alti e bassi di fedeltà sonora

anche quando non fanno rima

In fondo le canzoni sono poesia musicata. Ce lo insegnano anche a scuola gli autori dei libri di testo più innovativi quando mettono nei capitoli dedicati alla letteratura contemporanea i vari De André e compagnia bella e noi pensiamo che, a differenza della poesia vera e propria che parla di noi ma con un linguaggio autoreferenziale, i testi delle canzoni fanno lo stesso con le parole di tutti i giorni, messe comunque in un modo che noi non riusciremmo mai a imitare. Ecco perché ci piacciono così tanto e perché le troviamo fortemente evocative. Un fattore che si avverte anche dal vero, provateci anche voi. Si sente quando qualcuno dice qualcosa aumentando la mole di significati delle sue parole rispetto a quanto richiesto da una normale conversazione. Lo sforzo di attribuire più chiavi di lettura a ciò che si intende comunicare viene riconosciuto da chi assiste alla vostra poesia in potenza come cosa intelligente, profonda, divertente, stimolante, comica, motivante, romantica, piacevolmente deprimente, malinconica, straniante e in mille altre manifestazioni della sensibilità umana. In questi casi le parole assumono la dignità di essere scritte, riportate, citate, virgolettate e tramandate. Potete immaginare gli effetti della magia di saper modulare questi impeti sulla musica. Lo proviamo ogni volta che ascoltiamo una canzonetta, e a me è successo ancora ieri, ascoltando questa canzonetta qui.

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