il regalo della cresima 2 – la vendetta

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L’orologio che avevano i miei compagni di classe ricchi oggi costa 33 euro (su Amazon). Non ho resistito, e ora, 30 anni dopo circa, è al mio polso. Grazie a Casio per avermi dato ancora un’opportunità. Ora aspetto la Graziella Leopard.

i giochi degli altri

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L’Europa dell’est, prima delle code per gli i-phone

tutti partecipammo a stento

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Il minimo salto tra padre e figlio Facchinetti, e il quadruplo salto mortale carpiato con avvitamento, capriole eccetera eccetera tra nonno e nipotina De André, all’isola dei famosi con una compagnia di tutto rispetto. Cronaca vera.

essere nel posto a fianco di quello giusto, al momento giusto

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Il mio amico C. ha la sfortuna di essere continuamente lambito ma mai investito dalla fortuna, sempre che quello che sto per raccontarvi possa essere considerato una fortuna. Un po’ come avere il biglietto della lotteria con il numero successivo o precedente a quello estratto? Non vorrei esagerare, anche se qui si parla di successo, di occasioni che solo un pizzico di buona sorte su un piatto di studio, impegno, costanza, fascino, ambizione, pubbliche relazioni, doti, dedizione e volontà permette di centrare.

Ma torniamo a C. Credo sia fin dai tempi delle medie che vive a contatto con le celebrità, di quartiere e locali all’inizio, nazionali e da prime time televisivo crescendo, senza che l’aura della fama e, conseguentemente, della ricchezza che ne deriva lo lambisca. Non ci credete? “Alle medie, il mio compagno di banco, S., era un campioncino della locale squadra di pallanuoto“. Io e C. veniamo da una cittadina di mare, in cui la pallanuoto è uno sport seguito quasi come il calcio. Ovvero, i pallanuotisti entravano gratis nelle discoteche, erano ambiti dalle starlette di provincia che si distinguevano hostess alla fiera di primavera (laggiù chiamata con un altisonante “expo”, niente di più che una mostra mercato con lo stand del folletto e della concessionaria opel) e giravano con i macchinoni (ai tempi era la Volvo 480, ve la ricordate?). Ora è un po’ che manco da lì, non so se la situazione sia differente. Ma ai tempi, era più o meno così. “A 16 anni S. era già in prima squadra e in nazionale, per strada lo additavano e salutavano. E i suoi genitori, ai suoi fianchi come guardie del corpo, già pregustavano il terno al lotto. Non lo invidiavo, non c’era rivalità perché di base non avrei potuto mai essere come lui. Non c’era storia: lo sport non era proprio il mio campo. Ma, come un allocco attirato dalle insegne luminose, speravo solo che qualche scintilla della sua popolarità si sprigionasse indelebilmente sul mio loden verde, per godere della carica di migliore amico, quindi, anche se di luce riflessa, anche io un po’ speciale“.

Fin qui, niente che non si sia mai sentito. Chi non è mai stato tentato di venerare un amico di successo, in modo interessato o disinteressato? “Al liceo il mio destino trova la conferma nei fatti, si gettano le basi per un futuro tutto da rosicare. In classe ho A., bello, intelligente e ricco, i cui voti alti sono solo il preambolo della sua jeunesse dorée. Il 60 alla maturità gli apre la strada per l’Università fuori sede, si trasferisce nella metropoli dove si apre una fase piena di contatti con il jet set e di esperienze interessanti, fino a farlo diventare uno scrittore e critico letterario autorevole“. E, ancora una volta, C. sta a guardare. “Non solo. A. ha un amico batterista, uno che passa le giornate a studiare musica come un forsennato. Altro che pac man e spuma al cedro al bar dell’angolo. Anche lui si trasferisce, e dopo qualche anno di gavetta lo vedo dietro ai tamburi di uno dei più importanti cantautori nazionali“. Già: vivere nel mondo dello spettacolo da comparsa non è il massimo, e per C., musicista come me, la sofferenza ti logora da dentro e assume la forma dell’invidia.

