doppia t come terremoto e traggedia

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Ho provato a immaginare il team di creativi e copy come me nel corso del brainstorming da cui è nata l’idea di “colluttorio” da scrivere con due t perché più “ttorio, più denso”. L’idea potrebbe essere nata da uno svarione dell’account che ha raccolto il brief. “Ragazzi, il nostro nuovo cliente produce un colluttorio”. Ci sarà stato poi uno dell’agenzia che ha studiato più degli altri – e che guadagna sensibilmente di meno dell’account che non conosce la grammatica – che avrà corretto il refuso ma nel modo che sappiamo solo noi copy gentili, cioè senza far pesare l’ignoranza altrui. Diciamo “non mi sono spiegato” anziché “non hai capito”, per esempio. L’account allora si sarà difeso dicendo di averlo scritto apposta proprio perché con quella doppia che non c’è si sottolinea l’efficacia del prodotto. Due t puliscono più di una, per dirla come quell’altro intellettuale che pubblicizzava il gelato. A quel punto sarà intervenuto il direttore creativo che, trovando divertente la querelle, avrà pensato di giocare con quell’idea nata per caso, ed ecco il “colluttorio Biorepair” da mettere in bocca a quella specie di Emanuele Filiberto scelto come attore e che, grazie alle due T, non fa fare figure di merda agli illetterati.

il piede giusto

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Quando ero giovane tutte le mie storie sentimentali iniziavano con le stesse dinamiche M5S/PD dei giorni scorsi e io ero sempre Zingaretti. Non a caso l’unica passione bilaterale equivalente ed esplosiva poi me la sono sposata, ma quelle precedenti sono state tutte un boh, un tira e molla, un non ne sono sicura poi sì poi di nuovo no poi ci devo pensare poi si alzava la posta con il dover accettare strascichi della storia precedente e così via. Il fatto è che in amore se le cose le decidi a tavolino – e succede anche questo – la bellezza del nuovo inizio va a ramengo. L’amore non è un compromesso o l’imposizione di una manciata di punti programmatici da accettare senza discussione. Tantomeno un rimpasto, un ribaltone, un inciucio, un governo del cambiamento. In amore esplode la rivoluzione e insieme si mette a ferro e fuoco il mondo. Per fortuna, però, quella italiana è un una democrazia matura, quindi apprezzerò lo sforzo di entrambi, voi che accettate di stare insieme responsabilmente come una mamma e un papà per il bene dei vostri milioni di figli, e vi chiedo scusa per aver pensato, assistendo a tutte le vostre indecisioni, che fosse meglio finirla subito.

le impressioni di questo mese

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Pensate ai brani da condividere con la vostra bolla Facebook che richiamano il mese di settembre, pratica alla quale nessun essere vivente dotato di profilo online è in grado di resistere. Il primo anno avete scelto Alberto Fortis. Il secondo – per mostrare al mondo che la sapete davvero lunga – avete riesumato addirittura Peppino Gagliardi. Il terzo è stata la volta dell’Equipe 84, seguito dagli Area, Luca Carboni, quella palla mostruosa di Neil Diamond e persino gli Earth Wind & Fire.

In realtà basterebbero le numerose cover di “Impressioni di settembre” a coprire il calendario delle pubblicazioni sul mese in questione, vita natural durante. Possiamo confermare infatti che, con il pezzo più famoso della PFM, la canzone italiana ci ha dato dentro. Ma a noi interessa solo l’originale.

“Impressioni di settembre” è uno dei brani più celebri della Premiata Forneria Marconi, forse la band italiana – di quello che chiamiamo rock progressivo – più rappresentativa di tutti i tempi. Per capire la personalità, la portata e la risonanza che questo brano ha avuto nel corso degli anni e nella nostra cultura bastano pochi dati.

Intanto il brano, nella sua prima registrazione (in mi minore e con un pattern di batteria per il ritornello caratterizzato da colpi di rullante in battere sui quarti, una sorta di ritmo beat rallentato, passatemi il termine), viene pubblicato come B side de “La carrozza di Hans”, un pezzo dai toni molto più progressive e rock rispetto all’andamento ballad di “Impressioni di settembre”. Potremmo così pensare che il supergruppo di Mussida puntasse a essere identificato con tematiche più aggressive, relegando l’anima più melodica nel lato di riserva del disco. Il sito “Hit parade Italia” ci ricorda però che le vendite del 45 giri con i due estratti da “Storia di un minuto” portarono la PFM sino al 45° posto tra i successi del 1972. Non stupiscono, quindi, le parole con cui Franz Di Cioccio introduce il brano in un bootleg di una tappa del tour di “Per un amico” a Modena, fino a poco tempo fa disponibile su Youtube. “Impressioni di settembre” è uno di quei brani così popolari che non te ne liberi più, il che non è un male, ci mancherebbe. Un po’ come “Creep” per i Radiohead o “Tu sei l’unica donna per me” per Alan Sorrenti, le prime due che mi vengono in mente.

