alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 08.01.2019

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The New Yorker, A Millennial in the Year 2050
Ivan Ehlers illustrates a humorous depiction of what he imagines a millennial will look like in the year 2050.

Doppiozero, La Stefi e il suo nome
Alla sensibilità di Grazia Nidasio, morta qualche giorno fa, si deve una preziosa testimonianza culturale e chi ha un’attenzione autentica per l’espressione italiana e per la sua storia non deve trascurarla. Era la metà degli anni Settanta del secolo scorso. La disegnatrice e autrice milanese inaugurò una serie di arguti racconti di tenere vicende di vita quotidiana, facendone protagonista una bambina. La battezzò “la Stefi” e creò uno dei suoi personaggi meglio riusciti.

Luca De Biase, Apocalittici e integrati nell’epoca dell’intelligenza artificiale
La preoccupazione sulla possibile nascita di una intelligenza artificiale coscientemente orientata a fare interessi diversi da quelli degli umani è nata da considerazioni logiche molto solide e da capacità narrative di grandissima qualità, ma oggi è stata strumentalizzata da banalizzatori che contribuiscono molto meno alla cultura e che al loro potere.

Paste, Hear The Ramones Play 27 Songs in an Hour on This Day in 1978
A week after recording the live album It’s Alive in London on New Year’s Eve 1977, the Ramones played a Saturday night show at the Palladium in New York City. At the top of the set, the band skips the banter and dives right in with the amped-up “Rockaway Beach,” and the crowd is likewise fired up. This set, while meaty, is a story in efficiency: In just under an hour (around 55 minutes, to be exact), the band play through 27 songs from their first three albums, Ramones, Leave Home and Rocket to Russia, which had only just been released a few months prior.

Not, Apocalittici e integrati nell’epoca dell’intelligenza artificiale
Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito all’incessante erosione di tutte quelle cose che ritenevamo essere caratteristiche dell’ordine naturale in Occidente, come ad esempio il welfare state o i diritti dei lavoratori, proprio perché erano i figli ormai inutili di un periodo storico concluso. Negli ultimi 10, invece, siamo entrati in una fase – quella in cui vediamo emergere le forme politiche adatte a regolamentare la loro cancellazione.

Agi, L’italiana che da Londra ha creato la mappa sonora mondiale della poesia
È nata a Londra da un’idea italiana la prima mappa sonora mondiale della poesia. Un progetto digitale che fiorisce da un sogno antico della scrittrice romana Giovanna Iorio: “Ascoltare tutte le voci poetiche del mondo del presente e del passato, togliere il fruscio della carta dalle parole, restituire ai versi la purezza della voce”.

Fardrock, L’ultima apparizione pubblica di Freddie Mercury
Dopo aver preso coscienza della malattia, il cantante decise di continuare a lavorare, scrivendo e registrando brani per la band che vennero pubblicati solo dopo la sua morte.

i cigni sono in buona compagnia

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Nella mia idea di inferno ci sono solo due canali televisivi in cui sul primo passano ininterrottamente solo episodi di Grey’s Anatomy e sul secondo c’è una fiction italiana che è una specie di Whiplash de noantri ma, chiaramente, essendo italiana il focus non è certo sul jazz ma sulla musica classica o anzi sull’idea che gli italiani hanno della musica classica perché comunque bisogna adattarsi al target (un po’ come la storia del concerto di capodanno in versione Discoring come tentativo di fare un dispetto agli austro-ungarici e alla loro marcia della conquista a botte di autarchia melodica), con tanto di direttore d’orchestra dispotico ma il punto è che in quanto fiction italiana non si capisce una parola dei dialoghi perché gli attori ça va sans dire non hanno molta dimestichezza con la recitazione, nemmeno quelli che di mestiere fanno i musicisti in gruppi di cabaret in auge e che sul palco sono pure simpatici ma che, chissà perché, si fanno tirare dentro a fare gli attori con risultati discutibili e che, e poi arrivo al punto nel senso di mettere il punto a questo periodo lunghissimo, comunque nell’insieme in questa fiction italiana sono il meno peggio. E sempre in questa fiction italiana è tutto il peggio di tutto dal punto di vista proprio della recitazione. Non si capisce una parola di quello che gli attori dicono e il fatto che non si comprendano i dialoghi poi alla fine è difficile dire se sia un bene o un male e la conferma viene anche quando i protagonisti abbandonano temporaneamente la loro interpretazione di giovani musicisti classici in erba per il ruolo di cantanti pop-rock, aspetto che colloca la fiction in questione persino nella categoria dei musical, con canzoni a partire da “Creep” dei Radiohead, ai cui autori già non gli bastava concedere la possibilità a Vasco Rossi di farne una discutibile cover ma poi ne hanno permesso l’uso in questa specie di musicarello trasmesso in prima serata e realizzato in una specie di lingua straniera perché non ditemi che quello è italiano perché quello è italiano tanto l’idioma di Pingu. Per questo esiste un canale Youtube dedicato a Pingu sottotitolato e, allo stesso modo, ci vorrebbe un canale Youtube dedicato a cose come “La compagnia del cigno” sottotitolate ma io ci metterei anche “L’amica geniale” e comunque, per chiudere, come dice un mio amico di Facebook, non capisco per quale motivo non doppiare le fiction italiane: abbiamo i peggiori attori dell’occidente e i migliori doppiatori del mondo, solo io ci vedo un’opportunità?

