un uomo di classe

armadietti

Ormai le ore in classe sono agli sgoccioli e il programma è finito da un pezzo. I miei sono in quinta e non li tengo più. Così ho pensato a una sorta di cineforum per questa manciata di giorni che ci separano dall’ultimo campanello. Ieri abbiamo visto insieme la storia di Auggie in “Wonder” di Stephen Chbosky. Per alcuni non è stata la prima volta ma il film è talmente fatto bene per piccini e adulti che ha tenuto tutti con il fiato sospeso – e fazzoletti alla mano – fino alla fine. Tralascio i fondamentali messaggi sull’inclusione che la storia trasmette, inclusione da parte della scuola ma soprattutto dei ragazzi, tema sul quale si è sviluppato il dibattito finale, per sottolineare ancora una volta quanto il sistema scolastico statunitense sia attrattivo per gli studenti italiani. Intanto la possibilità di non avere una classe fissa ma di spostarsi di aula attrezzata in aula attrezzata a seconda della materia di studio, rimescolando così di volta in volta i gruppi. Da Hollywood si percepisce una rilassatezza, poi, nel modo di organizzare e applicare la didattica che colpisce molto gli alunni italiani, abituati a tempi concitati basati sull’alternanza lezione – verifica – valutazione. Nella cinematografia per adolescenti sembra tutto molto stemperato, come se si facesse molto meno in tempi dilatati senza, per questo, perdere in efficacia. Anzi, guadagnando in entusiasmo. E poi, soprattutto, diamo a ‘sti ragazzi gli armadietti in cui lasciare libri e zaini e appiccicare le loro foto preferite. Quella degli armadietti sembra essere una trovata in grado di abbattere la mortalità scolastica, visto che tutti – almeno i miei – vorrebbero trovarli alle medie, il prossimo anno. Provate a chiedere ai vostri e ditemi se non è vero.

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