Spazio Pour Parler

perserverare è diabolico

Già due alunne della prima in cui ho meno ore mi hanno confessato che mi vorrebbero sposare ma poi, per sdrammatizzare la cosa, mi hanno anche detto che puzzo. Quando poi ho rovesciato un po’ d’acqua in mensa uno dei millemila leonardi che ho in classe (sembra che oggi si chiamino tutti così, probabilmente è un formula scaramantica con cui i genitori anelano a un rampollo di successo) mi ha dato del pasticcione. Poi però mi sommergono di abbracci e più di una volta ho rischiato di cadere con quattro o cinque nani addosso. I bambini sono imprevedibili. Dopo un mese di scuola le cose si sono stabilizzate. Quelli che piangevano e si facevano trascinare in classe dalla mamma oggi fanno i gradassi e pregni di sicumera danno lezioni di coraggio scolastico ai meno temerari. Solo Cecilia continua ad aspettare fuori dall’aula con la faccia imbronciata ben oltre la campanella. La collaboratrice mi chiama ogni mattina e io devo uscire fuori per convincere Cecilia per entrare con gli altri. L’ho presa in braccio e l’ho coccolata. L’ho riempita di complimenti per il cerchietto con le orecchie pelose e per la gonnellina con le balze in tulle. Le ho anticipato i divertentissimi giochi che avremmo fatto insieme ai compagni se si fosse lasciata convincere. A volte ha funzionato, altre un po’ meno. Stamattina ogni tentativo ha fatto cilecca. Ero più nervoso del solito, dopo vi spiego il perché, così sono uscito in corridoio, l’ho guardata un po’ severo e le ho detto di filare in classe altrimenti mi sarei arrabbiato. Cecilia ha preso le sue cose in cartella e si è avviata al suo posto. Non sapevo, però, che poco più avanti ci fosse la madre che l’aveva accompagnata dentro a causa del ritardo mostruoso dovuto al disagio/capriccio della figlia. Si stava confrontando con la responsabile di plesso e insieme hanno assistito al mio plateale rimprovero. A fine lezioni la responsabile mi ha raggiunto per condividere il suo apprezzamento e quello della mamma di Cecilia sul mio approccio: secondo loro il tono deciso è stato vincente e ha convinto tutti. Io mi ero già dimenticato l’episodio e la sorpresa è stata doppia. Ho vissuto così l’accaduto come un riconoscimento di stima e mi ha tirato su da una mattina di quelle da dimenticare. Qualche giorno fa ho scritto “ciliege” anziché “ciliegie” alla lavagna. Non me ne sono accorto e i bambini – che a momenti nemmeno sanno leggere – l’hanno copiato sul quaderno. Non so dirvi perché mi sia sfuggito, me ne sono accorto solo stamattina. La cosa mi ha avvilito moltissimo. Sul computer quando c’è qualcosa che non va la parola sbagliata ti si sottolinea di rosso. Quando scrivo qui, poi, non sto mai a rileggere e sapete bene quanti refusi mi lascio dietro. Sulla lavagna in ardesia non c’è nessun aiuto, rimane tutto, anzi, vola sui quaderni, indelebile per sempre, fino nelle case dei genitori.

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