voi che avete vissuto altre epoche non avete vissuto per niente

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Spazio Pour Parler

La prima cosa diremo una volta che ci saremo ricongiunti, cari esseri umani che in milioni di miliardi avete abitato questo pianeta sin dalla sua nascita, con le sembianze che conosciamo noi o che abbiamo imparato sui libri di storia, è che voi che avete vissuto altre epoche non avete vissuto per niente, una consapevolezza frutto della sensazione di onnipotenza che dà il digitale. Cosa volete che sia aver messo a ferro e fuoco il Sacro Romano Impero, o aver contribuito alla rivoluzione americana ostacolando gli inglesi a Boston nel 1773 oppure aver aperto i cancelli di un campo di sterminio dopo la disfatta nazista rispetto alla possibilità di raggiungere in tempo reale chiunque sulla Terra con un tweet o applicare certi filtri ammiccanti alle foto di quello che ci apprestiamo a mangiare? L’occasione di confronto con gente che doveva correre a perdifiato per più di 40 km per dare la notizia della vittoria di una battaglia sui persiani, mentre a noi basta aggiornare uno status, confermerà l’opinione corrente per cui solo nel duemila e solo nelle zone raggiunte dalla fibra si giocheranno i destini del genere umano. Quante volte ci capita di pensare a come passano il tempo certe popolazioni del sud del mondo che vediamo alla tv mentre la pubblicità interrompe il nostro reality preferito. Oltre a crogiolarsi in una dimensione primitiva rispetto agli standard occidentali come fanno senza avere disposizione gli strumenti per condividere le loro esperienze di aborigeni o anche solo per farci sapere che stanno percorrendo distanze per noi inconcepibili per procurarsi un paio di pesantissimi secchi di acqua malsana e provvedere ai loro bisogni elementari? La vita in natura può essere comunque molto diversa da come ce la fanno vedere alla tele, anche se può sembrare strano ma nessuno prova più interesse per la natura dietro a questi dispositivi se non per riprodurla, anche solo con banali operazioni di copia e incolla. Vi dirò di più. Se siete arrivati fino a qui avrete capito che il bello di vivere in questi tempi è che posso passare per un intellettuale pure io.

questioni di cuore

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Spazio Pour Parler

Il padre di Alessia è iperteso come me e ieri è tornato a casa con l’ennesima conferma di una leggera ipertrofia cardiaca. Ci sono in effetti momenti in cui si sente strano e associa questa sensazione a una questione di cuore: se mangia una tavoletta intera da cento grammi di cioccolato, quando gli vengono in mente le frasi giuste da scrivere nelle sue recensioni di film che poi affida a un sito di amici per metterle online, quando osserva le mani della sua collega architetto mentre disegna, verso sera quando inevitabilmente affaticato si porta appresso il fardello dello stress stipato nello zaino insieme al portatile dell’ufficio. Se però avete frainteso con le faccende romantiche, avete preso una cantonata. Da quando il padre di Alessia si è separato si lamenta che nessuno è più interessato a lui, almeno è quello che dice a me mentre ci asciughiamo dopo la doccia, in palestra. Anche io mi sono sottoposto subito dopo di lui alla visita di rito per poter ottenere il certificato medico utile a deresponsabilizzare l’associazione sportiva dilettantistica nel caso ci venga un coccolone durante l’attività fisica, frequentiamo lo stesso corso. Gli ho fatto presente che, per questo genere di cose, dovrebbe però provare in palestre più alla moda dove si iscrivono utenti più giovani e in forma, oppure affidarsi ai siti di incontri come fanno tutti. So di banalizzare la questione. Il fatto è che non ho problemi, da questo punto di vista, e mi sento di pontificare agli altri suggerimenti campati in aria. Il caso mi fa spesso incontrare persone interessanti con cui scambiarci opinioni su libri e dischi, per me quelle due ore di ginnastica che io e il padre di Alessia trascorriamo insieme costituiscono un divertimento con il valore aggiunto che sudo come un maiale il che, a detta di tutti, fa bene perché mi aiuta ad espellere le tossine. Scambiare quattro chiacchiere come queste con lui è tutto sommato piacevole. Ho cercato così di rassicurarlo: anche io soffro di una leggerissima ipertrofia ma, a essere sincero, mi preoccupano di più certi periodi come questo in cui non trovo letture coinvolgenti. Prendo in prestito romanzi in biblioteca ma non scatta la scintilla. Anche queste sono questioni di cuore, a loro modo, con la differenza che tutto, nelle storie che leggiamo nei libri, alla fine trova una conclusione.

clicca qui per scoprire a quale personaggio del mondo dello spettacolo assomigli

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Spazio Pour Parler

Ottimo risultato della nostra rappresentativa regionale lo scorso weekend ai Campionati Nazionali di Intelligenza Comparativa, malgrado l’assenza dell’attaccante Federico “Sox” Sosiani lasciato a riposo dai coach che hanno confermato così il parere medico sulla sua soglia attentiva non ancora completamente a regime dell’atleta. Il bomber di Casalpusterlengo non si è infatti correttamente ancora rimesso, a giudizio della Federazione, dopo le polemiche suscitate la scorsa stagione da alcune clamorose gaffe nelle prove di ricerca della somiglianza degli avversari, un episodio increscioso che purtroppo ha leso in parte la sua fama di fine osservatore.

