tutto il mondo è cantiere

Ai grandi teorici e ai paladini del lavoro da casa gli manderei un video da una manciata di secondi che dimostra il forte limite di quella che tutti spacciano come l'evoluzione decisiva del terziario per chi, come me, può trascorrere senza problemi intere settimane senza metter piede in ufficio grazie all'Internet, a tutti i dispositivi che a Internet possono essere collegati e al telefono. Il forte limite del telelavoro per noi che operiamo nei servizi è l'imprevedibile simultaneità con il lavoro degli altri, soprattutto quando il lavoro degli altri è molto diverso dal tuo. Oggi, per dire, sono rimasto a casa per scrivere dei testi a cui sto lavorando senza tener conto dei lavori che il condominio di fronte al mio aveva programmato proprio per oggi. Alle 7.30 di questa mattina due energumeni con tanto di martello pneumatico, flessibile e trapani di varia foggia hanno iniziato a smantellare parte della copertura dei box proprio sotto al mio balcone.

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ALCUNI ANEDDOTI DEI GIORNI SCORSI

sentitevi liberi di respirare

Le strade provinciali che, a raggiera, attraversano tutta la periferia e quei paesini satelliti di Milano per portarti dritto in centro sono costellate da elementi peculiari che è impossibile trovare altrove e che inducono a numerose riflessioni. Su tutte, qualche considerazione di carattere ecologico. Le celebri fermate della tramvia - quando c'è - e degli autobus sono frequentate quasi esclusivamente da stranieri, il che induce a pensare che chi non ha i soldi per permettersi un mezzo di trasporto privato alla fine rientra di diritto nella categoria delle persone più attente all'ambiente, anche se scommetto che trascorrere porzioni di ore sotto pensiline in pessimo stato quando piove metta alla prova chiunque, indipendentemente dalla nazionalità di origine e dal dibattito sullo ius soli.

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pagine che scottano

D'estate fa caldo persino nelle storie che si scrivono. Risulta difficile immaginare dialoghi, trame, scene e situazioni senza l'afa, lo schiaffo in faccia che dà l'uscire dai posti in cui c'è l'aria condizionata al massimo, le chiazze di sudore sulle camicie. Le comparse che i protagonisti notano percorrendo le strade verso i luoghi in cui si svolgerà l'evento principale del romanzo sono tutte persone già vulnerabili che la temperatura rende completamente fuori di testa. C'è uno che sembra vestito da legione straniera ma scalzo che, con un rasoio usa e getta, si depila in una via del centro il ventre sollevando un lembo della camicia color kaki. Un altro, all'angolo della piazza sotto un residence così fitto di camere e relative finestre da sembrare uno di quei palazzoni che i nostalgici della DDR fotografano a spasso per Berlino, a torso nudo e in pantaloncini da ciclista si lancia in una danza da dressage intorno a una siepe e non ha nemmeno un cappello in testa per non aggravare le conseguenze del calore. Una gigantesca donna con le tipiche sembianze dell'est sonnecchia sdraiata su una panchina all'ombra nel parco con una busta di carta sull'addome colma di noccioli di ciliege.

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cosa fare quando vi cola il rimmel

Quando sbarcavo il lunario con il pianobar uno dei miei divertimenti preferiti era infilare richiami ad altri pezzi nelle canzoni che suonavo, questo perché la maggior parte delle canzoni che ero costretto a suonare non mi piacevano, mi sentivo offeso nella mia dimensione artistica, quindi esercitavo il mio diritto di rivalsa con delle citazioni più o meno colte o comunque acute sapendo che nessuno le avrebbe colte (o comunque acute, questa l'avete capita?). Un classico era suonare il tema di chitarra di "Boys don't cry" dei The Cure sulla parte di pianoforte di "Rimmel" di Francesco De Gregori, la sequenza armonica è la stessa e ci sta a pennello. Questo però non è servito a tenermi lontano la nausea per "Rimmel". Gran pezzo, ma se lo suoni tutte le sere dopo un po' rompe ampiamente i maroni. Ed è proprio dai tempi del mash-up con "Boys don't cry" dei The Cure che cerco di de-costruire "Rimmel" in tutti i modi che posso, se non di distruggerlo. So benissimo di non avere nessuna speranza di vincere questa sorta di guerra psicologica, ma per me impegnarmi nel rovinare la reputazione a "Rimmel" ormai è una vera e propria mission. Oggi l'ho sentita alla radio in una versione live ancora più fastidiosa, in cui De Gregori cambia notevolmente la metrica delle parole sulla melodia impedendo persino a un hater come me di cantarla. Così mi sono soffermato sul testo per l'ennesima volta e, alla luce della contemporaneità digitale, ho riflettuto sul fatto che "Rimmel" è una delle canzoni dei cantautori italiani con il testo più superato. Non ci credete?

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BONUS TRACKS

la nevicata dell’85

Alle ragazze dell’artistico piace far le strane ma mica si lasciano puntare come tutte le altre. Stanno sedute al tavolo più esclusivo della Sala da The e ordinano un punch al rum dopo l’altro alle nove del mattino. Noi proviamo a fissarle dritte negli occhi impiastrati di eyeliner con quell’approccio che è tipico del gioco delle parti alla nostra età, ma loro non si lasciano intimorire e tengono botta. Al massimo, se una si scoccia, non ci mette niente a sedersi dandoti la schiena, che è il solito modo umiliante di dire che no, grazie, non mi interessi. [continua a leggere]

DI AVERE UNA MUSICA IN TESTA