di senso compiuto

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In 53 anni ho dato solo una festa per il mio compleanno. Anzi, sarebbe più giusto dire ho partecipato a una sola festa in cui il festeggiato ero io, una festa nel senso di vero e proprio appuntamento con tante persone convenute per quello, le bibite e la torta con le candeline. Compievo (o compivo?) 11 anni, frequentavo la quinta elementare, c’era la classe intera invitata e l’organizzazione fu tutto merito di mia mamma. Le conseguenze furono disastrose. Vicini di casa sul piede di guerra, tornei di gioco della bottiglia a gironi all’italiana ospitati nei diversi ambienti della casa, con grave disappunto a posteriori dei genitori dei miei compagni. Senza contare che, a parte qualche amarissima limonata con Luisa e altre smancerie di cui non capivo ancora il senso, ricordo che non mi divertii per nulla e probabilmente è per quello che non mi sono mai più lanciato in un’esperienza di quel tipo in cui trovarmi al centro di una massa di coetanei per giunta sempre più grandi e pericolosi. Quest’anno pensavo però di ritentare l’esperienza in videoconferenza. Magari con gli stessi invitati di allora e una torta con 53 candeline.

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