comunicazzione

doppia t come terremoto e traggedia

Ho provato a immaginare il team di creativi e copy come me nel corso del brainstorming da cui è nata l’idea di “colluttorio” da scrivere con due t perché più “ttorio, più denso”. L’idea potrebbe essere nata da uno svarione dell’account che ha raccolto il brief. “Ragazzi, il nostro nuovo cliente produce un colluttorio”. Ci sarà stato poi uno dell’agenzia che ha studiato più degli altri – e che guadagna sensibilmente di meno dell’account che non conosce la grammatica – che avrà corretto il refuso ma nel modo che sappiamo solo noi copy gentili, cioè senza far pesare l’ignoranza altrui. Diciamo “non mi sono spiegato” anziché “non hai capito”, per esempio. L’account allora si sarà difeso dicendo di averlo scritto apposta proprio perché con quella doppia che non c’è si sottolinea l’efficacia del prodotto. Due t puliscono più di una, per dirla come quell’altro intellettuale che pubblicizzava il gelato. A quel punto sarà intervenuto il direttore creativo che, trovando divertente la querelle, avrà pensato di giocare con quell’idea nata per caso, ed ecco il “colluttorio Biorepair” da mettere in bocca a quella specie di Emanuele Filiberto scelto come attore e che, grazie alle due T, non fa fare figure di merda agli illetterati.

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