Spazio Pour Parler

il paradiso dei gatti

Quando ho iniziato a scrivere qui ero proprietario di un pesce rosso che mia figlia, ai tempi frequentava la seconda elementare, aveva persino portato in classe per un’attività sugli animali. Non è durato molto, ma questo non credo c’entri con l’esperienza a contatto con la scuola italiana. Il fatto è che per procrastinare ancora un po’ l’impatto di mia figlia con il dolore, anziché confessarle che la questione si era risolta semplicemente tirando lo sciacquone, mia moglie ed io ci siamo inventati una favola basata sul compromesso: privandoci del pesce non avremmo creato equivoci di controllo del territorio ai due gattini che – nemmeno a farlo apposta – sarebbero arrivati a casa nostra proprio il giorno successivo. Alcuni interpretano questa coincidenza come un suicidio di Ponyo (un ovvio omaggio al cinema di animazione giapponese) conscio di quanto stava per accadere. Sta di fatto che Oliver e Doremi (nomi scelti da una bambina di sei anni per i due mici, un maschio e una femmina) nel giro di una settimana si erano già impossessati della casa e la presenza di un anello inferiore nella catena alimentare sarebbe risultata oltremodo sconveniente.

A nove anni da quel passaggio evolutivo nella fauna domestica, Oliver ci ha lasciati. Gli è stato diagnosticato un linfoma all’intestino a fine aprile – con prognosi di massimo sei mesi. Ha subito un’operazione ai primi di maggio a cui è seguito un ciclo di chemioterapia. A fine luglio sono comparse metastasi e versamento nei polmoni fino a quando ieri, oramai all’ultimo stadio, gli è stata praticata l’eutanasia.

Prendere dei cuccioli di qualsiasi cosa quando hai figli piccoli è un modo per documentarne reciprocamente la crescita. Il rischio è di incorrere in incidenti di percorso di questo tipo e che un passaggio dell’algoritmo che dovrebbe restituirti – in cambio – un adulto indipendente e un cane o un gatto vecchiotto da accudire insieme ai ricordi di entrambi, si inceppi. La strategia di uscita non è delle più semplici e c’è persino tutta una letteratura sulla pet loss. Un mio conoscente, a cui la leucemia ha ucciso un golden retriever, assai più ingombrante, presente e costoso del mio Oliver, un comunissimo gatto tigrato da cortile, ha rimpiazzato immediatamente il vuoto con un cucciolo di un cane di razza ancora più grande, come se l’amore fosse direttamente proporzionale allo spazio che si occupa. Ma il mio non è un giudizio, semplicemente un link per ricordarmi che non prenderò più animali in casa. Intanto c’è ancora la sorella, e speriamo che non accusi il colpo dell’improvvisa solitudine. Soprattutto, però, sono convinto che esperienze come la mia con il mio gatto Oliver debbano essere uniche. C’è una sola opportunità, la mia è stata molto bella e intensa, peccato sia finita un po’ presto. Per cui addio, caro Oliver. Da oggi puoi svegliare gli angeli alle quattro e mezza di ogni mattina come facevi con me, ogni santo giorno, perché non riesci a controllare la fame, nemmeno lassù.

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