sogno o son destoun uomo di classe

uscita di sicurezza

La scena dello lo spettacolo di fine anno che ha visto protagonista la mia classe è stata introdotta da una gag in cui il presentatore – lo specialista di musica che ha condotto il laboratorio per tutte le quinte nel corso del secondo quadrimestre – ha annunciato l’esibizione di un gruppo rock. Il sipario si è aperto sul palcoscenico completamente vuoto. Questo perché nel frattempo avevo guidato i miei ragazzi, che erano già sul palco per la scena precedente (un balletto folk ungherese), fuori dal teatro passando dietro le quinte per poi rientrare dall’ingresso principale. Il presentatore si è chiesto dove fosse finita la band e, a un segnale convenuto, Matteo che ha una voce squillante ha gridato “Eccoci! Arriviamo!” dalla porta in fondo alla platea e tutti i miei alunni si sono precipitati, attraversando di corsa la sala, a raggiungere la scena per prendere posto per l’esibizione. Una trovata che è riuscita benissimo e ha avuto un discreto successo con i genitori intervenuti allo spettacolo.

Il fatto è che non ho solo difficoltà di orientamento, credo dovute a una mancanza di concentrazione e problemi di memorizzazione dei dettagli ambientali. C’è di più. Da bambino ho scoperto un passaggio nascosto che univa le due unità abitative della casa di un amico che frequentavo in campagna. Si accedeva spostando una scaffalatura adibita a dispensa e, da lì, si percorreva una specie di intercapedine al buio che passava dietro alla cucina e alla sala adiacente. Quindi, attraverso una feritoia ricavata in un muro, terminava al fienile dell’edificio a fianco. Da allora subisco l’inquietudine delle parti di servizio degli edifici, dei retrobottega, dei locali impianti. L’auditorium della mia scuola è provvisto di un ingresso che porta direttamente sul retro del palco, pensato per consentire il carico e scarico del materiale di scena. Ho preso così l’idea dello specialista di uscire da lì per il coup de théâtre con una certa preoccupazione. E se mi perdo e faccio perdere i ragazzi?, ho pensato. E se non arriviamo in tempo per rispondere al segnale convenuto del presentatore perché sbaglio percorso?

La collega Maria ha percepito il mio disagio e mi ha fatto notare quanto questo timore potesse essere una efficace trama per un incubo: io che conduco fuori dal retro del palcoscenico i piccoli attori e poi non sono più in grado di trovare la strada. Finiamo in un’intercapedine stretta e buia che sembra non condurre da nessuna parte. Arriviamo in una grotta a rischio inondazione fino a quando vediamo una luce e, tornati in superficie, ci troviamo dall’altra parte del mondo. A quel punto provo a chiamare le colleghe per avvisare che non faremo mai in tempo a concludere la gag e a prenderci l’applauso ma, all’altro capo, si sente una di quelle voci da film horror che si avvertono nei brutti sogni. Sale l’angoscia fino a quando cerco di urlare per cercare aiuto e trovo mia moglie nel letto con me che, spaventata per il mio grido nel silenzio della notte, prova a rassicurarmi che va tutto bene. I miei alunni sono sul palco. Lo spettacolo può continuare.

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