in omaggio con la prossima uscita

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Da quando la dematerializzazione ne ha sancito l’obsolescenza e quel tipo di supporto lì è uscito di produzione (credo che la stessa azienda che ne detiene il brevetto sia fallita o si dev’essere reinventata con un business completamente diverso) il sig. Gianni ha dovuto rinunciare alla sua collezione di sogni a occhi aperti. Stiamo parlando di una raccolta completa che partiva con il numero zero, una sorta di puntata pilota pubblicata quella volta che era tornato a casa dalla cena alla Trattoria dei Cacciatori a 12 anni con suo papà, una serata che aveva trascorso a giocare a flipper con una ragazzina che era rimasta tutto il tempo a lato a seguire stupita le sue prodezze mentre gli adulti si abbuffavano di cinghiale. Il sig. Gianni era riuscito a tenere botta da allora tutti i giorni per quarant’anni malgrado la deriva contenutistica delle uscite più recenti, d’altronde non si può pretendere continuità di alto livello alla creatività, anche le menti più geniali dopo un po’ non sanno come e dove attingere. La terza età stava infatti riducendo i confini dell’ispirazione del sig. Gianni a cose che persino gli archivisti della tv nazional-popolare e generalista avrebbero collocato nella categoria varietà e avanspettacolo. Ora, voi che non ne usufruite forse non potete comprendere la gravità della cosa. Il problema è che quel tipo di pellicola non la fanno più e addirittura oggi, con tutte le macchine dei sogni digitali in commercio, senza contare le modernissime mirrorless, nessuno sembra sufficientemente lucido da avvicinare la gravità della questione a paragoni catastrofici con altri fenomeni a partire dalla sparizione delle api, ma più di uno studioso è arciconvinto che se nessuno riesce più a sognare a occhi aperti la fine della nostra civiltà come la conosciamo è dietro l’angolo, e soprattutto non venite a dirlo a quelli come me che ancora acquistano vinile.

alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 06.01.19

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Ritorna di moda il blog’n’roll, tenetevi pronti.

Paolo Nori, “Da febbraio”
Non mi ricordo mai i nomi delle strette di mano, quando qualcuno si presenta e dice piacere, sono Tizio, piacere sono Caio, ecco io lì per lì mi agito sempre un po’ e i nomi di Tizio e Caio non me li ricordo mai, e dopo devo chiederli di nuovo, che è sempre una brutta figura.

Popcore, “Lo spot della Conad, le valigie piene di caciocavallo, il patriarcato e altre cose che si mangiano al sud”
Mi rendo conto che il 2019 è solo un anno e se per me significa rivoluzione tecnologica, blockchain, sostenibilità e turismo spaziale, per la Zà Rusina significa un altro anno a chiedersi perché sua nipote non si sposa, per mia madre significa un altro anno a sperare che le faccia un nipotino e per la madre della mia vicina di posto cos’altro poter mandare alla figlia che non si sia già portata dentro le enormi valigie. Che il sessismo, il patriarcato, il femminismo, sono concetti da spiegare alle nuove generazioni per modellare un futuro inclusivo, ma che non posso pretendere siano inseriti in uno spot di qualche secondo, che racconti e stravolga le granitiche certezze di una generazione già ‘fatta e finita’.

