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ristrutturazioni

La villetta dei tre gemellini ha trovato un acquirente. Avevano una monovolume con gli adesivi dei nomi dei figli e un cane, che noi chiamavamo il canetto, che da quando si erano separati trascorreva interi pomeriggi da solo nel piccolo giardino e induceva i passanti, noi per primi, a fermarsi qualche minuto per distrarlo un po’ dalla solitudine e dalla – manco a dirlo – canicola estiva. Quando ti arriva una botta da tre gemelli è perché c’è stata qualche pratica di accanimento che – più che lecita, per carità, ci mancherebbe – ha avuto la meglio sulla natura delle cose. Tre maschi fatti in serie e praticamente uguali alla cui crescita abbiamo assistito fino ai sette anni nella via dietro casa proprio di fronte al pensionato che tosa l’erba del giardino al sabato quando, invece, potrebbe farlo nei giorni feriali in cui tutti qui siamo al lavoro. Poi il mio vicino maschio alfa, quello che sa fare praticamente tutto, ci ha aggiornato. Voleva mettere le mani sulla villetta dopo che i genitori dei tre gemelli si erano separati ma non c’era margine di trattativa. Il prezzo era molto al di sopra di un proprietario di appartamento come il nostro ma la notizia vera era, appunto, che il marito aveva mollato moglie e tre gemelli per una situazione sentimentale con parametri di complessità più adeguati. Roba da prenderlo a ceffoni a due a due prima che diventino dispari, come diceva il mio caporale pistoiese quando ero a militare. Da fine agosto era poi sparito persino il canetto. Ogni tanto si vedeva il padre arrivare e portare via qualcosa, magari con l’aiuto di qualche amico accondiscendente. E ogni tanto si vedeva anche lei, ovviamente con prole al seguito. Entravano nella casa ormai deserta e uscivano con qualche gioco, un trolley ripieno di qualcosa, una lampada, scatole di scarpe.

Stamattina, nel trentennale del muro di Berlino, sono comparsi due muratori di palesi origini est europee che prima dell’89 avrebbero trovato solo qualche ingaggio di carpenteria al di là della cortina di ferro. Uno si è messo a spazzare il vialetto d’ingresso. L’altro ha scaricato una carriola piena di sacchi di cemento dal furgone e li ha rovesciati a ridosso dei due gradini di accesso alla villa, poi si è accinto a impostare la base del muro dello sgabuzzino degli attrezzi. Anche l’Alberto, il mio vicino che come la famiglia dei tre gemelli si è separato da qualche mese, ha fatto caso alla novità. La vista dei due muratori è stata decisiva. Si è voltato a cercare sul balcone le piante che curava la moglie per controllarne la salute e poi ha realizzato che le piante sono seccate da un pezzo e le ha già buttate vie in un impeto di rammarico. Sono rientrato in casa prima che si accendesse la sigaretta. La tv dava la replica di un programma sulla DDR e mi sono sforzato a ricordare come avevo reagito alla notizia ma nell’89 avevo altre cose per la testa e può darsi che quel nove novembre stessi facendo qualcosa di importante, una di quelle cose a causa delle quali oggi mi ritrovo così.

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