alti e bassi di fedeltà sonoratv[umtb]

fino a nuovo ordine – S1E1

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In un futuro distopico la new wave ha vinto la guerra civile in Italia e i suoi sostenitori hanno occupato tutte le stanze dei bottoni culturali e sociali del paese. La tv in bianco e nero ha preso il sopravvento a scapito di quella a colori e nelle scuole, durante l’ora di musica, si suona l'”Inno alla gioia” con il sintetizzatore. Grazie al suo trionfo a Sanremo 84 con “Radioclima”, Garbo è stato eletto con percentuali bulgare primo ministro per quattro mandati di fila, mentre Franco Battiato – un vero e proprio padre della patria – è una presenza costante nell’iconografia sovranista. “La voce del padrone” è riconosciuto la bibbia del pensiero unico nazionale e il verso “non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana” dell’inno “Centro di gravità permanente” è stato oggetto di una campagna di riqualificazione in “non sopporto i cori russi, la musica finto rock-new wave italiana” con l’obiettivo di smascherare i veri nemici della cosa pubblica che occultano generi musicali non ammessi dal regime in canzoni imbellettate da estetica post-punk  dozzinale ma che con il verbo, purtroppo, non c’entrano affatto. Le foto-tessera sui documenti ufficiali sono valide solo se il soggetto è ritratto secondo “Il libro delle pose di Robert Smith” ed è ripreso adorno di monili riconducibili allo storytelling governativo. Musicisti come Diaframma e Litfiba (fino a “17re”) sono considerati gente normale che fa il suo dovere senza infamia e senza lode.

In questo scenario in scala di grigio, Piero Marfi, uno dei più valorosi artefici della rivoluzione sociale, giunto alla terza età, ravvede in sé i nefasti presagi della malattia che resetta la memoria e teme che, una volta raggiunto l’oblio del passato, lasciato nelle grinfie di qualcuno poco avvezzo alle linee guida nazionali, gli vengano sottoposti ascolti inopportuni approfittando del suo stato di squilibrio mentale. Piero sogna da sempre di avere – prima di sparire dalle scene – il tempo sufficiente per ascoltare “Dark entries” dei Bauhaus per un’ultima volta. Un nucleo di terroristi sovversivi, mossi da un impeto situazionista volto a restaurare la canzone italiana come principale status melodico-armonico nella popolazione, si introduce nella dimora di Marfi per sostituire nei punti chiave della sua discografia di una vita alcuni 33 giri di new wave con le hit più intriganti che si sono sviluppate, di nascosto, nell’underground cospirativo. Con questo obiettivo, riescono a corrompere la sorella della colf di Marfi per convincerla a tradire la causa e passare nelle fila dei sovversivi.

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