questione primaria

strenne

Sono tutto elettrizzato perché, alla guida di una prima, riesco a propagare nell’atmosfera che mi circonda tutto l’entusiasmo per l’attesa del Natale che in casa mi tocca comprimere. So che potete capirmi perché sapete come funziona con figli ex-bambini che una strega cattiva ha condannato a un incantesimo trasformandoli in presuntuosi e antipatici quindicenni. I miei alunni, che a sei anni vivono nel pieno delle saghe infantili della slitta trainata dalle renne su cui viaggia Amazon Prime travestito da Santa Klaus, mi chiedono quanto manca a Natale da qualche settimana e ieri, a un mese esatto dal giorno più breve dell’anno (non è l’attesa del Natale essa stessa il Natale e meno male che è così perché, quando sei al grappino del pranzo con i parenti oramai il Natale è bello che finito), sono definitivamente entrati in modalità “It’s Christmas Time and there’s no need to be afraid”. Stavo pensando di comprare una specie di calendario dell’avvento che ho visto all’Esselunga a forma di albero con i numeri da 1 a 24 pinzati con delle mollettine e, considerando che siamo giusto arrivati al venti, in matematica, potrebbe essere in linea con il programma. La collega dell’altra prima andrà a fare incetta di stronzatine da Tiger per addobbare la classe e così, per non sentirmi da meno, e considerando che non mi era nemmeno passato per l’anticamera del cervello, ho deciso di copiarla di nascosto. Potrei osare una doppietta: sabato da Tiger e domenica all’Ikea. Il guaio è che non posso prendere lunedì di ferie per riprendermi, però potrei guadagnare almeno diecimila punti-marito da spendere andando a correre negli orari di punta del tempo-famiglia (la fascia da trascorrere obbligatoriamente insieme che va dalle sette del mattino alle dieci di sera) oppure passare un pomeriggio ad aggiornare il blog durante la visione della maratona “Grey’s Anatomy” alla tele.

Comincia anche il tempo dei presentini. Elisa mi ha regalato un braccialetto fatto da lei con quegli anellini di gomma che non so come si chiamano. La cosa mi ha fatto un piacere enorme perché Elisa, dopo le prime settimane sempre con il sorriso sdentato sulle labbra, è piombata in un’espressione da mestizia standard e non so davvero che pesci pigliare perché è davvero brava e ha dei genitori molto presenti. Temevo non sopportasse più le mie lezioni di matematica ma il braccialetto giocattolo mi ha fatto ricredere. Alissa invece mi ha portato un quadro. Una vera e propria tela, di quelle con intelaiatura in legno, tutta pitturata con disegni e scritte. Le ho chiesto se preferisse appenderlo in classe o se potevo portarlo a casa e ha scelto la prima opzione. La generosità dei miei bambini mi sorprende anche quando mi offrono parte della loro merenda senza che io gli faccia intendere che alle dieci e mezza, a quattro ore dalla prima colazione, sto svenendo dalla fame e non ho nemmeno un centesimo in moneta per ricaricare la chiavetta del distributore automatico. Qualcuno mi regala un tarallo, qualcun altro mi dà uno di quei biscotti ricoperti di cioccolato. Io faccio finta di niente e accetto ma lo faccio solo per non offenderli. E se c’è qualcuno con la merendina nell’involucro da scoppiare lo lascio fare e ridiamo tutti, anche perché il primo a dare il cattivo esempio sono stato io quella volta che Sofia aveva il plum-cake e mi ha chiesto di aiutarla. A casa lo faccio sempre e in classe mi è scappato. Quando succede a loro, dapprima lancio uno dei mie sguardi severi, poi mi ricordo che la colpa e mia e allora, mettendola sullo scherzo, gli dico che questa dei botti con le merendine deve rimanere un segreto tra alunni e maestro. E anche voi, vi prego, non ditelo a nessuno.

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