L’affaire Sosiani ha costituito un fondamentale momento di riflessione non solo per gli addetti ai lavori, estendendosi come un vero e proprio caso di studio per l’opinione pubblica: non è da tutti, infatti, saper abbinare un volto o un tratto somatico a un altro, ci vuole allenamento e le conclusioni affrettate possono urtare la sensibilità degli interessati. Chi di voi, per esempio, ha detto ad Antonella che ricordava tantissimo Loredana Bertè? Solo chi ricorda la giovinezza dell’interprete di tanti successi della nostra musica leggera ha ancora in mente la sua particolare e sfrontata bellezza, mentre gli amanti del genere conservano ancora il numero di quella rivista osé con la sua foto in copertina in versione velatamente scollacciata. Antonella, di ben altra generazione, è stata testimone solo delle ultime apparizioni della Bertè in alcune recenti trasmissioni tv e di quel paragone non va altrettanto fiera. Chi può dire infatti che essere accostati a questo o quel personaggio di successo possa essere costruttivo e non invece diventare causa di frustrazione? L’episodio ha riaperto l’annoso dilemma sull’opportunità o meno di questo genere di competizioni. Ricordiamo anche che esiste un programma TV in cui certi personaggi del jet set fanno di tutto per interpretare – trucchi ed effetti speciali compresi – altri colleghi, il che può risultare altrettanto offensivo. Chi è senza archetipo, quindi, scagli la prima pietra.

la vita è un ciclo da lasciare dove capita

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Spazio Pour Parler

Quando finisce il sabato le bambine con le sneakers alte coperte da strass luccicanti giocano a rincorrersi salendo e scendendo lungo i tappeti mobili inclinati tra un piano e l’altro del centro commerciale, mentre le mamme con il carrello pieno di spesa le osservano con quell’espressione che trasmette l’ammissione di quanto siano cresciute nel frattempo. Nell’aria si diffonde una canzone che ripete ossessivamente “Tu dabadan dabadan”. Qualcuno invece ha lasciato una bicicletta Ofo, inconfondibile nella sua “giallezza”, nella hall del complesso e al momento non si sa ancora se tornerà a prenderla terminata la spesa o se si tratta di una ragazzata come quelle che si sono viste a Milano negli ultimi giorni. Bici parcheggiate nelle fontane o negli alberi. Qui per pochi metri siamo già in periferia ma questo non conta. C’è qualcosa che nel modello di business delle bici a noleggio lasciate a cazzo per la città alla fine dell’uso non funziona, o hanno davvero un costo così irrisorio per i produttori rispetto a un margine talmente ampio che è già considerato a priori il possibile ciclo (è proprio il caso di dirlo) di vita in casi estremi (e a volte accelerato da delle teste di cazzo) prossimo allo zero.

Quello che ci immaginiamo della produzione di merce in massa dalla Cina e che vediamo nelle botteghe stesse di quel centro commerciale o ai piedi delle bambine come quelle che continuano il loro gioco preferito del weekend riguarda ora anche i mezzi adibiti al bike sharing. Milioni di operai che costruiscono miliardi di biciclette che qualunque testa di cazzo può arrogarsi la libertà di prenderle e mollarle dove gli pare tanto è della comunità. Nessuno di quei milioni di operai si sentirà frustrato? Allora, a questo punto, regaliamo una Ofo o una Mobike a ciascun abitante e poi che si arrangino loro a tenerla con cura, a non farsela rubare, a legarla alle rastrelliere o al massimo ai pali della segnaletica stradale. A nessuno verrebbe mai in mente di appendere a un albero la bici di qualcun altro, nemmeno se è identica a miliardi di altri esemplari sparsi per il mondo. E per quella abbandonata al centro commerciale spero ci sia un modo, con le telecamere per la video sorveglianza, di vedere cosa è successo in quel pomeriggio di un sabato che volgeva al termine, mentre per molti la spesa è un modo per stare insieme e, per  certi bambini, di avere finalmente l’attenzione dei genitori che si meritano.

