nel dubbio, menti

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E dire agli italiani — che evidentemente lo immaginano vero, e applaudono — che i magistrati fanno quello che gli pare disponendo intercettazioni a piacimento per poi vedere se esce un reato — è totalmente irresponsabile.

L’arte di dire il falso e passare inosservati, per fortuna c’è Il Post. Diffondiamo.

ve lo meritate Checco Zalone

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F. mi ricorda alcuni fenomeni che, secondo lui, si manifestano solo in Italia. E non parla di Ruby, aspiranti soubrette che si innamorano di miliardari settantaquattrenni eccetera eccetera. Li definisce fenomeni minori, ma significativi. Ecco le piccole cose a cui nessuno pensa, travolti dai macro-eventi e dalle igieniste dentali:

  • l’era di Checco Zalone: presente ovunque, tutti lo linkano su youtube, al cinema e in tivvù, imita tutti (e a me continua a non far ridere, ma è un mio problema)
  • lo specifico cinematografico italiano, che è il film comico di livello zelig (ancora Checco Zalone)
  • la Lega che si indigna per il film su Vallanzasca, e non per la villa di Arcore con annessa sala per la lap-dance, ma l’indignazione è rivolta all’idea di aver fatto un film su Vallanzasca, e non sul fatto che è l’ennesimo flop del cinema italiano, ormai identificato con Checco Zalone
  • Giovanni Allevi tout court (imitato anche da Checco Zalone)
  • la satira di sinistra che (solo a volte, riconosciamolo) fa da spalla a comici qualunquisti solo perché fanno share (Checco Zalone)
  • su Facebook Checco Zalone ha quasi più pagine di Chuck Norris
  • molta gente cita a iosa i tormentoni berluscomici, come Checco Zalone, come se ci fosse ancora da ridere.

Ecco. Che cosa c’è ancora da ridere?

colorado café

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un primo ministro settanquattrenne, accusato di essere un recidivo puttaniere, per riacquistare credibilità e statura morale verso l’opinione pubblica dichiara di avere una relazione stabile con una ventiseienne che aspira a fare la soubrette.

emozioni, estradizioni, proscrizioni: l’onda lunga di Battisti

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Quoto una parte dell’articolo comparso su Wu Ming che efficacemente ci aggiorna su quanto è successo:

L’assessore alla cultura della provincia di Venezia, l’ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimerà alle biblioteche del veneziano di:
1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti;
2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati “persone sgradite”, dice).
Il bibliotecario che non accetterà il diktat “se ne assumerà la responsabilità”.
Si allude forse al congelamento di fondi, al mancato patrocinio delle iniziative, al mobbing, a campagne stampa ostili?
La proposta ha avuto il plauso del COISP, un sindacato di polizia. Così il bibliotecario ci pensa due volte, prima di mettersi contro l’ente locale e le forze dell’ordine.
Una cricca di “sinceri democratici” si sta già muovendo per estendere la cosa a tutto il Veneto, ed è probabile che l’iniziativa venga emulata oltre i confini regionali.

Una lista delle opere da mettere al rogo si trova sul blog di Loredana Lipperini.

tutta l’Italia se lo chiede

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direzione didattica

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Un pour parler sulla scuola, ispirato principalmente da 2 spunti. L’aver rintracciato con piacere su Facebook la figlia della mia maestra, una delle figure di riferimento più importanti della mia vita (e qui ahimé non possono mettere alcun link di approfondimento), e il post di Leonardo Tondelli presente qui, che ha come argomento Internet, cyborg e lavagne interattive. In più, una spruzzata di un articolo di Giuseppe Graneri su l’Espresso online, che ho già ripreso in un post precedente.

Noi, in classe, – sto parlando delle elementari – avevamo due cervelloni. Uno si chiamava Enciclopedia, che rispetto a Internet aveva il limite di diventare obsoleto rapidamente, anche se prima della scienza dell’informazione tutto era più lento. Ci si metteva più tempo a cercare le informazioni, a trovarle e a interpretarle per arrivare a identificare la vera risposta che si cercava. Si sapeva, o perlomeno si supponeva di sapere chi aveva scritto quella risposta: voglio dire, l’autorevolezza di una redazione preposta alla stesura di un’enciclopedia era fuori discussione. Questo non significa che l’intelligenza collettiva cui fa riferimento Leonardo sia meno autorevole. Diciamo che è meno controllabile, che se anche l’intelligenza collettiva di Internet è in grado di smentire sé stessa, lo può fare smentendo la smentita all’infinito. La fonte Treccani, voglio dire, aveva in sé la purezza di essere una fonte vergine da commenti. Dice Graneri: “stiamo vivendo una transizione importante: non ci interessa più “possedere” un’informazione, ma piuttosto ci interessa sapere dove cercarla quando ci serve“. Internet è uno strumento che ci consente di accelerare questo processo di ricerca, e ha sostituito l’andare in biblioteca, sfruttarne il reference, definire il percorso per organizzare le informazioni. Ora basta una domanda, addirittura non esiste più nemmeno il linguaggio macchina per interloquire con il cervello artificiale. Non so quantificare la percentuale di intelligenza che Google sottrae all’essere umano, sostituendosi in questa fase, che nella scuola che ho frequentato io era comunque costitutiva dell’apprendimento e della valutazione cui eravamo sottoposti.

