comincia tu

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Nell’anno del signore 2012, in una raccolta di figurine che si chiama Starzone  dedicata alla musica leggera, c’è posto anche per Raffaella Carrà. E non mi è chiaro se il numero coincide con l’età.

l’uomo del pan di stelle

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dietro l’angolo

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Seduto in macchina, nel parcheggio dell’Esselunga, in attesa di mia moglie che è entrata per una veloce spesa di generi di primissima necessità, mentre mia figlia dietro gioca con il suo nuovo bracciale magnetico che le ha regalato una compagna di classe. È più o meno l’ora di punta del sabato mattina, quando molti sono lì per il mio stesso motivo, c’è quindi un viavai di famigliole con i carrelli pieni di ogni ben di dio. Mia moglie mi dirà allibita che la coppia in cassa davanti a lei ha pagato quasi trecento euro di roba che noi non abbiamo mai assaggiato in tutta la nostra vita. Trecento euro di spesa noi li facciamo in un mese, e dubito fortemente che si riesca a concentrare in un’unica visita al supermercato l’intero fabbisogno di trenta giorni di vitto. Ma non è questa la notizia.

Mentre ero lì che aspettavo, intento in una serie di gare di sguardo fisso con mia figlia, in cui vinco sempre io perché basta che apra le narici come un toro e scoppia a ridere, avevo come al solito lo stereo acceso con l’unico cd che potevo ascoltare perché haimè si era incastrato dentro. Una compilation delle vacanze, pezzi vari di tutto e di più. Ecco “Just like heaven” dei Cure. Alzo il volume a palla, guardo nello specchietto retrovisore per capire se nella mia tamarraggine sto dando troppo nell’occhio, ma con mia immensa meraviglia vedo passare due anziani vestiti di nero con camicie di raso, pantaloni di pelle e creeper nere scamosciate ai piedi, quelle con le fibbione in argento. Entrambi hanno i capelli cotonati e stanno ballando mentre spingono il carrello.

A quel punto sposto lo sguardo davanti e mi rendo conto che sono tutti vestiti così, come Robert Smith, alcuni hanno persino il rossetto sbavato e fanno le mossette che faceva lui nei video, le mani giunte, gli occhi verso l’alto. Tutti con chiome assurde a fontanella, e camminando a tempo con la musica si dirigono alle loro auto, aprono il portellone, caricano il portabagagli di articoli in promozioni, offerte treperdue, borse traboccanti di frutta, verdura, scatolame, merendine ipercaloriche per i loro piccoli già sovrappeso, bambini che vestono magliette dei Cure tese sulla pancia tanto che il povero Robert ha un faccione largo così, mai visto.

Devono essere tutti d’accordo, perché i singoli gruppi stanno seguendo figure coordinate, si incrociano e si girano intorno, e le auto che arrivano, prima di parcheggiare, si godono spettacolo, alcuni escono dall’abitacolo e si uniscono a questo tripudio dark collettivo di periferia. Poi, sempre seguendo il ritmo, ripongono i carrelli, ritirano l’euro usato per sbloccarli, e si avviano verso le loro storie famigliari. Ma il pezzo dura poco più di tre minuti, e al momento di “you soft and only, you lost and lonely, you just like heaven”, questo flash mob che qualcuno ha organizzato in mio onore termina. Gli anziani tornano a indossare felpe colorate, quelle che le loro mogli li costringono ad acquistare così non sono costrette a stirare le camicie, i genitori a sgridare i piccoli perché non vogliono scendere dal carrello, le giovani coppie a programmare il loro giorno di festa. Tutto sembra tornare normale, ma no, anzi. Inizia “Bohemian like you” dei Dandy Warhols (la compilation, come vedete, era tutt’altro che tematica) proprio mentre mia moglie esce dal supermercato. Apro la portiera per aiutarla, lei capisce al volo e si avvicina sincronizzando i suoi passi con la batteria del pezzo e insieme, ballando, carichiamo quel poco che ha comprato. Ci sorridiamo, metto in moto e torniamo a casa.

game over

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E con questa ho completato l’album.

