un uomo di classe

accumulatori seriali a scuola

Avere un accumulatore seriale sul posto di lavoro è quasi peggio che averlo a casa. Un accumulatore seriale in un ufficio o in un’azienda privata è comunque relativamente pericoloso, a meno che non si tratti dell’amministratore delegato. D’altronde, se l’impresa è sua, può disporre dei suoi spazi come vuole e sono affari suoi. Se è un dipendente, prima o poi l’onda della trasformazione digitale travolgerà il suo conservatorismo ossessivo compulsivo, pena il licenziamento. Se al contrario l’accumulatore seriale lavora nel settore pubblico, dove per antonomasia non c’è nessuno che controlla, il rischio è altissimo. In cima alla casistica di questa pericolosità c’è l’insegnante di scuola primaria accumulatore seriale di una certa età, perché nei suoi trascorsi didattici pluri-decennali non ha buttato via niente almeno dal 1975. Quindi fate molta attenzione quando vi chiamano per dare una mano a sgomberare l’aula – per qualunque ragione, per esempio nel caso in cui sia necessario procedere con interventi di manutenzione – ubicata nel sottoscala della scuola in cui il collega docente accumulatore seriale esercita il totale dominio. Fate molta attenzione per due motivi: lo sgombero consisterà in un mero spostamento di una quantità vergognosa di materiale pesantissimo e obsoleto da una parte all’altra dell’edificio scolastico, solitamente a qualche piano di distanza senza ascensore. Vi troverete quindi a maneggiare cose morte e sepolte dal tempo – oltreché da ruggine e polvere – della cui inutilità nessuno riuscirà a convincere il collega accumulatore seriale. Nella scuola primaria da sempre c’è bisogno di tanti supporti didattici e si produce tanto materiale. La spinta tecnologica ha reso la stragrande maggioranza di tutto ciò inutilizzabile. Nonostante ciò un mix di nostalgia, paranoia e attaccamento alle cose induce il docente accumulatore seriale a tenere tutto, non si sa mai.

Mi hanno chiesto di aiutare una collega (accumulatrice seriale a sua insaputa) a svuotare una stanza usata ufficiosamente come deposito dell’istituto in vista di un intervento di ristrutturazione. Ecco, in ordine sparso, un elenco di cose che giacciono nella stanza in questione (senza mai essere utilizzate da nessuno) e che mi è stato vietato di gettare via, con la scusa che devono passare al vaglio di chi si occupa dell’inventario:

– un proiettore per diapositive
– un intero contenitore di diapositive
– un monumentale visualizzatore di diapositive
– uno scatolone con una ventina di walkman (rigorosamente senza cuffie)
– due lavagne a rullo (da tenere perché non si trovano più in giro anche se sono già superate le LIM, figuratevi queste)
– una serie completa di favole in VHS accompagnate da libri illustrati (a scuola non c’è nemmeno l’ombra del videoregistratore)
– uno scatolone con una quantità di scampoli di stoffa per costumi dimensionata per una compagnia teatrale di almeno un centinaio di attori
– una monumentale scorta di nastri, pizzi e merletti per costumi dimensionata per una compagnia teatrale di almeno un centinaio di attori
– uno scatolone con una cinquantina di 33 giri di musica classica (a scuola non c’è nemmeno l’ombra del giradischi)
– n. 8 (otto) protezioni in legno per termosifoni blu, conservate con l’idea di adattarle a tavolini da usare come banchetti alle feste della scuola una volta munite di “cavalletti dell’Ikea”
– n. 4 riproduzioni di icone russe realizzate da alunni di una quinta (che ora, probabilmente, saranno persone di mezza età)
– una copia di Asymmetrix Multimedia Toolbook release 3.0
– una intera scaffalatura di libri scolastici per la scuola primaria di almeno tre ere geologico-pedagogiche fa
– una intera scaffalatura di lavoretti eseguiti da numerose generazioni di studenti in tutti i generi di materiali
– una batteria in miniatura composta da grancassa e pedale, rullante con supporto e tom
– un modem 56k
– un albero di natale in plastica privo della base
– un secchio pieno di sassi utilizzato come base del suddetto albero di natale in plastica
– numerosi pamphlet di educazione civica sulle istituzioni della Repubblica Italiana impaginati con una grafica appealing quanto il bugiardino di una confezione di pastiglie per l’ipertensione
– un glockenspiel giocattolo (che un’altra collega voleva buttare perché privo delle alterazioni corrispondenti al mi diesis e al si diesis)

Ma non è tutto. Il problema si ripresenterà quando, una volta terminati i lavori di ristrutturazione del deposito, occorrerà rimettere tutto a posto. Speriamo che, nel frattempo, qualcosa sparisca, come successo questa volta per lo scatolone con la cinquantina di 33 giri di musica classica. Chissà, nel tragitto tra le due aule, che fine avrà fatto. Secondo me anche la mini-batteria ha i giorni contati.

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