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segreti industriali

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Poco fa stavo camminando, si affianca una macchina, una tizia abbassa il finestrino e mi dice, con un tono un po’ arrogante: “adesso voi mi dovete spiegare perché la vostra pasta è così buona”. Dallo spavento che mi ha fatto prendere stavo per mandarla affanculo. Non ho capito poi perché mi abbia dato del voi. Dove siamo? Nel ventennio? Peraltro avevo appena preparato un risotto alle zucchine niente male. Il fatto è che, in genere, non mi trovo a mio agio con l’eccessiva confidenza degli sconosciuti. Per dire, ho avuto così tanti problemi alla macchina quest’anno che l’impiegata dell’officina mi chiama Roby. Ho già speso quasi mille euro di riparazioni e stamattina, mentre digitavo per l’ennesima volta il pin della carta di credito sul loro POS per pagare la sostituzione della pompa dell’alimentazione, mi ha detto che spera di vedermi al supermercato o all’ufficio postale anziché in quel regno dell’entropia ingegneristica, tra gioielli della tecnologia dell’automobile da svariati milioni di euro sventrati e maneggiati da bifolchi con le mani sporche di grasso, mentre aumento i loro profitti per allontanare il più possibile la spesa di un’auto nuova. E io so bene cosa si prova: fuori dalla confort zone delle relazioni abituali, magari con abiti diversi, difficilmente ci riconosciamo. Avevo convinto una barista, tanto tempo fa, a uscire a cena a botte di tre o quattro Chimay richieste al bancone del locale in cui lavorava – e in cui io andavo a svagarmi – per sera, ma davanti a una pizza e a una birra – non Chimay – è stato tutto diverso. A volte sono loro, invece, a farsi riconoscere ai clienti. La commessa della pizzeria dove mi rifornisco di asporto che ho incontrato sul treno si è palesata di sua iniziativa, vedendo che brancolavo nel buio delle reminiscenze mentre cercavo di collegare volti a situazioni. Per non parlare di quelle che si incrociano spesso correndo, negli stessi orari e lungo gli stessi percorsi e che poi, incontrate altrove, avviciniamo con battute del calibro di “non ti riconoscevo vestita” e magari, al loro fianco, si manifesta il partner.

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