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la grande truffa dell’onda verde

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Se parli di onda verde in Italia il rimando è a qualcosa di tutt’altro che ecologico. Nulla di green o impatto zero, piuttosto il sistema di sincronizzazione con cui si programma una serie di semafori successivi lungo la stessa direttrice in modo che gli automobilisti trovino sempre via libera ai relativi incroci. Parliamo cioè di carburanti e gas di scarico e non, invece, di qualcosa in grado di investire e sommergere con i suoi valori di sostenibilità ambientale tutto ciò che ci circonda. Se però mi fermasse qualcuno all’uscita del supermercato per chiedermi se ho qualcosa in contrario con l’onda verde, come un tempo ci venivano poste a bruciapelo domande analoghe sulla droga con l’obiettivo di firmare fantomatiche petizioni per raccogliere fondi, io a questo giro risponderei di sì. Io all’onda verde non ci credo perché non ne becco mai una e secondo me è tutto un complotto. Mi spiace che non posso portarvi in auto tutti con me perché un giretto lungo le circonvallazioni milanesi convincerebbe pure voi. Ma se venite a Milano, e non necessariamente a trovare me, vi consiglio di lasciare la macchina a casa e trovare un modo alternativo. Questa sarebbe l’onda lunga dell’onda verde come dovrebbe essere intesa ma, soprattutto, vi eviterebbe picchi di pressione alta da nervosismo per due motivi. Intanto se vi capitasse di sera non trovereste parcheggio. Di giorno, invece, rimarreste imbottigliati sulle circonvallazioni da un’onda di mezzi a passo d’uomo tra un semaforo rosso e l’altro. Se mi devo recare in centro mi avvalgo dei mezzi. Ieri mattina, purtroppo, ho dovuto prendere l’auto per spostarmi poi dal centro a scuola. L’andata è stato un disastro e, ogni centimetro di strada conquistato a una velocità che, di peggio, c’è solo la retromarcia, mi chiedevo come fa chi sceglie di fare quel tipo di esperienza snervante ogni santo giorno, prima di entrare in ufficio e a sera, per rientrare a casa. Fortuna che ora lavoro in provincia e, abitando nell’hinterland, anche se sono costretto a guidare mi muovo sempre in senso opposto al traffico. Sto valutando però la bicicletta. In tutto si tratta di 17 chilometri a tratta lungo un buon 90% di ciclabile, circa un’ora all’andata e altrettanto al ritorno. Mi trattengono non tanto le levatacce, la nebbia – fuori dai centri urbani ce n’è ancora – e l’inverno, piuttosto l’arrivare a scuola e non potermi buttare sotto la doccia. Sono sicuro che, se fossi un tedesco e vivessi a Berlino, avrei tutto il necessario per coprire la distanza senza gravare di una particella sull’aria che respiriamo, anche se mi stancherei come un mulo lo stesso.

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