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l’unica marcia l’ha fatta chi ha messo in giro una notizia che invece non era una notizia

Da settimane i fan del concertone di capodanno, l’unico e inimitabile concertone di capodanno, quello di Vienna e con le musiche di Strauss, per intenderci, erano in allarme. La notizia che il direttore d’orchestra Andris Nelsons avesse deciso di impedire al pubblico stra-pagante di battere le mani più o meno a tempo sul secondo bis – l’intramontabile “Radetzky-Marsch” composta da Johann Strauss padre – che poi è uno dei momenti clou di tutto l’anno musicale che ci aspetta aveva diffuso il malumore tanto che non erano pochi gli spettatori più affezionati pronti a boicottare la Wiener Philharmonike per la principale iniziativa concorrente, quella trasmessa un’ora prima su RaiUno, che in confronto al concertone originale è “Battiti Live”. Il paradosso è che gente come Salvini o la Meloni passano sull’informazione nazionale di continuo mentre per la vena nazisteggiante di una canzonetta da quattro soldi apriti cielo. La notizia aveva fatto già il giro del web, era stata rilanciata ampiamente sui social e – manco a dirlo – aveva già scatenato l’ironia di Twitter. Al posto dell’arrangiamento militaresco messo a punto nel 1932 da Leopold Weninger, musicista al soldo della macchina propagandistica di Hitler, la colonna sonora del capodanno venti-venti sarebbe stata una “Radetzky-Marsch” più ammorbidita e, soprattutto, priva delle mani della folla. Ma scherziamo? Comunque, se avete seguito come me il concerto, avrete visto com’è andata a finire. Trovare differenze tra la versione eseguita oggi e quella ispirata alla svastica è un’impresa, e comunque al di là dell’orecchio medio di uno spettatore televisivo alle prese con spumante, cotechino e lenticchie. Andris Nelsons – vestito con una giacca di quelle che se ti presenti in Italia conciato così pensano che sei un barbiere un po’ eccentrico – ha diretto l’entusiasmo e la partecipazione del pubblico lungo le dinamiche del pezzo come da copione: si inizia forte sull’intro, poi si segue il crescendo, poi ci si ferma nel cambio e così via, sino all’ultima nota. Nazista o no, non cambierei la scaletta del concerto di capodanno per niente al mondo. Piuttosto, sveliamo il trucco dei balletti: li registrano prima e li sincronizzano con grande maestria sulla musica dal vivo, oppure è tutto in diretta e c’è una regia della madonna?

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