilà non resta più nulla. Un grande classico è anche addormentarsi con il libro in mano, ma in quel caso il sonno toglie forza alle membra, le dita lasciano scivolare il tomo per terra e il risveglio è assicurato. Senza riferimenti fisici accorgersene è più difficile. L’impressione che si ha del momento in cui ci addormentiamo è quello di una fessura nella nostra vita in cui tutto va in stand-by. Se siete avvezzi al digitale, come quando mancano una manciata di bit a un file e non si riesce più ad avviare con il suo software oppure, se vi piace il vinile, quando la puntina salta un solco e di un giro completo del 33 giri non resta traccia. Con l’età sembra però che la fessura si allarghi sempre di più e che la sospensione della coscienza si allunghi pericolosamente, anche se l’esperienza che se ne trae si manifesta con effetti sempre più sorprendenti.

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