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una scarpa e una ciabatta

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Per un insegnante di scuola primaria con il quarantasei abbondante di piedi non è facile girellare tra i banchi per controllare come se la cavano i discenti con le consegne impartite. Le misure sono ridotte, le classi sovraffollate, gli spazi poco ottimizzati e se i bambini si trovano alle prese con un lavoro di precisione è molto facile, con una pedata maldestra alla gamba di una sedia, far rovinare una pagina immacolata di un quaderno ordinatissimo. Da qualche giorno sfoggio un paio di sneakers bianche, un colore che, nelle calzature appena acquistate, difficilmente vi fa passare inosservati. Matteo le ha notate subito, quando le ho indossate il primo giorno, appena tolte dalla scatola. Mi ha salutato entrando in classe osservando proprio i miei piedi ma la sua espressione impenetrabile non mi ha consentito di capire quale fosse il suo giudizio a riguardo. Si tratta di sneakers pazzesche o sembrano le scarpe di un clown? Stamattina, però, mentre mi assicuravo che tutta l’attrezzatura informatica fosse a posto per consentire lo svolgimento delle prove Invalsi di inglese nelle altre aule, una ragazzina di un’altra quinta, vedendomi fare capolino nella sua classe e con la collega alla cattedra, si è lasciata scappare uno spontaneo apprezzamento delle mie Camper nuove bianco ottico e taglia quarantasei, chiedendomi anche dettagli sulla marca. Il problema della scuola in cui insegno è la temperatura, costantemente torrida sia in estate che in inverno. Un fattore che condiziona molto l’outfit di noi del settore, dal momento che  ci costringe a lavorare in maglietta e in camicia indipendentemente dalla temperatura esterna e dalla stagione in corso. Il discorso vale anche per le calzature da indossare. Non a caso ci sono diverse colleghe che tengono un paio di scarpe sul fondo del mobiletto su cui è posizionato il computer, scarpe che indossano prima di prendere servizio. In particolare, una di loro si cambia le scarpe per mettersi un paio di ciabatte da casa che tiene anche per spostarsi quando va in mensa o nella saletta in cui ci si ritrova per bere un caffè o anche per raggiungere la fotocopiatrice di plesso. Entrando nella sua aula le noti subito, le ciabatte, perché quando sono riposte sotto il PC il contrasto tra un vecchio modello di scuola novecentesca e la didattica digitale del duemila e rotti salta agli occhi. Per noi insegnanti maschi non c’è un tipo di calzatura equivalente da utilizzare sul posto di lavoro, al limite i sandali da piscina. Io però ci tengo a queste cose e, se i miei alunni ci fanno caso, sento di aver fatto la cosa giusta.

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