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vero a metà

Mia moglie fa uno di quei lavori impegnativi che non ti mollano mai. Lavora lungo le otto ore contrattuali al giorno ma poi sapete come vanno queste cose. Si ferma oltre l’orario oppure viene a casa e si mette ancora un po’ al pc, anche solo per rispondere a qualche email rimasta in sospeso oppure per rispondere alle telefonate. So cosa si prova perché anche per me prima era così. Il problema è che quando fai uno di quei lavori impegnativi che non ti mollano mai non hai un vero e proprio stacco e, quando sei concentrato, ti perdi l’atmosfera domestica che, anche se non è da commedia americana, comunque conversare con i famigliari è piacevole. Io lo so che mia moglie un po’ ci soffre a non potersi dedicare completamente alla famiglia e vedo che, pur restando al computer, cerca di interagire ma finisce sempre che poi il lavoro la riassorbe del tutto. Il problema è che spesso mi chiede delle cose ma, proprio per il suo livello di concentrazione su quello di cui si sta occupando, non supera la metà della domanda. Ho pensato così di scrivere le domande a metà che mi fa mia moglie, senza concluderle, perché tutto sommato sono divertenti. Poco fa, per esempio, mi ha chiesto “Roby se ti do un PDF” e le sue parole sono rimaste lì appese. Probabilmente voleva sapere se fossi in grado di modificarlo o di trasformarlo in un formato editabile o chissà cos’altro, non dimentichiamo che il nostro ruolo precede l’essere marito, amante, amico, help desk. Io non ho insistito nel sapere il seguito perché stavo facendo una cosa delicata al computer, di quelle che se mi interrompono poi perdo il filo. Un altro classico è “Sai dov’è il” e sovente si altera pure se non l’aiuto in questa ricerca. O anche “Roby invece scusa sai come”, a cui mi viene da dirle di sì, indipendentemente da cosa, perché poi alla fine so sempre tutto.

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