Spazio Pour Parler

tutta tana

Francesca dice di Sara che ha le proporzioni di un nano solo perché non supera il metro e mezzo di altezza e ha una forma della testa che la fa risultare un po’ più grande della norma. Il fatto è che Francesca ha colto in flagrante il suo fidanzato a limonare proprio con la rivale su un divanetto del locale dove il chitarrista stava per esibirsi con la sua band. Francesca ha letteralmente sfidato una bufera di neve per raggiungere quel posto a fianco della sua inseparabile amica guidando l’ammiraglia blu navy del padre ingegnere malgrado nemmeno lei scherzi in quanto a dimensioni, considerando che su quella specie di carro armato deve mettere un cuscino sul sedile per arrivare con lo sguardo oltre al cofano, manovrando i pedali in punta di piedi. Le due ragazze, messe giù da battaglia con capi del tutto inappropriati per le condizioni meteo proibitive, hanno fatto il loro ingresso da star al Qube e la scena a cui hanno assistito non ha lasciato adito a equivoci. Il gruppo in cui suona il suo futuro ex fidanzato è invidiato da tutti i musicisti della zona, me per primo. Hanno una tecnica discutibile ma il frontman è un insopportabile e presuntuoso malato di esuberanza di personalità, ma può permetterselo perché è a detta di tutti un vero figo. A differenza di noi si sono dati a un genere molto più ammiccante, abbandonando la causa dei Joy Division per una specie di punk rumoroso ma con matrici di rock trasandato, quello che di lì a qualche mese esploderà verso tutto il mondo dalla città statunitense di Seattle. Il fatto è che il muro che è caduto nell’89 si è portato via definitivamente anche il post-punk dando il via a una diaspora in cui, oltre alla fazione di quelli che suoneranno con le camicie di flanella a quadrettoni, ci siamo divisi tra quelli che si affilieranno ai progenitori del dream pop, quegli altri che si daranno alla neo-psichedelia e i più anziani che si convertiranno al mix di world music e cantautorato per seguire l’esempio dell’ex cantante dei CCCP e mettendo su pancia. A me sembrano tutti fuori di testa e il successo che ha avuto “Disintegration” dei Cure, uscito pochi mesi prima, ne è la prova. Quelli che si stanno per esibire sul palco del Qube, oltre al cantante piacione, hanno anche un tastierista piuttosto innovativo che non ha perso tempo a reinventarsi per evitare di sparire come accadrà a tutta l’elettronica nel rock americano. Ora sfoggia capelli fin sulle spalle ma io me lo ricordo bene fino a due inverni prima, con il ciuffo, rasato sui lati e i pantaloni viola con le pences. Lo osservo scuotere la chioma a tempo sui pezzi come fanno i veri metallari. Francesca e la sua amica ballano proprio davanti a me, sono già alla terza consumazione e siamo tutti certi che il loro viaggio di ritorno sarà ancora più avventuroso di quello dell’andata. Sara da quella sera farà tesoro della critica circa le proporzioni della sua testa e, ancora oggi, porta i capelli molto corti e vi giuro tutt’ora le donano tantissimo.

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