D I S . A M B . I G U A N D O, “I messaggi di auguri standard, uguali per tutti”
Ed ecco il disastro: “Tanti auguri per un meraviglioso 2019”, “Cari e sinceri auguri di buone feste e felice anno nuovo”, “Auguro il meglio a te e ai tuoi cari”. Ma soprattutto: la gif animata con il numero 2019 che balla o l’alberino di Natale che ondeggia al suono di Jingle Bells, il videino con il babbonatalino che sculetta o con lo spogliarello (maschile, femminile, gay, quel che vuoi) con accessorio rossonatalizio che alla fine resta. E via dicendo.

chi ha paura di virginia woolf?, “La parte migliore di me”
Tra i tanti regali natalizi uno, graditissimo, era corredato da un bigliettino affettuoso a nome degli uomini di casa. Si faceva menzione, nella dedica, al regalo che avrebbe dovuto proteggere “la parte migliore di te”

Loudd, “Big Joanie – Sistahs”
Un disco di gente che non è capace a suonare, nel 2018, deve avere canzoni straordinarie per risultare convincente. Il 77 è finito da un pezzo e, oggi, anche il punk più situazionista può contare su batteristi che vanno a tempo, chitarristi dotati del minimo sindacale di tecnica e bassisti che se la cavano anche senza plettro. Per non parlare delle diavolerie che si usano in studio e che possono far sembrare bravi e intonati cani e porci.

N3rdcore, “Bandersnatch, una recensione a bivi”
Il tuo obiettivo è trarne un parere da condividere su internet, potrebbe essere una recensione estesa o un giudizio più sintetico, l’importante è scrivere qualcosa, perché in questa realtà si ha diritto di cittadinanza solo commentando su internet i fatti del giorno ricevendo, se possibile, un discreto numero di like. Intorno a te i pareri fioccano ovunque.

La McMusa, I libri di dicembre 2018
Ambientato in un New England impensabile e gelido, il romanzo di Joe Clifford insegue due fratelli su un furgone scassato che, di motel in motel, di birra in birra, di ricordo in ricordo, cercano di rivendicare per se stessi e per la cittadina in cui vivono un destino più pulito o, almeno, meno lercio. E lo cercano in cima a un monte che si chiama Lamentation.

Annamaria Testa, “Brutte persone: ciò che diventiamo se non ci stiamo un po’ attenti”
Del resto, non c’è gusto né merito a comportarsi bene se si ignora quanto è facile e istintivo comportarsi male. E non c’è ammirazione verso chi si comporta da brava persona se non si è consapevoli di quanto siano forti le tendenze a essere egoisti, fatui, superficiali o insensibili.

un vago vago vago sospetto

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“Le donne con la loro smania di trascorrere ogni minuto del loro tempo libero a organizzare vacanze, weekend lunghi, ponti e gite in ogni spiraglio di festività per poi condurre noi uomini come bagagli inespressivi in giro per il mondo costituiscono una rottura di maroni a noi uomini per via di tutto il tempo che, chiedendoci pareri su questa o quella sistemazione, sottraggono alle nostre passioni preferite a partire dagli incontri di calcetto che ci organizziamo settimanalmente e guai a perdere un solo appuntamento perché si sa, noi uomini medi nelle cose a cui ci dedichiamo siamo metodici e ogni partita che sfuma per cause di forza maggiore soprattutto riconducibili a obblighi matrimoniali comporta un duro colpo alla nostra autostima che poi immancabilmente va a riflettersi sulla virilità e, di conseguenza, impatta sul menage famigliare e, manco a dirlo, le donne hanno ancora più tempo da dedicare a tenere sotto controllo la vita degli uomini. Quindi ben venga la tecnologia, ambito in cui le donne non capiscono una mazza, perché anche se ci sarà inizialmente richiesto uno sforzo maggiore nell’impostazione dei parametri degli aggregatori di big data provenienti dalle piattaforme di settore risparmieremo tempo nel fornire risposte alle nostre donne e nessuna delle finestre che dedichiamo alle sfere della nostra esistenza e che hanno importanza superiore a qualunque altra cosa verrà in alcun modo penalizzata”.

