i problemi con gli alcolici

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Non è vero e ne ho le prove. Il mercato non ti lancia i suoi messaggi di persuasione e non ti fagocita nel suo target con la pubblicità esplicita o con quella occulta. Il mercato satura l’atmosfera con una sorta di gas inodore tanto che, a furia di inalarne i principi attivi, ti ritrovi nel pieno della moda commerciale del momento. Ne senti parlare dagli amici e subisci inconsciamente i segnali che fanno capolino negli spazi che occupano il tuo campo visivo fino a quando ti risvegli e sei nel mezzo dell’esperienza di consumo. Così ti sorprendi di chi o che cosa ti abbia condotto sin lì e ti meravigli di non essertene accorto. Oggi pomeriggio ho aperto gli occhi da questa trance dell’acquisto pilotato e mi sono ritrovato nel pieno di una opinione ormai radicata ma completamente indotta da un fenomeno di coercizione collettivo. Il prodotto è il prosecco e i miei persuasori occulti siete tutti voi che avete approfittato della mia debolezza effetto di una condizione di anzianità incipiente. Uno stato in cui si preferiscono esperienze decise a scapito di quelle irrisolte, a partire dall’appagamento dei liquidi sparkling (o con le bolle) rispetto a quelli still (o senza bolle). Qualcuno alla radio, nel corso di una rassegna stampa, ha letto un articolo inerente un tentativo di secessione tra i produttori del celeberrimo vino trevigiano delle vigne in collina – che per brevità chiamerò padri fondatori del prosecco – e i viticoltori di pianura, che per brevità chiamerò quelli che hanno fiutato il business. Apro una parentesi: non lo dico io, lo dicono i padri fondatori del prosecco quindi cari amici della pianura trevigiana che avete (giustamente) fiutato il business regolate i conti tra di voi. Avete capito il problema: un’élite si inventa un’eccellenza e i settori adiacenti vogliono fare i soldi anche loro. Il fatto è che, mentre lo speaker leggeva il pezzo pubblicato su non so quale quotidiano, ho visto la luce: da almeno un anno bevo solo prosecco. Nel senso che non è che, da mattina a sera, mi disseto esclusivamente con il vino più famoso al mondo per gli aperitivi. Piuttosto nel senso che, quando ho voglia di bere un bicchiere nel fine settimana, sboccio un prosecchino, come dicono quelli ancora più dipendenti di me dalla moda del momento. Questo per dire che non so come sia passato da bianchi come l’arneis o il vermentino o l’ottimo gewürztraminer al prosecco sempre e comunque. Fatto sta che, al supermercato (dove probabilmente commercializzano solo il prosecco low cost prodotto da quelli che hanno fiutato il business, come dicono i padri fondatori del prosecco) non guardo nessun’altra bevanda alcolica che non sia il prosecco, fatta eccezione per l’Aperol che, se anche voi siete saliti sul carro della moda del momento, avete capito a cosa serve. Ecco. Mi spiace essermi ridotto così. Aver perso ogni dignità di consumatore informato. Aver abbassato le difese immunitarie contro la pubblicità. Da qualche tempo mi soddisfa solo il prosecco e quell’ammasso di bolle che raschiano via dalla gola ogni frustrazione della settimana che volge al termine. Il sabato è passato da essere giorno della birra a festa del prosecco. Pazienza. Berrò la birra la domenica sera.

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