alti e bassi di fedeltà sonora

prendimi

Molte delle mie nuove colleghe sono grosso modo della mia età. Così quando qualcuna di loro tira fuori per qualche motivo un vecchio successo dei nostri anni mi sale una strana sensazione. Sono donne molto austere, sobrie e forgiate da quel temperamento che impone la didattica nella scuola primaria che non saprei definire e che, alla lunga, ti fa somigliare alla pedagogia. Ma lo dico in senso positivo. Io che sono appena arrivato e che conservo quell’approccio un po’ cialtrone di chi ha un blog e ci scrive quello che gli succede le invidio. Poi però vedo che anche loro, come me, hanno le radici negli anni 80 e ne ho avuto la certezza perché una di loro mi ha raccontato di aver passato ore a diciassette anni ad ascoltare (era il 1985) “Take on me” degli A-Ha. Da quel momento mi sono sentito di più uno di loro anche io. Tutto perché ho trascorso diverso tempo a sentirla pure io, ma a cinquantuno anni e pochi giorni fa, visto che è stata eseguita recentemente in versione rock da un gruppo partecipante a un noto talent musicale. Tra parentesi, la cover dei Seveso Casino Palace non mi convince del tutto perché trasposta in una tonalità dannatamente sbagliata per la linea vocale. Ho provato ad ascoltarla cercando tracce della versione esilarante che aveva portato alla ribalta nel 1996 i Reel Big Fish, ve la ricordate?

Ma, come al solito, nessuno mi chiede mai consiglio quando si tratta di musica in tv. Comunque alla fine sono giunto alla conclusione che la complessità di ogni epoca storica va di pari passo con la minore o maggiore semplicità delle ritmiche di batteria che si ascoltano sotto ai pezzi pop che l’epoca produce. Non è difficile immaginare che parte di batteria avrebbe “Take on me” se gli A-Ha o un qualsiasi gruppo di oggi la componesse nel 2018. Un brano di quella velocità ne risulterebbe fortemente appesantito (il che non è detto che ne peggiorerebbe il risultato, anzi) ma comunque ci rimanderebbe alla difficoltà del momento storico che viviamo, tutto fatto di gesti e parole che, per noi uomini condizionati dai nuovi media e dalla illusoria popolarità che promettono, devono sempre e per forza essere pensati per lasciare il segno, per sedurre, per prenderti e portati via. Pensate invece agli A-Ha e alle mie sobrie e austere colleghe, che sono cresciute con il cuore che batteva sopra a una batteria (sintetica e ingenua ma sincera) che faceva così:

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