(Da “Leggere tra le righe degli spot ad alto contenuto maschilista”, a cura di Phileas Fogg, New Travel edizioni)

non lasciate che i capodanni futuri siano la somma dei capodanni passati

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Con gli occhiali da lettura e le cuffie avvolgenti ci sentiamo come i palombari sott’acqua, chiusi nel loro casco. Ed è proprio in questa confort zone che ho messo insieme due cose che erano strettamente connesse ancor prima che io me ne accorgessi. Ho dedicato qualche minuto a scorrere la mia bacheca su Facebook, il pomeriggio dello scorso 31 dicembre. Ho letto un ricordo di Lele che rammento anch’io vividamente: adolescenti avvolti in cappotti neri acquistati in un negozio di roba usata, gli anfibi, il 1980 e qualcosa, il walkman con le inconfondibili cuffie con le protezioni per le orecchie in spugna grigio scure, e soprattutto la didascalica “New Year’s Day”, ridondante per l’occasione ma non c’è molto da fare, i giovani hanno bisogno di emozioni poco complesse e pronte all’uso. La mattina di capodanno, cioè qualche giorno fa, alle nove stavo attraversando Milano in auto per riportare a casa mia figlia dopo il primo veglione della sua vita trascorso con gli amici. Ho ripercorso la stessa strada lungo la quale, la sera prima, l’avevo accompagnata, ma la luce del mattino mi ha permesso di notare, nell’assordante solitudine tipica del primo dell’anno fatta di carcasse di petardi e vestigia dell’ebbrezza altrui, l’angosciosa bellezza della modernità che in quel frangente culminava con la nuovissima skyline di City Life immersa in un’algida foschia pregna di polveri sottili e di altri rarefatti presagi per le sorti del pianeta in cui viviamo. Ho ripassato così parola per parola le mille raccomandazioni che le avevo fatto la sera precedente, poco prima che scendesse dall’auto, e il momento in cui mi ha fatto notare che, con quello che combinavo alla sua età, non ero certo la figura più indicata a fornire parametri di modelli di moralità. All’ultimo semaforo rosso, posto a un incrocio di un’arteria in cui non si vedevano automezzi in nessuna direzione ma solo una donna sola con il suo cane, mi sono convinto ad aprire il finestrino di un dito, uno spazio sufficiente a soffiare fuori una boccata di qualcosa che avevo dentro e che aveva quel maledetto sapore che ti resta quando hai tanto da preoccuparti di ciò che ti circonda ma, alla fine, punti sempre e solo dentro di te.

la superfavola

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Non ho mai sottoscritto la tessera al club dei nostalgici e penso che nemmeno quest’anno mi avranno tra le loro fila. Ieri sera, per dire, ho dato un’occhiata su Rai Play, nella sezione Teche, a una puntata di Fantastico 1979. Ebbene, io me lo tengo ben stretto il mio presente. Evviva anche quest’anno nuovo. Evviva il 2019. Se non ci piace ci sono millemila modi per migliorarlo, ma tre minuti abbondanti di balletto con Heather Parisi che canta “Disco Bambina” in una sigla di un programma tv del sabato sera mi sembra così distante dalla natura del genere umano che davvero non capisco come sia potuto succedere. Eppure c’eravamo tutti, quella sera lì, seduti sul divano e con la tele probabilmente ancora in bianco e nero, a ridere con Beppe Grillo e Loretta Goggi. Così ho capito che in quest’anno nuovo non ricorre solo l’anniversario del crollo del muro e dell’introduzione dell’euro, ma è anche il quarantennale di quella roba lì, e i nostri figli devono ringraziarci per il fatto che sicuramente abbiamo imbruttito il mondo ma li abbiamo liberati da quel modo di dare spettacolo. E pensare che il passo di danza in cui Heather Parisi andava giù con la gamba tenendosi il piede dell’altra ci sembrava il massimo della modernità. Quanto eravamo ingenui.

