alti e bassi di fedeltà sonora

con una pianola le cose sarebbero andate diversamente

Vi confesso che gli Smiths mi sono arrivati a giochi già fatti. Era uscito “The Queen is dead” da poco (correva l’anno 1986) e a Rai Sterenotte avevano passato il pezzo omonimo che è una delle canzoni mento smithsiane degli Smiths. Io ero più sul versante Cure anche se gli ottanta veri e propri avevano già passato la metà e la sicurezza della new wave andava disgregandosi. Da lì sono andato a ritroso ma, privi della componente elettronica che è poi quella che più mi manda in estasi, non hanno immediatamente scalato la classifica delle cose più appassionanti. Poi però è uscito “Strangeways, Here We Come” e le cose sono cambiate. Non certo per un sound più affine ai miei gusti, ci mancherebbe. Ma l’ultimo disco degli Smiths è spettacolare in tutte le sue parti e contiene il pezzo più bello che abbiano mai composto che è quello qui sotto. Buon compleanno Morrissey, a sessant’anni hai ancora una spina nel fianco così ingombrante che si vede da qui.

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