Il secondo cervellone che avevamo a disposizione era la maestra stessa. A volte sapeva rispondere subito alle nostre domande. A volte ci guidava nella risposta. Altre, in quanto essere umano, pur di intelligenza e cultura superiore, ci rispondeva il giorno successivo, dopo essersi documentata. Un processo più lento, certo, ma pensate a quanta umanità c’era in tutto questo. L’umanità di saper filtrare le informazioni e restituirle nel modo più adatto a bambini di meno di 10 anni. Di saperle raccontare. Perché la risposta al nozionismo è una funzione facilmente evasa da Google. Quanto è alto il Monte Bianco? Qual è la capitale dell’Islanda? La maestra, almeno la mia, era un mix tra una super-mamma e Google. Dove Google è lo strumento, l’Enciclopedia, e la super-mamma è quella che trova la sintesi più adatta a te. Scremare le risposte, ripulire la verità dalla pubblicità, smascherare il ranking a pagamento dall’algoritmo genuino che riporta l’informazione più utile. Oltre a dare i cioccolatini come premio per aver risolto il problema difficile.

Ora le complessità sono decuplicate. La scuola di 40 anni fa renderebbe inutile un qualsiasi quantum leap (nel senso del telefilm), il maestro unico di allora non sopravviverebbe alla babele psicopedagogica del presente. Quindi che questo post sia solo un piccolo romantico omaggio al mio motore di ricerca intelligente di allora, il cui nome è Iside (non sarebbe male però come nome di un motore di ricerca, vero? Chissà se è già occupato il dominio www.iside.it).

p.s. che differenza c’è tra una lavagna multimediale e un pc collegato ad uno schermo grande o a un proiettore?

colpo grosso

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Da Il manifesto le parole di Ida Dominijanni, per non perdere il nocciolo della questione:

…e torniamo alla fotografia del regime. Il fatto è che nella soap dei cosiddetti «scandali sessuali» che va avanti da ventuno mesi, derubricata da destra e da sinistra a fatto minore, c’è tutta, ma proprio tutta, la quintessenza del berlusconismo. Sconfinamento fra pubblico e privato, politicizzazione della biografia e privatizzazione della politica; contrabbando dell’arbitrio per libertà (tutto si può fare); riduzione a supermarket della vita pubblica e privata (tutto si può comprare, dalle donne ai parlamentari); uso della sessualità come protesi del potere; uso dei ruoli sessuali («veri uomini» e «vere donne») come maschere rassicuranti per identità, maschili e femminili, incerte; uso razzista della bellezza; imperativo del godimento come surrogato del desiderio; pratica dell’illegalità come risposta beffarda alla crisi dell’autorità e della legge; eccetera.

facciamo trentuno

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ShockHound pubblica un po’ di anticipazioni di quello che il 2011 ci riserverà in ambito musicale. Tra i 30 album più attesi, vorrei porre l’attenzione su quanto segue:
– nuovo disco per gli Strokes, il primo dopo la non buona impressione di First impression of earth, del 2006
– nuovo disco per My Morning Jacket
– idem per la parte 2 di Hot Sauce Committee dei Beastie Boys
– poi Fleet Foxes
– e curiosamente Janes Addiction, il cui nuovo lavoro vedrà impegnato anche Dave Sitek (una delle menti dei Tv on the Radio) nella parte creativa

oltre a grandi nomi del mainstream targato MTV, da Radiohead a U2 a Ladygaga a Coldplay a No Doubt e molti altri, la lista completa nelle tag qui sotto.

riforma della prostituzione

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Articolo 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla figa.

il motore del duemila

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Quanti elefanti ci stanno in una 500? Secondo la vignetta di Makkox su Il Post, meno che in un SUV.