siamo tutti un po’ più razzisti, fateci caso, forse perché siamo un po’ più poveri

Pubblicato il 1 commentoPubblicato in Spazio Pour Parler

Mi è successo per il secondo sabato di fila. Stamattina alla Coop c’era la possibilità di fare un po’ di spesa solidale con generi di prima necessità da devolvere ai detenuti del carcere di Bollate e, nel mio piccolo, ho contribuito con un paio di tubetti di dentifricio corredati da spazzolini. Poi, proprio all’ingresso, c’era un’area dedicata ai prodotti di Libera in offerta al 20% e ho preso un po’ di pasta integrale e una marmellata. Tutto questo darsi da fare per gli altri è stato però compensato con una montagna di scatolette per gatti, i miei, erano in promozione e ne ho approfittato.

Ed è stata proprio quest’ultima consistente componente della spesa ad attirare la curiosità dell’addetto al banco pescheria che non si è dimostrato sorpreso – di fronte alle mie spiegazioni – del fatto che i miei due felini domestici mangiassero così tanto. Il pesce era per me, ovviamente, ma è chiaro che di fronte a un’occasione di risparmio così evidente concordava sull’opportunità di portarsi avanti con una bella scorta. Mentre mi pesava i filetti di persico mi ha rivelato invece quanto i suoi gatti non gradissero quella marca di umido.

La stessa cosa è successa alle casse. Le operatrici sono spesso entusiaste del modo in cui organizzo le scatolette sul nastro trasportatore. Compro sempre quantità pari perché i miei gatti sono due e cerco di far loro mangiare lo stesso gusto, una confezione a testa per pasto. Così faccio torrette da quattro, in raggruppamenti da otto in totale, e le cassiere possono verificare il codice a barre di una e moltiplicarlo per otto, velocizzando di gran lunga le loro operazioni. Questo genere di premure si notano di più quando faccio la spesa così presto come stamattina. Verso la fine del turno anche queste accortezze passano inosservate e non biasimo per nulla chi fa questo mestiere. Comunque la cassiera di stamattina, oltre a complimentarsi per l’ottimizzazione della disposizione della merce, mi ha surclassato in quanto a gatti domestici – ben quattro! – e a intelligenza di consumo. Lei compra le marche più costose – mica come le mie da supermercato – su Internet, risparmiando molto più di me sulle grandi scorte.

Ora vengo al dunque. Tutta questa socialità sembrava essersi esaurita all’uscita, dopo la consegna dei generi a chi raccoglieva la spesa per i detenuti. Invece il venditore di roba contraffatta che staziona fisso lì fuori e che a volte mi saluta e a volte no, oggi si è comportato in linea con i dipendenti del supermercato e ha tentato un approccio commerciale che ho dribblato sagacemente. Non mi interessa nulla della sua merce, che invece suscita la curiosità degli acquirenti più anziani.

Mentre riponevo il carrello poi mi è avvicinato il figlio della famigliola rom che invece presidia abitualmente il parcheggio. Visto che anch’io, come tutti voi, sono sempre più razzista gli ho negato la moneta del carrello. Ho riposto la spesa nel portabagagli e poi, ancora una volta, il senso di colpa per così tanto impegno economico profuso per delle bestie (benché domestiche) in contrasto con l’indigenza altrui si è fatto nuovamente sentire. Ho pensato anche al ragazzo della pescheria, alla cassiera con i suoi quattro mici, a Libera e ai suoi prodotti, ai carcerati che si laveranno i denti con quello che ho acquistato per loro in questa giornata così speciale piena di chiacchiere e di bontà e persino al venditore all’uscita della Coop, che comunque qualche euro bene o male lo raggranella. Ho messo mano al portafoglio e ho tirato fuori la moneta di prima, il ragazzo rom lo ha capito ed è tornato da me per prendersela e ringraziarmi, poi è corso dentro, immagino per comprare qualcosa da mangiare per sé e per la sua famiglia.

BIG (scritto tutto maiuscolo che fa più effetto)

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in 50 anni e New Wave, alti e bassi di fedeltà sonora

Avete presente quei film in cui per un incantesimo un adulto diventa un bambino e viceversa? Per un periodo di tempo padre e figlio o madre e figlia o zio e nipote o prof e alunno, ora non ricordo bene la trama, si scambiano i corpi e la vita stessa e così vivono reciprocamente i pro e i contro dell’uno e dell’altro ruolo. Non oso pensare a cosa peggiore e per fortuna che, se a qualcuno di noi succedesse davvero, faremmo di tutto per svegliarci dal brutto sogno.

