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le relazioni pericolose

La scuola è un sistema che si basa sulla relazione interpersonale. Se dovessimo rappresentarlo probabilmente ci avvarremmo di una di quelle infografiche che, nell’information technology, i creativi utilizzano quando devono comunicare il concetto di cloud computing: c’è un qualcosa che ha un’origine e che si infila in una nuvola in cui non si capisce bene quello che succede e poi riappare trasformata, elaborata, decodificata o comunque risistemata in qualche modo. Nella nuvola della scuola ci sono i ragazzi, ci sono gli insegnanti, ci sono le famiglie e c’è l’apparato che io chiamo di back-end e che è composto dal sottoinsieme amministrativo e gestionale di chi si adopera affinché tutto nella scuola funzioni. Questo sottoinsieme è un vero e proprio sottosistema del cloud di cui sopra, in cui il qualcosa che si è infilato nella nuvola di cui sopra finisce in una seconda nuvola dove, forse ancora più della prima, non è ben chiaro che cosa ci sia dentro. Subentrano infatti vari fattori: le competenze professionali del personale di back-end, talvolta le competenze di base (quelle che gli insegnanti cercano di trasmettere ai ragazzi sotto forma di soft skill), la dimestichezza con il digitale se non con l’office automation stessa, la mancanza di un coordinamento, la mancanza di una mission adeguata a motivare chi compone il back-end della scuola, considerando che già è difficile dare dei parametri alla mission della parte di front-end, di cui faccio parte pure io. Ho imparato così che questa sotto-nuvola di back-end di cui talvolta non si capiscono orari, processi, dinamiche, mansioni e (ma questa è una mia idea) il sistema di reclutamento che vi sta alle spalle, non si può mai dare per scontato, che nei casi in cui ci si relaziona è sempre bene verificare che tutto vada a buon fine, che non è detto che rispondano alle e-mail anche solo per dire no guarda, non si fa così, hai sbagliato, devi fare così, e che in qualsiasi altra organizzazione non durerebbero una settimana.

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