Spazio Pour Parler

le migliori cose che sono capitate quest’anno in ordine sparso

Se da qualche tempo, almeno dal 2016 ma potrei risultare ottimista, a ogni resoconto finale si solleva un apriti cielo generale perché l’anno ha fatto schifo e tutti non vedono l’ora di voltare pagina, non è un caso. Oggettivamente le cose fanno sempre più schifo e oggettivamente non vedo come potrebbero migliorare. Così il mio consiglio è di cercare anche questa volta la bellezza nelle piccole cose e lo so che there’s a world outside your window and it’s a world of dread and fear. Però, amici, da qualche parte dobbiamo trovare qualcosa per tirarci su di morale, perché se non ci manteniamo noi che dobbiamo tirare la carretta in forma, chi ha bisogno del nostro aiuto poi sarà penalizzato. È la solita storia che ti raccontano in aereo: prima di mettere la maschera per l’ossigeno agli altri, mettila a te così potrai essere più utile al prossimo. Così ho raccolto qui alcuni bei momenti che sono successi quest’anno, vediamo se siete d’accordo con me.

# Quando quel deficiente di Di Maio ha definito Beppe Sala un “fighetto del PD”. Il fighetto, nell’immaginario collettivo di noi ragazzi degli anni 80 di provincia, era quello che si comportava bene, un po’ azzimato nel look ma tutto sommato una brava persona. Ai tempi dei turisti dell’amministrazione dello stato, per dirla alla Berlusconi, ce ne fossero di fighetti come Sala, lungi dall’improvvisarsi tuttologi della cosa pubblica e a stringere alleanze con i nazifascisti. Non ho perso un attimo a marchiarmi con l’hashtag #jesuisfighettodelPD

# Quando gli Interpol sono usciti con un disco bellissimo a cui non ho esitato a dare un bel 10 perché se lo sono ampiamente meritato. Se vi interessa la mia recensione e tutto quello che mi ha spinto a un giudizio così positivo, trovate tutto qui

# Quando ho smesso di fare il copywriter in un’agenzia di comunicazione e ho iniziato a lavorare nella scuola primaria come maestro, una roba che al momento sembra una delle cose più belle che mi sono successe nella mia vita

# Quando Angélique Kidjo ha rifatto “Remain in light” dei Talking Heads in versione world music e, pochi mesi dopo, Neneh Cherry ha pubblicato un singolo prodotto da Robert Del Naja dei Massive Attack forse ancora più bello di certi pezzi dei Massive Attack

# Quando Paola Egonu, che è una delle persone che mi stanno più simpatiche al mondo oltre a essere una delle giocatrici di volley più forti di tutti i tempi, ha fatto coming out

# Quando ho visto i Protomartyr in concerto a Torino allo Spazio 211

# Quando dopo dieci anni o quasi di ginnastica per anziani ho scelto di iscrivermi a una roba faticosissima che si chiama circuit training insieme a un gruppo di giovinastri in formissima e per di più metallari

# Quando ho deciso che con una piccola parte della liquidazione dal vecchio lavoro mi sarei comprato la discografia completa in vinile dei Led Zeppelin

# Quando ho visto dal vivo la PFM a Ventimiglia e ho fatto la foto in mezzo all’amico di una vita Roberto che suona la batteria con loro e Franz Di Cioccio che non ho idea di quanti anni abbia ma li porta alla grande

# Quando il collega appena andato in pensione dal quale ho ereditato la gestione del sito della scuola mi ha regalato un piatto Dual che suona da dio, ha migliorato notevolmente la qualità del mio impianto stereo e ha cambiato completamente l’esperienza di ascolto dei dischi in casa mia

# Quando sono andato a vedere i The National all’Expo con mia moglie e i miei migliori amici anche se la scelta della location e la situazione in genere non fossero delle migliori

# Quando la GoogleCar mi ha immortalato più volte per un lungo tratto di strada del paesello dove abito in un servizio fotografico per Street View

# Quando è scoppiato il dibattito sull’apertura di Starbucks a Milano che avrebbe messo in crisi la tradizione dei bar della città che, a quanto mi risulta, sono quasi tutti a gestione cinese (cosa che per me non costituisce un problema perché il caffè me lo prendo alla macchinetta della scuola)

# Quando ho iniziato ad ascoltare Calcutta e ad apprezzare i suoi pezzi perché è la musica che ascolta mia figlia e, così, mi sembra di starle in qualche modo vicino (e continuare a impicciarmi della sua vita ora che è grande)

# Quando ho scoperto i racconti di Ottessa Moshfegh e quando ho letto quelli di Mary Miller

# Quando qualcuno mi ha fatto vedere il video di Toni Cornell, figlia di Chris Cornell, cantare “Redemption Song” in concerto con il padre prima che morisse suicida e poi ho scoperto così il tributo che hanno fatto in suo onore invitandola sul palco a suonare “Hallelujah”

# Quando in una bancarella del mercatino del Mauerpark ho trovato (e comprato) gli stessi dischi dei The Sound che avevo visto mesi prima dallo stesso venditore e avevo lasciato lì perché boh

# Quando ho scoperto che un pezzo bellissimo ascoltato alla radio che sembrava di uno dei millemila cantanti indie del nuovo millennio in realtà era tratto dall’ultimo disco – uscito quest’anno – di Luca Carboni

# Quando ho scoperto Noname e il suo bellissimo disco che, alla fine, è risultato il disco più bello del 2018

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