cerume

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Ad oggi tutti i grandi visionari della letteratura e cinematografia di fantascienza hanno decisamente toppato. Dopo UFO, Stanley Kubrick, gli autori di Spazio 1999 e Strange Days, ieri è stata smentita l’ultima grande previsione. Anche se mancano ancora 363 giorni alla fine di questo 2019, sarà difficile che quest’anno si possa manifestare lo scontro finale tra cacciatori e replicanti come narrato nel celebre Blade Runner. La storia del film si svolge proprio nel 2019 ma di macchine volanti, città sovraffollate da orientali, pioggia continua, domotica spinta e, soprattutto, robot che ti pigliano a ceffoni e poi fanno pure i filosofi con la paternale sulle lacrime nella pioggia dopo averti risparmiato la vita non c’è nemmeno l’ombra. Il 2019 non vedrà quindi il crollo della Tyrell Corporation ma, semmai, potremo assistere alla Johnson & Johnson ridotta sul lastrico per la messa la bando dei Cotton Fioc. Il genere umano compie quindi un nuovo salto evolutivo. Da oggi sarà scritto a lettere cubitali nel nostro DNA di non produrre più il cerume perché privi dello strumento più efficace per rimuoverlo. Che poi la diffusione degli auricolari per gli smarthpone, oggi che è tutto un metterseli e toglierseli per telefonare e ascoltare musica, già ne aveva dimostrato l’inutilità come per le tonsille. Quindi niente, chissà se qualcuno ha scritto in passato qualcosa su un futuro distopico in cui il mondo è dominato da chi conosce la cura per rimuovere i tappi dalle orecchie. Non ho ancora visto l’episodio interattivo di Black Mirror, chissà se Bandersnatch vuol dire proprio quell’azione lì che facevano le nostre nonne con l’angolo dell’asciugamano arrotolato.

cancelleria

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Il mestiere di insegnante di scuola primaria consente anche di riciclare molte delle cose appartenute ai propri figli nel corso del loro ciclo scolastico e poi abbandonate perché superate, obsolete o poco adatte alle classi successive. Per esempio ho riesumato una cartellina un po’ più grande del formato A4 di Winnie The Pooh che utilizzo come raccoglitore dei lavori di arte e immagine. Nessuno ha criticato la mia scelta, risulta perfettamente in target con le persone con cui sono in contatto sul posto di lavoro e mi permette di avere qualcosa a cui sono affezionato sempre con me. Di certo non avrei mai potuto utilizzarla per il lavoro che facevo prima.

Non solo. Mia figlia ha smesso con il disegno tecnico dopo la terza media, quindi mi sono appropriato di compasso e squadrette. Alcune cose, però, ho deciso di comprarle nuove perché non vedevo l’ora di dotarmene. Ho acquistato un capiente astuccio della Eastpak per contenere l’insostituibile Bic Multicolore, la matita rossa e blu, i miei inseparabili Tratto Pen che però uso poco perché l’inchiostro è troppo forte e con certi quaderni va a compromettere la facciata sottostante a quella su cui si scrive, un set completo di mini-evidenziatori, la matita in grafite, quella con le mine ed è un peccato che sia fuori produzione la ricaricabile Minamì altrimenti mi sarei comprato anche quella. Poi ho la gomma, il temperamatite, un righello, un paio di biro avute in regalo come gadget dai clienti dell’agenzia in cui lavoravo prima, un pacchetto di post-it brandizzati Blackberry fatti a nuvoletta che fanno impazzire i miei alunni e un bel po’ di graffette colorate che uso quando devo raccogliere insieme i fogli protocollo delle verifiche con le schede fotocopiate corrispondenti.

L’equipaggiamento comprende anche un cordino arancione per gli occhiali da lettura che mi consente di tenerli sempre appesi al collo. L’ho preso coloratissimo perché hanno la montatura grigia e quando li poso sul tavolo non li vedo e dovrei munirmi di un paio di occhiali per trovare gli occhiali. Infine i miei ex colleghi mi hanno regalato una bellissima e praticissima borsa in pelle da maestro che uso per portare avanti indietro i libri da casa a scuola. Tutto ciò può sembrare una trovata situazionista ma vi assicuro che invece no, è un approccio sincero e il fattore estetico è puramente secondario a quello funzionale. Vi ho convinto?