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quello che ordina i toner

La mia collega preferita, ha qualche anno in più di me e insegna matematica in un’altra quinta, dice che quando non è giornata è bene dare una marea di divisioni ai bambini e lasciare che lavorino da soli. I docenti sono esseri umani in carne e ossa e mentre se lavori otto ore al computer puoi stemperare i problemi che ti porti da casa riversando l’odio represso sui social – cosa che di questi tempi fanno tutti e Facebook alla fine si è rivelato un ottimo ammortizzatore emotivo – con delle persone davanti (bambini, per giunta) mica puoi dare in escandescenze. Così meglio limitare al minimo i contatti, in quei giorni lì. Sono persone in carne e ossa anche i colleghi che lavorano in segreteria. Quelli che ti mandano le comunicazioni importanti dal provveditorato due giorni dopo la scadenza di qualche obbligo burocratico. Quelli che non leggono le e-mail e ti fanno perdere le occasioni di formazione più utili. Quelli che mettono sul sito i PDF contenenti link a moduli di iscrizioni a corsi e seminari dopo averli stampati e acquisiti con lo scanner per protocollarli, perdendo quindi i suddetti link ed esponendosi al pubblico ludibrio di colleghi e genitori. Poi c’è l’animatore digitale che, a scuola, probabilmente dovrebbe fare solo quello e invece tra colleghi lo si riconduce spesso a quello che ordina i toner. Qualcuno sostiene che il problema della scuola in Italia sia più legato alla componente di back-end, più che di front-end, per usare una metafora presa dall’informatica. Secondo me è una bella lotta.

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