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ehi tu parco levale le mani di dosso

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Una volta non si chiamavano Giardini Montanelli e non c’erano statue di giornalisti dal passato imbarazzante da imbrattare. Si chiamava Parco Palestro, prima era addirittura sede di un zoo ma l’unico animale che ci ho visto è stato un gigantesco topo morto e no, non sto parlando di un fascista. Lavoravo a due passi e la parte di nord-ovest, quella che dà su Piazza della Repubblica, era la mia succursale della sala da pranzo. Mi portavo la schiscetta da casa e all’una, nelle giornate di bel tempo, mi piazzavo su una panchina per tutta l’ora di pausa che mi spettava. Mangiavo velocemente quello che mi ero preparato la sera prima, o la focaccia che mi portavo da casa (vivevo ancora a Genova e mi recavo quotidianamente a Milano), poi aprivo il libro e dopo nemmeno una pagina già dormivo. Forse mi è capitato persino di sdraiarmi sulla panchina per sfruttare al meglio il relax del contesto ma potrei confondermi con qualche altro parco. Quella volta del topo morto è stato facile localizzarlo perché l’intera area era resa impraticabile dal tanfo e la statua di Montanelli non l’avevano ancora messa. Era una pantegana gigantesca e, per fortuna, hanno chiamato gli addetti del municipio che l’hanno rimossa. Non c’è stato bisogno di dibattiti sui social. Poi ho cambiato azienda e ufficio e, qualche tempo dopo, il Parco Palestro è diventato Giardini Montanelli con tanto di statua. Probabilmente l’hanno chiamati Giardini perché, se l’avessero chiamato Parco Montanelli, prima o poi qualche blogger deficiente avrebbe storpiato il nome da Parco in Porco considerando che, ai tempi dello zoo, magari c’erano anche i maiali. O forse i maiali li hanno messi dopo. Di sicuro i topi di fogna ci sono stati sempre.

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