l’auto che ti porta sull’altra sponda: Twingo Miss Sexty, cioè, Sixty

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Aria nuova in pubblicità. Dopo decenni di donne e motori, ecco la svolta: donne lesbiche e motori. Ma la lesbica che piace all’uomo, da film porno insomma, che fa sesso con un’altra donna per compiacere il voyeur (se non per invitarlo in un trio). Drive the change, dice la Renault. Bah… Ottima analisi di Giovanna Cosenza qui. E non mi sforzo neppure di mettere il link al video dello spot, tiè.

lavori che farei

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Con questo post inauguro una nuova categoria, lo “Spazio Pour Parler”, già usato in decine – centinaia direi – di conversazioni reali nel corso di momenti conviviali e tempi morti di pendolarismo, incentrate su argomenti inutili tendenti al dannoso. Esiste – e qualcuno lo può confermare – persino un jingle a introdurlo. Allora…

Spazio Pour Parler! – prima puntata
Il problema è che tutti fanno elenchi cavalcando l’onda di “Vieni via con me”, a me non ne è ancora venuto uno brillante, da blog, per intenderci. Mi limito quindi a giocare la mia carta-elenco con questa inutile lista di “lavori che farei”. In ordine sparso.

# il tastierista dei Subsonica
# il traduttore dei romanzi di Paul Auster
# il copywriter delle campagne di comunicazione del Partito Democratico, a livello nazionale
# il copywriter delle campagne di comunicazione di Nichi Vendola
# il responsabile comunicazione di una giunta di centro-sinistra di un Comune dalle profonde radici PCI
# il tastierista dei National (lasciando quindi i gemelli Dessner liberi di suonare i loro strumenti a corda)
# il traduttore dei romanzi di Percival Everett
# il maestro elementare in un comprensorio sperimentale alla fine degli anni ’70
# il traduttore dei romanzi di A. M. Homes
# il copywriter alla Armando Testa
# l’insegnante di Italiano, Latino, Storia e Geografia in un Liceo Scientifico
# il tastierista degli Interpol
# l’insegnante di materie letterarie in una scuola media
# il responsabile comunicazione del Partito Democratico, a livello locale
# lo scrittore di nicchia (tipo Percival Everett, che a conoscerlo, almeno su Anobii, siamo non più di cento in Italia)
# il sound designer
# il blogger di grido (tipo quelli che postano articoli su Il Post)

lost in translations

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in i like, il giardino delle vergini scomparse

Mi chiedo come la stessa frase possa significare “Che Allah mi perdoni, io non l’ho uccisa” e “Allah, per favore, fa che risponda”, qui si azzarda una spiegazione. Non conosco una parola di arabo. By the way, il post di Stefano Nazzi su Il post è perfettamente in linea con la sobrietà insita in questa tragedia. Il tutto sembra un film tratto da un libro di A. M. Homes e diretto da Gus Van Sant (con lo zampino di Sofia Coppola).

walking in my shoes: 50 anni con gli anfibi

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Una boccata d’aria, tra i “week leaks” e le camere chiuse. Festeggiamo i 50 anni delle scarpe che hanno segnato la mia adolescenza, e che porto ancora oggi, ma solo quando piove, il mio piede ha iniziato a ribellarsi alle calzature da ribelle. Rigorosamente nere e senza rinforzo anti-infortunistico (roba da teste rasate). Lunga vita al nemico numero 1 del Dr. Scholl.

il mio amico Silvio

Pubblicato il Lascia un commentoPubblicato in i dislike, potrebbe piovere

Da Repubblica.
Il segretario di Stato Hillary Clinton ha approfittato del vertice Osce ad Astana, in Kazakhstan, per ricucire i rapporti con gli alleati raffreddati dopo le rivelazioni, compreso quello con il premier italiano Silvio Berlusconi. Descritto dalla diplomazia Usa in Italia come “vanitoso”, “debole politicamente e fisicamente”, “assiduo frequentatore di feste”, Berlusconi diventa così il “miglior amico dell’America”, come sostiene il segretario di Stato al termine di un bilaterale con il presidente del Consiglio.

“Non abbiamo amico migliore di Silvio Berlusconi – sottolinea ancora la Clinton – ha sostenuto sempre con la stessa coerenza le amministrazioni Clinton, Bush e Obama”. Il segretario di Stato Usa ricorda poi il “sostegno generoso” dell’Italia alla campagna militare in Afghanistan e affermato che “tanto le amministrazioni repubblicane quanto quelle democratiche sanno che possono contare sull’Italia e su Berlusconi per realizzare e sostenere i valori che condividiamo”.

Ma, a quanto risulta dalle corrispondenze dall’ambasciata americana a Roma per la madrepatria, gli Usa hanno guardato con sospetto il nostro premier anche per le sue amicizie, così calorose da risultare spesso sopra le righe, con il leader libico Gheddafi e il premier russo Vladimir Putin. Proprio l’uomo forte di Mosca, dopo aver preso atto dei giudizi poco lusinghieri espressi nei riguardi  suoi e della Russia nei rapporti diffusi da WikiLeaks, oggi ha usato toni duri contro l’amministrazione Obama, praticamente unico caso tra tutte le “vittime” del caos diplomatico creato da Assange.