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Dio c’è e suggerisce i riassunti

Mi ha fermato una collega che avevo già notato durante un collegio docenti plenario per essere filiforme ai margini dell’anoressia. Si è rivolta a me perché mi aveva erroneamente scambiato per un prof della secondaria ma su questo non c’è storia. Quando posso rivendicare con orgoglio la mia militanza tra gli insegnanti della primaria si vede che lo faccio con piacere.

La collega ha dei trascorsi nella danza classica, e questo giustifica in parte la sua scheletricità, ma quando l’avevo cercata su Facebook la partecipazione a una notte di preghiera per Formigoni tra i post più recenti aveva confermato i miei sospetti. Non ho nulla contro i credenti praticanti di qualunque tifoseria, sia chiaro. Quello che non capisco è perché non lo facciano a casa loro anziché immischiarsi, con la loro visione escatologica frutto di una fantasia narrativa, nella società e nelle istituzioni. Per questo ho evitato la collega come la peste sino a quando ha pensato di scambiare due chiacchiere. Dopo qualche botta e risposta di formalità, tipiche di due persone che si approcciano vicendevolmente per la prima volta, saputo dove risiedo, la collega mi ha chiesto se conoscevo Don Giovanni, un parroco locale di quelli che sembrano così a destra da risultare lefebvriani. L’ho delusa confessandole il mio agnosticismo e il mio ideale di società laica a fronte di una chiesa secolarizzata ma non mi è sembrata rassegnata. Ha detto che ognuno è in grado di trovare Dio quando è il momento e il momento varia di persona in persona. Ha aggiunto che per lei quella del santissimo è una presenza assidua, anche quando guida sola e sente di voler chiacchierare con qualcuno. Poi mi ha mostrato un volumetto sullo stesso tema. Lo porta sempre con sé e appena ha l’opportunità ne trascrive il riassunto, frase per frase, su un taccuino. Durante le lezioni, quando partecipa ai corsi di aggiornamento, quando aspetta in coda qualcosa, quando a casa può rilassarsi sul divano, la mattina appena sveglia e la sera, appena coricata.

Mi sono chiesto così quale sia il valore aggiunto di un riassunto di un libro, anche quando il libro da riassumere è una specie di saggio. Le cose sono state già espresse dall’autore e, se occorre trovare un passaggio, è sufficiente cercarlo sfogliandolo. Poi ho pensato che magari è una procedura sacra, una specie di rito come quelli che fanno i pastori durante le funzioni. La cosa mi ha incuriosito a tal punto che ho pensato di provarci, magari con il prossimo romanzo americano che leggerò.

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