alti e bassi di fedeltà sonora

se prendi a spallate il mondo poi il mondo prende a spallate te

Non c’è storia più triste di “Bitter Sweet Symphony” dei Verve. Ve la riassumo brevemente: i Verve compongono un pezzo della madonna e poi, per fare i fighi, gli mettono sotto il campionamento di “The Last Time” dei Rolling Stones eseguito dalla Andrew Loog Oldham Orchestra. Nel 1997 siamo ancora in piena anarchia per la gestione dei copyright dei sample altrui, tanto che non si capisce ancora se si debbano considerare tributi o furti belli e buoni. Inutile dire l’orientamento in proposito di Mick Jagger e Keith Richards che puntano i piedi tanto che il successo mondiale della hit tratta da Urban Hymns non rende una lira al povero Richard Ashcroft, una sorta di contrappasso per aver preso a spallate il mondo nel video del brano con una sfacciataggine che non ha eguali nella letteratura dei videoclip di tutti i tempi. Ne approfitto per dire che io, da ragazzo, ho avuto un paio di scarpe proprio come quelle che conducono Richard Ashcroft per le strade di Londra. Il punto è che Richard Ashcroft poi non se l’è passata tanto bene – e comunque nemmeno prima di sfondare con il clone dei Rolling Stone non è che fosse tutto rosa e fiori, anzi c’erano spine che pungevano irrimediabilmente i membri del quintetto inglese – e di sicuro i soldi dei diritti della sua canzone più famosa gli avrebbero fatto comodo. Sembra però che un paio di settimane fa finalmente Jagger e Richards si siano convinti del fatto che dividere i proventi con chi se lo merita, anche solo campionando un tuo pezzo per utilizzarlo con creatività come successo ai Verve, è cosa buona è giusta e fa bene al mondo. Soprattutto fa bene al rock.

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