Spazio Pour Parler

noi dell’élite abbiamo problemi con la gente comune sin dai tempi di Menenio Agrippa

Alla scuola primaria il programma di storia prevede, in quinta, lo studio dei Romani fino alla caduta dell’impero. Una scelta perfettamente in linea con la volontà di tenere i nostri figli il più possibile alla larga dalla contemporaneità e da quello che succede intorno a loro. I bambini possono così concentrarsi di più sulla dimensione infantile ed estendere l’esperienza di dipendenza dalla famiglia almeno fino al termine del triennio successivo, per affacciarsi poi ancora completamente slegati dalla società alla scuola superiore rendendo piacevolmente complicato il loro rapporto con l’adolescenza. Un altro vantaggio è il passato vissuto come una lunghissima favola Pixar dalla solitudine dei Sumeri primi sino ad Anna Frank che posta stories dal suo ritiro sociale, un approccio che premia il distacco dalla realtà grazie al quale poi i quattordicenni mandano in burn-out le prof del liceo deluse dal non aver più a che fare con materiale umano già pronto per l’università e costrette a far miracoli per mandare in vacca decenni di riforme della scuola. Pensate così alla reazione di un bambino del 2019 di fronte a un film come il “Il primo re”: ma allora “Game of Thrones” è esistito veramente? Meglio Kirk Douglas sulla biga o Russell Crowe che parla come un allenatore al Super Bowl? Noi che siamo cresciuti con l’epica di Orazio Coclite, Cincinnato, Muzio Scevola e Menenio Agrippa oggi ci sentiamo depositari di una chiave esclusiva che ci permette di giudicare le vicende dell’italietta fasciogrillista proprio come un Ultimo qualunque che, suonando la sua lira, contempla la sua Sanremo bruciare o un esponente dell’attuale classe dirigente che designa il suo cavallo membro di una giuria di qualità ma solo per fare un dispetto all’élite. D’altronde, uno vale uno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.