Il resto è storia. La completezza di “Lucky Man” degli Emerson, Lake & Palmer, inclusa nell’album di debutto del trio inglese uscito nel 70, induce la PFM a registrare il tema del pezzo con un Moog, strumento costosissimo ottenuto in prestito per l’occasione dall’importatore locale. Un ritornello strumentale, quindi, una vera novità per la canzone italiana. Il testo, scritto di getto da Mogol per raccogliere le sensazioni di una mattina di inizio autunno, incontra perfettamente il songwriting di Mussida, compositore esperto e musicista di livello mondiale richiestissimo in sala di incisione. Gli stacchi di cassa-rullante-charleston di Di Cioccio mentre il cavallo tende il collo verso il prato introducono infine un nuovo modo di intendere la batteria, non più solo di accompagnamento ma in una dimensione protagonista, importante tanto quanto il resto degli strumenti.

La versione registrata sull’album ha però una marcia in più. C’è una delicata intro king-crimsoniana da cui si propaga la nuova “Impressioni di settembre”, in un mood che rimanda l’ascoltatore a “Epitaph”. Questa volta la registrazione è in re, un tono più basso rispetto alla precedente versione. La nuova tonalità aumenta la connotazione cupa del brano, qui suonato con un tempo di batteria tipicamente progressive nel ritornello, fino alla suggestiva coda, un vero e proprio gioiello di cori intrecciati su un tappeto di archi Mellotron.

La vita di “Impressioni di settembre” è lunga quanto quella della band che l’ha composta e che, ancora oggi, malgrado l’età dei componenti originali, è il principale ambasciatore del nostro progressive nel mondo. Prova ne sono i numerosi rifacimenti che, ciclicamente, omaggiano i padri fondatori del rock in Italia. A memoria possiamo citare il “Fleurs” di Battiato, forse quella con maggiore dignità, una cover piuttosto inutile ad opera dei Marlene Kuntz, eseguita addirittura con Patti Smith a un Sanremo di qualche anno fa, una tutto sommato coraggiosa interpretazione di Renga – nice try! – e una “Impressioni di settembre” tanto rivoluzionaria quanto pochissimo documentata, con il tema portante eseguito con il basso, nel repertorio live di un progetto in cui militavano Samuel e Boosta prima della nascita dei Subsonica.

Ma, come il Maggiolino o la Fiat 500, nessun remake potrà far sfigurare la linea originale. “Impressioni di settembre” è una canzone che conserva intatto il paradosso della modernità senza tempo e che, prima del giro di boa che si consuma a ogni fine agosto, ci piace mettere sul giradischi per ricordare il nostro essere uomini in cerca di noi stessi e, in questa ricerca, l’aiuto che la natura che si addormenta, per un’altra volta, ci può dare.

revenge Po

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Dobbiamo porre rimedio a un grave torto, anche se in ritardo, e di questo me ne scuso. Sul canale Otto, che in realtà non so quale sia il suo vero nome visto che c’è la7, la9 eccetera, stanno trasmettendo provini delle vecchie edizioni di XFactor che poi sono l’unica cosa bella di XFactor perché, a dirla tutta, la gara alla lunga rompe i maroni. Ieri sera era la volta della scorsa stagione, quella che ha visto avvicendarsi il frontman dello Stato Sociale ad Asia Argento, ingiustamente ostracizzata per i motivi che sappiamo.

Tutto è filato liscio come da copione fino all’esibizione di Gerardo Carmine Gargiulo, artista che quelli della mia generazione (o delle precedenti) non possono non ricordare per la sua hit “Una gita sul Po”, pubblicata nel 1981 o 1982 ed entrata nelle nostre teste di adolescenti come un tormentone per il suo geniale ritornello. Non sono granché informato, e mi scuso anche di questo con l’autore, ma credo che Gargiulo dopo questo singolo non abbia avuto altri brani passati nei programmi musicali RAI dei tempi. Diciamo che la carriera di Gargiulo è il classico caso della meteora artistica: spari la bomba che si ricordano tutti e poi stop.

Ma non è questo il problema. Il dramma è che la giuria di XFactor, composta da l’uomo-cartone animato, Mara Maionchi, Lodo Guenzi/Asia Argento e l’autore de “Il meraviglioso tubetto”, ha inteso la prova di Gargiulo come quella di un aspirante qualsiasi ai live della trasmissione, senza riconoscere il cantautore avellinese e tributargli i dovuti onori. Posso capire i giovani giurati, ma mi ha sorpreso come una del settore come la Maionchi non si sia accorta della gaffe. Lo stesso Gargiulo, sul palco, è apparso sorpreso della reazione neutra dei quattro esaminatori. D’altronde come biasimarlo: sono passati quasi quarant’anni ma quel ritornello vive e risuona ancora nella cultura popolare di noi ragazzi degli anni ottanta.