Ho pensato a questa specie di stregoneria qualche giorno fa mentre viaggiavo sulla metro per tornare a casa dall’ufficio, tutto fiero della mia copia in vinile della ristampa di “Our love to admire” degli Interpol pubblicata per il decennale dell’album, fresca di acquisto e pronta per essere messa sul piatto. Ai tempi, da ignorante qual ero, avevo preso la versione su cd e, da allora, ho vissuto nel rimpianto dell’occasione perduta fino a quando una brillante strategia commerciale del terzetto newyorkese ci ha messo una pezza e io, target perfetto per questo tipo di stregonerie, mica quelle a cui facevo accenno su, ci sono cascato come un pollo.

Comunque è successo che una ragazzina delle superiori con una felpa rossa di Abercrombie si è seduta accanto a me, ha inforcato gli auricolari e ha messo “Unknown Pleasures” sul suo iPhone, l’ho visto perché mi piace sbirciare di nascosto quello che ascolta la gente e poi l’intro di batteria di “Disorder” è talmente noto ed elementare nella sua esecuzione che lo riconoscerei anche mimato. Ora non voglio riaccendere la vecchia solfa della musica derivativa e di Paul Banks che imita il timbro di Ian Curtis, visto che ormai la questione si è risolta almeno dal 2007. Ma in quel frangente c’è stato un ribaltamento dei piani, una specie di sottosopra tanto per parafrasare una nota serie TV di moda, in cui chi sta da una parte ha lasciato il posto a chi sta dall’altra. Un cinquantenne con canzoncine da ragazzini, una ragazzina con nelle orecchie la storia della musica moderna. La magia si è protratta per almeno cinque fermate, poi ho iniziato a preoccuparmi per i compiti che avrei dovuto fare per il giorno dopo.

le cose che fanno stare in pensiero

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in Spazio Pour Parler

Il modo più veloce per addormentarsi, secondo la più recente relazione del Denver Oneiric Institute, si conferma per l’ennesima volta la proiezione fantastica di situazioni di approccio romantico con la persona su cui si ripongono maggiormente le proprie mire, a partire dal momento in cui ci si corica. La novità di quest’anno è la seconda posizione occupata da LinkedIn, ma sulla tediosità del più celebre social network dedicato allo stalking professionale e sul suo involontario contributo a favorire il sonno dedicheremo un servizio a parte.

Questa volta invece vogliamo andare a fondo su questo fenomeno diffusissimo il cui primo posto nelle classifiche di settore non è mai stato messo in discussione. Ed è curioso che si tratti di un metodo comune alla stragrande maggioranza del genere umano a giudicare dal punteggio ottenuto, malgrado le occasioni di confronto su queste tematiche così intime siano precluse dal pudore dei singoli. D’altronde, finché non ci sarà dato modo di leggere nelle teste altrui saremo liberi di immaginarci quello che vogliano e, detto tra noi, speriamo di non essere costretti un giorno a condividere anche questa parte del nostro corpo. Ci hanno davvero preso tutto ma almeno un apparato, l’anima o la mente o quel che è, rimarrà per sempre di nostra pertinenza.

Questo per dire che nessuno ammette di “farsi i film mentali”, come dicono le nuove generazioni, ma se si tratta di un’attitudine che riguarda tutti quanti nessuno escluso probabilmente c’è qualcosa sotto e si vede che fa parte della nostra natura, allo stesso modo per cui gatti domestici a migliaia di km di distanza assumono lo stesso comportamento trovandosi sulla pancia dei rispettivi proprietari seduti sul divano di fronte alla tv o per cui cani che non si sono mai visti né parlati quando gli lanci l’osso lo riportano senza discutere al cospetto dei piedi del padrone.

Per questo, caro Ale, non ti devi preoccupare e so che Cristina è ancora bella come un tempo. Saranno tutte quelle distanze che macina in montagna che la tengono in forma anche se il suo abbigliamento tecnico entry-level con cui me l’hai mostrata di certo non contribuisce a renderle giustizia. Delle sue foto su Facebook che mi hai mandato ti confesso che la mia preferita è quella in cui si sforza di spingere la piccola giostra scassata. I suoi due bimbi che vi siedono sopra sembrano comunque divertirsi malgrado le condizioni del parchetto sul mare in cui sono stati ripresi e, più in generale, malgrado la cittadina in cui vivano ora dopo che Cristina ha divorziato. Caro Ale, puoi riprendere a rivivere tutti quegli episodi che non hai mai sperimentato dal vivo bloccato con le spalle al muro dalla timidezza, tanto non sei mai riuscito nemmeno ad approfondire la conversazione mentre la pensi, sdraiato sul letto a pancia all’insù, visto che sprofondi nel sonno dopo pochi minuti, un tempo non sufficiente a far sì che Cristina si ricordi di te.