Spazio Pour Parler

alla reception di un posto da sogno

All’ultimo piano di uno dei grattacieli delle Torri Bianche si trova l’hotel in cui ho dormito quando sono stato a Berlino per lavoro. Si tratta di un albergo tipicamente business. Questo significa che nessun turista soggiornerebbe in una struttura ricettiva ubicata in un centro direzionale dove ci sono solo uffici. Una destinazione d’uso che spiega la moquette color LinkedIn e le stampe alle pareti dei corridoi e l’arredamento stesso delle camere, le quattro stelle che trasmettono qualità manageriale alla gente che va a dormire lì per trovarsi letteralmente a due passi dal luogo in cui si terrà la riunione il mattino dopo.

Alla reception mi accoglie l’impiegata che ho sempre visto all’ingresso della sede del mio cliente che ha gli uffici divisi tra tre piani della stessa torre, un posto in cui sono stato decine di volte ed è per quello che ho fatto proprio quel sogno. Marianna lavora per la Johnson Controls, una multinazionale che smista personale dedicato a questo tipo di mansioni. Lo so perché mi viene da leggere sempre il badge che porta all’altezza del seno, non chiedetemi altro. È molto bella e gentile e sa come accendere, spegnere e regolare tutti i dispositivi di domotica degli uffici. Non ricordo se però, alla fine, nel sogno ho preso una camera e dormito lì perché, appunto, non c’è nessun hotel nella realtà, anche se Marianna mi ha accolto con il solito sorriso e mi ha chiesto che cosa ci facessi lì, ora che ho cambiato lavoro e faccio l’insegnante.

Così me ne vado con la Ritmo bianca che ho comprato dopo che il padre di Federica le ha detto che non sono un vero uomo perché non ho la macchina e mi faccio scarrozzare da lei. Lui guida gli autobus delle linee interurbane e, quando viaggia in autostrada con la sua Alfa, non si toglie dalla terza corsia anche se non deve sorpassare nessuno. Ora ho ristabilito le leggi naturali, anche se è un episodio accaduto almeno trent’anni fa. Sono un uomo al volante di un’auto di proprietà con la mia fidanzata sul sedile del passeggero, guido ancora con molta prudenza ma nella consapevolezza di aver guadagnato il rispetto di un suocero in potenza.

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