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non cambiare stessa spiaggia stesso mare

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Quella che vedete è una foto puramente dimostrativa di un fenomeno oltremodo diffuso e in fase di crescita. Sempre più italiani impiegano i loro momenti di stasi guardando nel vuoto, guardando il nulla, guardando quello che fanno gli altri – che poi anche gli altri nella maggior parte dei casi guardano il vuoto o il nulla o gli altri che guardano il vuoto o il nulla e così via – ignorando il fatto che ci sono diverse cose costruttive da fare, alcune per nulla faticose altre che comportano un livello di impegno adeguato, con le quali trascorrere i momenti di stasi in modo intelligente. Se volete dei numeri possiamo anche inventarceli. Tolto un buon 80% che sta a spippolare cose inutili sul telefonino, il restante 80% del 20% che ne rimane – appunto – guarda il vuoto o il nulla o gli altri o, nel migliore dei casi, si addormenta.

L’ambiente ideale per uno studio accurato di questa infame casistica che di certo non fa onore ai discendenti di gente del calibro di Dante e Leonardo è il mare. Gli uomini guardano vuoto o nulla o, con più probabilità, i culi dei bagnanti che passano in costume. Le donne idem, non c’è un genere che supera l’altro in questa corsa (seduti sulle sdraio) all’indolenza. Una volta si leggeva il quotidiano ma sapete che il giornalismo di questi tempi non gode del favore dell’uomo qualunque, molto probabilmente per la difficoltà di comprensione del senso compiuto degli scritti che esulano dagli status di Facebook. La cosa si fa seria se la spiaggia merita di trascorrervi tutto il giorno, perché non fare assolutamente nulla per così tante ore di fila è davvero impegnativo. Ah, dimenticavo: la foto poi alla fine non l’ho messa, ma immaginatevi un uomo e una donna sulla quarantina, seduti a fianco sotto l’ombrellone, che guardano nel vuoto da mattina a sera non si capisce cosa.

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