un uomo di classe

rileggere

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Una delle principali sensazioni di delusione a cui è esposto l’uomo del duemila deriva dalla rilettura di una e-mail a cui si è già risposto scoprendo che certe informazioni di dettaglio chieste di rimando erano già presenti nel testo ricevuto ma, a causa della prima lettura effettuata con superficialità e presunzione, il nostro ego nel silenzio dell’autoreferenzialità alimentata dal pc acceso davanti aveva saltato a piè pari. E il bello è che in natura esistono rimedi alla faciloneria con cui si inviano messaggi elettronici, per esempio ritardarne la partenza definitiva in modo da poterci tornare con calma in un secondo momento, ma l’Internet soffia sul fuoco della frenesia e così fare brutte figure è all’ordine del giorno e alla portata di tutti. La cosa è doppiamente fastidiosa per quelli che hanno passato per metà della loro vita ore e ore davanti al computer e fanno i saputelli in materia di digitale. Scherniscono i colleghi che vanno nel panico perché in classe non funziona niente e poi hanno la presa staccata e il portatile di classe si è completamente scaricato, oppure non si sente l’audio ma perché le casse della LIM sono spente o ancora il computer non legge la chiavetta ma solo perché l’hanno infilata nella presa di rete. Qualcuno dovrebbe dire a questi professoroni del web di guardarsi le travi nei loro monitor prima di far notare le pagliuzze sulla tastiera degli altri e che quindi gli sta bene se poi anche loro sono gli analfabeti digitali di qualcun altro.

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