Quindi, ricapitolando. Un campione dello sport, uno scrittore, uno dei più dotati batteristi italiani. Manca la TV? State a sentire. “Quando organizzavamo i concerti, chiamavamo spesso F. a intrattenere il pubblico tra l’esibizione di un gruppo e quella successiva“. Me lo ricordo anche io: F. era un bravo imitatore, un po’ sfigato nel look ma tutto sommato divertente. “Beh, qualche anno dopo lo vedo alla RAI a presentare un programma musicale, e, 25 anni dopo mai avrei pensato di vederlo nei panni del maestro di cerimonie in uno dei più seguiti programmi della tv pubblica“.

Ci sono infine, nella vita di C., alcune fugaci apparizioni, frequentazioni casuali, semplici conoscenze tutte rigorosamente mai coltivate che gli permettono ora di fare bella figura, quando dice “Io la conosco, era la fidanzata di un mio caro amico” oppure “Maddai, condividevamo la sala prove “. C. si riferisce alla blogger di grido che scrive programmi di informazione, alla corrispondente da New York, al giornalista purtroppo scomparso in un paese in guerra, al manager di un cantante-simbolo del movimento noglobal, alla sceneggiatrice del più importante regista cinematografico italiano e al comandante di una pattuglia aeronanutica di volo acrobatico.

Ho provato a frequentare C. più da vicino, credo anche di avere un ottimo rapporto con lui e di essere abbastanza in sintonia. Ma a me, ad oggi, non è toccato nulla.

ci vediamo in piazza Craxi

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Ci sono alcune cose, in Italia, che non si dovrebbero fare. Voglio dire, ci sono tantissime cose che non si devono fare, riguardo le quali ci sono leggi e pene per chi le fa. Altre invece per le quali non si commette nessun reato a farle, semplicemente si dà dimostrazione di non usare il buon senso. Si va nella provocazione pura, perché è ovvio che la conseguenza minima sarà un vespaio, una sommossa popolare, una rivolta. A destra e a sinistra, sia ben chiaro. I nostri tabù culturali, per esempio. Argomenti, idee, personaggi intoccabili, giustamente per chi li ritiene tali, un po’ meno per chi non la pensa così, ma che per il buon senso comune, per non cambiare equilibri che già, in una situazione delicata come quella attuale, faccio fatica a capire come riescano a rimanere immutati. A destra o a sinistra l’intolleranza si manifesta quando si mettono in dubbio i simboli, quasi mai la sostanza. La Resistenza, Mussolini, il presepe, l’oratorio, Fabio Fazio, il Papa, Nanni Moretti. A cui si aggiunge, dal 1993, Bettino Craxi. Ecco: decidere di intitolare una piazza a Craxi è una provocazione pura, non c’è davvero bisogno. Per lo meno, che sia all’incrocio con Via San Vittore.

guitar heroine

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Permettetemi di presentarvi Marnie Stern. Occhio a darle la mano dopo che ha suonato.

i videomessaggi li fanno i dittatori, gli alieni e i Simpson

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Decisamente una situazione in cui non stare, Matrix. Ecco perché Severgnini abbandona il talk show, su Il Post le ragioni nell’intervista a Le invasioni barbariche (io avrei abbandonato pure quella).

concorso esterno in associazione di tipo mafioso

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“Questa prova ha rafforzato in me il rispetto delle istituzioni. Se ho saputo resistere in questi anni difficili è soprattutto perché ho avuto tanta fede e la protezione della Madonna”.

Totò Cuffaro, condannato a 7 anni

non vi sembra una poesia di Bondi?

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A Gad Lerner

Non sarai tu a decidere come sarò ricordato.
Tu, quando arriverai a 8o anni, ma ti auguro di arrivarci- soltanto come un imbecille.
Vergognati. deciderò come ricambiare.
La mia vita è stata prestigiosa dal punto di vista professionale e umano.
Se ho avuto delle storie d’amore me le sono meritate.
Tu sei troppo brutto per averne avute.
Soltanto se ridi scappano pure i mostri.
Coglione.
Emilio Fede

p.s. è tutto vero e lo trovate sul blog di Gad Lerner

precious

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