falce e pacchetto

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Non so voi, ma noi strenui sostenitori e finanziatori della Grande Distribuzione Organizzata Comunista, il cui acronimo da sempre è Coop, non abbiamo ancora mandato giù il colpo basso inferto dal nostro principale competitor, quello che si pronuncia con una consonante lunga lunga e che ci accusa di mettere in commercio bambini e preti per darli in pasto con le sembianze di salamelle agli elettori di Bersani e non durante le nostre feste popolari. Sì, quello di falce e carrello. Una mossa tattica che ha visto l’alleanza in salsa anticomunista tra il noto supermercato e la principale potenza imperialista del disegno animato, player uniti nell’intento di spingere i più piccoli a bramare acriticamente le ormai diffusissime figurine Disney Pixar e a far cambiare le abitudini di acquisto dei loro genitori. Perché far la spesa alla Coop o al Carrefour quando Caprotti ti regala una bustina di fantasia 3D ogni 10 euro di merce nel carrello? Una umiliazione ancora più forte della precedente trovata, quando cioè il noto brand dai mattoni rossi assunse part-time una cantante piuttosto talentuosa per poi farle vincere un celebre reality musicale ottenendo un sostanziale aumento degli introiti grazie all’indotto pubblicitario. Alla Coop sarebbe riuscita una analoga operazione con Nina Zilli? Non credo.

Ma torniamo alle figurine. I creativi rossi, co-finanziati dal PCUS, sono al lavoro per allestire una contro-campagna competitiva e vincente. Secondo voci di corridoio, sta per essere lanciata una iniziativa simile che vedrà protagoniste alcune serie di cartoon alternativi alle multinazionali dell’entertainment. La campagna consisterà nella distribuzione di carte dei personaggi tratti dai film dello Studio Ghibli, di Bozzetto, di Ocelot, di Goscinny e Uderzo, di Sylvain Chomet, di Enzo D’Alò. Per non parlare dei cartoni della Hungaro Film con Gustavo, la Talpa, la Famiglia Mezil e tutti gli altri eroi del socialismo reale e animato e dei programmi di una volta di Telecapodistria. Le figurine saranno stampate rigorosamente in bianco e nero, e potranno essere raccolte nell’Album Rosso. Al posto delle qualità tipiche del capitalismo, quali Forza, Intelligenza, Simpatia e Gentilezza, ogni carta avrà un punteggio di Senso Civico, Partecipazione alla vita pubblica, Informazione Politica e Livello di consenso. Al monopolio delle favole imperialiste la Coop così risponderà con un po’ di sano divertimento internazionalista.

la curiosa legge del supermercato

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Pur criticando la deregulation che consente orari di apertura sempre più creativi per i centri commerciali, non mi faccio nessuno scrupolo (la coerenza, innanzitutto) a sfruttare la possibilità di far la spesa alla domenica. In zona c’è un’elevata densità di supermercati, ogni catena della GDO non si è lasciata sfuggire l’occasione di colonizzare in ogni dove l’hinterland milanese, i consumatori hanno l’imbarazzo della scelta tra gare al ribasso e offerte tentacolari treperdue anche nei giorni festivi. Ma i criteri di apertura sono incomprensibili: domenica scorsa, per esempio, era tutto aperto, a differenza di oggi.

Sono uscito stamattina per comprare un paio di cose di cui avevo bisogno, i classici due litri di latte, qualche scatoletta per i mici e generi di uso quotidiano, ma non avevo fatto i conti con la dura realtà del commercio. Serrande abbassate ovunque. Il tutto certificato anche dai vari siti (che sarebbe stato meglio consultare prima, anziché dopo) tipo domenicaapertoamilanopuntocom. A quanto sembra, farsi concorrenza e mettersi i bastoni tra le ruote con aperture straordinarie simultanee risulta più redditizio (o garantisce meno perdite) che assicurarsi l’esclusiva degli acquisti domenicali stabilendo turni alternati, per esempio, a copertura garantita del servizio sempre. Un sistema che potrebbe essere regolamentato in via ufficiale, in assenza di buon senso di chi gestisce i centri commerciali. Che, anche se sono non-luoghi, è sempre meglio trovare non-chiusi.