Spazio Pour Parler

il senso del possesso

La mamma e il papà di Irene sono giovanissimi. Anche se sull’età delle persone sono solito prendere cantonate, secondo me non superano i ventotto anni, il che significa che l’hanno avuta a ventidue. Irene è l’unica bambina in classe che veste con capi d’abbigliamento neri. Un look che, abbinato ai capelli lunghi sciolti, nell’insieme ricorda Mercoledì, la piccolina della Famiglia Addams, e non solo in questo periodo che precede Halloween. Irene ogni tanto va in tilt. Si blocca come se fosse un software con una rotellina immaginaria che gira e gira fino a quando necessita di un drastico spegni e riaccendi. Mette su la tipica faccia da broncio, si posiziona con le mani conserte e fissa un punto di fronte a sé a volte con un’intensità preoccupante. In quei momenti mi aspetto che si metta a parlare in latino, che vomiti sostanze raccapriccianti o, peggio, che compia una torsione a 360 gradi con la testa, come nella tradizione dei film sulle possessioni diaboliche. O, per tirare in ballo un’iconografia più comprensibile alle nuove generazioni, che scagli la cattedra fuori dalla finestra con la sola forza della mente, che faccia esplodere la testa al suo maestro e che, una volta consumata la vendetta, le esca una goccia di sangue dal naso. Scherzi a parte, in un paio di casi mi sono davvero preoccupato perché ha iniziato a tremare, e lì ho temuto il peggio, ma credo che se soffrisse di attacchi di qualcosa i giovani genitori ce lo avrebbero segnalato. Da quando ho appeso in classe la fila di pipistrelli di cartone pinzati allo spago che hanno preparato insieme alla collega di arte e immagine, Irene mi sembra più accomodante. Forse gli addobbi lugubri la tranquillizzano. Ha seguito anche con particolare eccitazione la mia performance con lo scheletro di zygote.com. L’ho fatto ruotare sulla Lim, ho ingrandito il teschio fino a una dimensione irreale ma nessuno si è spaventato. Quando avevo la loro età mi cagavo sotto per molto meno e Halloween non si festeggiava. L’unica occasione di mascherarsi da qualcosa era Carnevale ma, anche lì, non ne ho mai approfittato come i miei compagni che avevano mamme sarte in grado di cucire verosimili costumi da supereroi. Ricordo una dentiera di Dracula di gomma che, però, dopo un po’ che la tenevo in bocca mi provocava conati di vomito. Negli anni settanta c’era meno attenzione ai materiali con cui si costruivano le cose, a partire dai rivestimenti delle case in amianto. Oggi tutto è diverso. I più piccoli vanno in giro a fare dolcetto o scherzetto e vorrebbero persino conciarsi da mostri per venire a scuola. Io, fosse per me, acconsentirei senza problemi, ma devo vedere che ne pensano le colleghe delle altre prime.

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