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avventure nel mondo – day #41

Ho amici viaggiatori seriali, di quelli che investono sino all’ultimo centesimo per visitare ogni angolo del mondo. Gitaioli che non perdono un minuto di tempo libero per trascorrerlo all’aperto, anche solo per compiere lo stesso sorprendente tragitto verso gli scorci più belli della città. Locatari che vivono gli ambienti domestici il minimo indispensabile per dormire, trovare ristoro, lavarsi e vestirsi, consumare i pasti, condurre una versione basic di ménage famigliare. Il resto sempre fuori, in primavera ma anche sotto zero, con la pioggia, il vento, la (rara) neve e il solleone. Costretti e ristretti dalla clausura forzata hanno però reagito in modo esemplare. Vagare con la mente è la condizione di base per spostarsi con il corpo. Ripercorrere le mappe con il pensiero o la conversazione è una fedele riproduzione di un itinerario, soprattutto quando il turista professionista ha fatto propria la topografia dei luoghi e la sua brillante memoria, al servizio dell’esperienza intima, registra i nomi di strade e monumenti, quartieri e mercati, sentieri e spiagge e basta una vaga suggestione per riabilitare i collegamenti con le sensazioni provate. E una volta riprodotta una vacanza a parole e sguardi in tempo reale, ecco il gran finale. Terabyte di foto scattate in ogni parte del mondo visitato si succedono sullo schermo a cinquantadue pollici, attivando un tentacolare varco verso una dimensione spazio-temporale di momenti e cellule e respiri catturati e fermati. Un film in stop-motion a maglie più o meno larghe in grado di mettere in stand-by la vita dalla parte dello spettatore per accenderne una temporaneamente sopita ma sempre carica e pronta all’uso per ravvivare una brama di evasione che nemmeno i cancelli di una chiusura forzata sono in grado di contenere.

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