Questo po-po-po-post, quindi, spero sia utile per fare ammenda alla mancanza di rispetto subita da un protagonista minore della canzone italiana, oggi avvocato. Mi spiace non aver visto i provini lo scorso anno, quando sono andati in onda per la prima volta, e di esser stato all’oscuro del misfatto. Gerardo Carmine Gargiulo, sappi che l’Italia ti chiede scusa, anche se in ritardo.

un passo avanti

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Ci sono delle esperienze che, fatte una volta, ti restano dentro e non te ne liberi più, come imitare la celebre camminata dei Madness di “One Step Beyond”. Anche un solo tentativo da ragazzino ti indurrà per tutto il resto della vita ad assumere la caratteristica posizione con le ginocchia e i gomiti piegati e la testa che si volta a destra e a sinistra, nemmeno si trattasse di un riflesso pavloviano non appena si sente la canzone. Ovunque, a qualunque età e in qualsiasi contesto. Non tentate di resistere. Non è possibile.

carta di identità elettronica, expectation vs reality

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Expectation:
– vai sul sito unico della PA e immetti le tue credenziali
– entri nella sottosezione “anagrafe cittadini”
– clicchi su “attiva la carta di identità elettronica”
– si visualizza un form precompilato con i dati che il sistema ha già, essendo tu cittadino italiano e quindi dotato delle credenziali di cui sopra che ti permettono anche di utilizzare spid, portale dell’automobilista, agenzia delle entrate, NOIPA, INPS, carta regionale dei servizi/codice fiscale, istanze on-line, pagamento tributi Regione Lombardia ma forse me ne dimentico qualcuno
– il sistema ti chiede se vuoi cambiare qualcosa (per esempio se vuoi aggiornare la foto profilo perché magari, nel frattempo, i capelli sono diventati bianchi)
– autorizzi o meno la donazione degli organi
– clicchi su invio
– effettui il pagamento di 21,90 con il canale che preferisci (carte, PayPal, Satispay eccetera)
– autorizzi il pagamento
– ricevi una e-mail che ti conferma che l’operazione è andata in porto e che riceverai via posta tracciata la carta
– dopo sei giorni lavorativi ti arriva la carta d’identità

Reality:
– vai su un sito ubicato in un sotto-dominio del Ministero dell’Interno per prendere appuntamento e recarti di persona all’anagrafe del tuo comune
– il sistema, dopo aver verificato che la procedura è attiva nel tuo comune di residenza, ti rimanda a un sito dedicato, esterno a quello precedente (con l’URL esplicita sullo scopo del sito) per completare la prenotazione
– la data dell’appuntamento ti viene fissata almeno tre mesi dopo la richiesta online
– il giorno dell’appuntamento ti devi presentare all’anagrafe di persona, con una foto scattata con determinati standard il cui formato è esclusiva delle macchinette e il cui costo è di 5 euro
– l’operatore dell’anagrafe digitalizza la foto e te la restituisce (puoi esibirla così sul frigo, assicurata da un magnete delle tue ultime vacanze)
– compila quindi a penna un modulo cartaceo con i tuoi dati (copiati dal vecchio documento d’identità cartaceo o, se assente, che gli devi fornire tu a voce) che poi ti sottopone per la firma (correttezza delle informazioni, privacy, donazione degli organi)
– ti restituisce un documento provvisorio cartaceo (un foglio da stampante A4) da conservare fino alla consegna della carta d’identità
– il documento provvisorio contiene anche la matrice del PIN e del PUK per attivare lo SPID che è un ulteriore codice (ma io lo ho già fatto con le Poste ma comunque – mi dice l’operatore – meglio tenere, non si sa mai). Il resto dei codici PIN e PUK mi sarà recapitato via posta.
– paghi 21,90 euro in contanti
– torni dall’operatore dopo sei giorni lavorativi (quindi a una settimana esatta) di persona a ritirare la carta d’identità (ma puoi delegare qualcuno compilando e sottoscrivendo il modulo cartaceo)

Nel mondo della fantasia:
– non ho bisogno della carta d’identità elettronica perché mi basta avere il codice univoco da utilizzare a ogni fabbisogno e che mi viene attribuito alla nascita sul suolo italiano. Digitando il codice ogni sistema si connette al database della PA che permette di acquisire i miei dati che sta a me aggiornare ogni volta in cui cambia qualcosa.

i capisaldi dell’estate 2019

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Una cosa che ha scritto qualcuno che seguo su Twitter, mi perdoni l’autore ma non ricordo chi fosse, è che Baby K fa bene a introdurre i suoi pezzi con annunci tipo “Yo, Baby K”, così uno capisce subito chi è che canta quella canzone e può risparmiarsela all’istante. Baby K è una costante della scaletta di ogni puntata di “Battiti Live”, la cui esistenza costituisce il principale campanello di allarme della questione meridionale oggi. Il fatto che il programma musicale di Italia Uno sia stato pensato per un pubblico esclusivamente pugliese la dice lunga sul modo in cui la televisione commerciale, e in generale la cultura pop, intende il sud del nostro paese. Altro che reddito di cittadinanza. Le città in cui è stato portato il festival itinerante della più tamarra rete tv mondiale dovrebbero reclamare lo status di vittime di calamità naturale ed esigere investimenti speciali che nemmeno i paesi terremotati. Il fatto è che a “Battiti Live” ci va il peggio del peggio delle classifiche targettizzate bimbominkia, laddove il punto più basso – al netto dei presentatori – sono intanto “Il Volo” (che se fossi uno del pubblico salirei sul palco per fargli capire che sbagliano) e, appunto, la suddetta Baby K che ha il solo merito, oltre ai miliardi guadagnati grazie alle sue canzoni, di aver definito parte dei capisaldi dell’estate appena trascorsa, ovvero

1. la musica
2. la playa
3. l’estate
4. la notte
5. la festa

a cui mi permetto di aggiungere

6. si con riso senza lattosio
7. Mattarella
8. l’Amazzonia
9. l’edilizia acrobatica

e, soprattutto
10. battiti live

ti faccio vedere io

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Vi ricordo che con il mese di settembre riprenderanno i miei corsi per corrispondenza di scrittura aumentata. Il metodo aumentato consente vantaggi incalcolabili come elevarsi dal frastuono delle conversazioni sui social media per ricoprire autorevoli ruoli di opinion leader su blog di proprietà; adattare gli standard dello stile narrativo del marketing di successo alle riflessioni sulla società e sul sé; superare il limite della discussione attraverso punti di vista oggettivi in quanto soggettivi, guadagnarsi da vivere facendo lo scrittore americano e molto altro. Ringrazio tutti i partecipanti dello scorso anno, che ancora oggi non esprimono alcun giudizio senza prima avermi consultato, soprattutto in materia di musica. L’organizzazione ripercorrerà il calendario della stagione passata, d’altronde squadra che vince eccetera eccetera. L’articolazione dell’offerta – semestrale e annuale – comprende tra gli altri seminari di “dialettica tra personaggi inventati”, “persuasione remissiva nella psicologia del protagonista”, “storie di tutti giorni e altri riferimenti agli anni ottanta”, “introduzione dello stereotipo come escamotage descrittivo”, “raccontare il lavoro degli altri”, “geografia della fantasia e primi approcci al calembour incompreso”. Quello del creativo pubblicitario è un mestiere ad alta visibilità. Quello dello scrittore invece è l’anticamera della depressione. La scrittura aumentata prende il meglio delle due discipline e aggiunge dimensioni alle storie, rendendole definitivamente ingombranti. Come gli anni scorsi, i costi dei francobolli per l’invio delle lezioni sono a carico degli iscritti. Per maggiori informazioni è possibile contattare la segreteria didattica.

quello che ci stupisce ogni giorno

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Se leggete con attenzione un qualsiasi calendario di qualunque formato o edizione, tradizionale o digitale fino all’utilissima App in dotazione con Google, non vi risulterà difficile trovare tra le righe i nomi e i cognomi delle persone interessanti che si possono incontrare in quel giorno lì. Ciascuno di noi ha accesso a un numero sufficiente – si tratta di quantità pro capite limitate, va da sé – per assicurarsi l’incremento costante del proprio portfolio di avvistamenti. Ricordatevi però di indicare poi il totale corretto nel 730 pre-compilato prima di inoltrarlo e di non fare come me. Proprio stamattina ho prenotato un appuntamento all’Agenzia delle Entrate per risolvere la situazione e, già solo lungo il tragitto – mi aspettavano per le nove – sono riuscito ad esaurire la mia quota minima. Non c’è da stupirsi: a Milano gli uffici si trovano in un quartiere molto di moda e sufficientemente gentrificato. Ho notato così un sosia di Bruno Mars in completo blu scuro, il colletto della camicia chiara stretta intorno al collo dalla cravatta che quasi sembra soffocare e una borsa che mi ha fatto tornare in mente quell’episodio di Friends in cui Joey si presenta a un provino con una tracolla fornitagli in prestito da Rachel. Poi, all’uscita della metro di Via Pepe, ho incrociato un ragazzo africano in infradito e a torso nudo che pisciava contro un muro. Tra le novità della giornata c’è anche il fatto di aver avuto la conferma che non sono il solo a scaldarsi il caffè già preparato in precedenza con il microonde. Scommetto che me ne servirà molto per compilare, questa sera, il modello unico correttivo.