cancellato il tour europeo dei Tv On The Radio che iniziava stasera, a Milano

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Quindi se, come me, avevate i biglietti da dicembre per la data ai Magazzini Generali potete mettervi il cuore in pace e organizzarvi la serata con un’alternativa altrettanto interessante come l’unico concerto italiano della nostra band preferita. Saprete che il batterista è in ospedale, non sembra nulla di grave ma tant’è. Propongo di vederci allora tra noi fans lo stesso e, come magra consolazione, di ubriacarci dal dispiacere come delle merde.

un nuovo brano dei tv on the radio

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Che roba, sentite qui o qui sotto dal vivo.

post adolescenza

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Al semaforo noto un fuoristrada un po’ demodé tutto serrato nei suoi vetri scuri, probabilmente a trattenere l’aria condizionata compressa e refrigerante dentro l’abitacolo e a schermarsi dal sole battente e impietoso. Lo noto perché l’unico segnale di vita che si percepisce è un pezzo metal ma di quel metal cattivo e spedito al tempo stesso, quello di una volta, metal puro e non contaminato da punk, rap, industrial o che altro. Potrebbero essere gli Iron Maiden, per farvi capire, quel genere lì. Ed è impossibile non percepirlo, perché la musica, malgrado i finestrini chiusi, è a un volume inumano. Decido allora di avvicinarmi facendo lo gnorri, devo vedere che faccia ha questo aspirante cliente Amplifon, ma devo avvicinarmi di più perché, vi dicevo, il riflesso del sole e i vetri scuri inscrivono il fuoristrada in una dimensione parallela e remota. Dentro l’auto, al posto di guida, c’è Pino Scotto. Almeno, sembra proprio lui. Ora mi è tutto chiaro. Penso che diamine, alla sua età ascoltare metal appalla in auto. Un po’ curioso no? Mi allontano, e il tizio incravattato che ha guardato con me chi ci fosse dentro a quella trappola per padiglioni auricolari si sofferma quindi sulla mia maglietta dei Tv on the radio e sui miei jeans sdruciti, che fanno pendant con barba e capelli spettinati e grigi.

benvenuto

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the late tv on the radio show

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punto sul vivo, dal vivo

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Fondamentalmente, il motivo per cui non mi piace più come una volta andare ai concerti è il fatto di scoprire che altre ennemila persone hanno i miei stessi gusti e sono lì come me per il gruppo che credevo di nicchia ma che invece lo conoscono cani e porci che suona sul palco. Seguito a ruota da quelli che ballano fuori tempo, e se hai la sfortuna di essere uno come me che va maledettamente a ritmo e sente il groove da dio e ti capita davanti uno/a scoordinato/a che prende battere per levare, il rischio di collisione è assicurato. Non c’è niente di peggio che il contatto tra arti sudati e pelosi di sconosciuti.

Quindi, e credo di averlo già detto non ricordo in quale post, ho in dispetto le persone che passano il tempo a digitalizzare il concerto anziché goderselo come un momento indimenticabile che dopo un paio d’ore finirà, e sì avrai le tue foto sulla digitale o la clip con un audio impresentabile da postare immediatamente su Facebook tramite la tua app preferita, ma devi star lì a inquadrare, e poi è sfocato, e poi qualcuno ti dà uno spintone, e il pezzo è bello che finito e tu non l’hai goduto appieno. Poi ci sono quelli/e dal look impeccabile, tremendamente cool che avranno passato ore a scegliere la maglietta più appropriata. Per esempio, una t-shirt dei Joy Division a un concerto di Sizzla. Originale, no? Può essere anche un’idea verticalizzarsi completamente, vestendocisi a tema secondo il concerto. Per esempio in giacca e cravatta agli Interpol. Ci sono i gruppi di amici che si vestono tutti uguali. Che teneri. Quasi sempre si tratta di band che si recano insieme al concerto dei loro principali ispiratori, non saprei altrimenti spiegare una tale abnegazione.

Come non fare un cenno quindi ai gruppi supporter, scelti spesso alla c***o di cane, ma peggio di loro sono quelli che vanno al concerto solo per i gruppi supporter scelti alla c***o di cane, e che quindi sono ancora più di nicchia di me. Che smacco. Mi rovinano la serata; il giorno dopo, per mettermi al passo, come minimo dovrò scaricarmi l’intera discografia e studiare sodo. Non si finisce mai di imparare.

Non reggo quindi l’area vip, quello spazio vuoto tra transenne che resta deserto fino a pochi minuti prima del concerto. E tutti si chiedono chi sarà il vip o il fortunato possessore del biglietto omaggio che assisterà al concerto in quello splendido isolamento. Per esempio, l’altra sera c’era Omar Pedrini. E pensate che c’è chi lo riconosce ancora; sono contento, mi sta simpatico soprattutto ora che non sta più con elenuar casalegno (in una intervista lessi che il partito più a sinistra che ha votato è forza italia, sarà anche una bella ragazza ma non ce la farei mai).

Infine, per dirla alla Max Collini, sono sempre il più vecchio nel locale, per questo ho provato a farmi accompagnare da mia figlia all’ultimo concerto, quello di cui sopra, un paio di sere fa al Forum di Assago. Non vi dico di quale gruppo si tratta per non allontanare potenziali stimatori di questo blog che sono capitati qui grazie a keyword quali Tv on the Radio, National e altri gruppi realmente di nicchia, pensando di trovarsi a tu per tu con un vero cultore indie. Insomma, i trucchi di SEM e il SEO possono essere applicati anche così. Dicevo, 28 euro di biglietto, in tre 56 perché i bambini sotto gli 8 anni non pagano. Alle 19 mia moglie, mia figlia ed io eravamo già dentro, in posizione tattica: tribune in fondo, proprio di fronte al palco, prima fila davanti alle transenne, a ridosso dell’area vip. Potevamo anche utilizzare la bambina come scusa: “Hey amico togliti di mezzo, non vedi che la bambina non vede? Ma ce l’hai un cuore?”. Oppure “Ti sposti, vero, quando iniziano a suonare?”. E comunque la band in questione piace molto anche a lei.

Non vi dico la difficoltà di tenere una bambina per 2 ore in attesa a un concerto, peggio che un viaggio in macchina e le domande rivolte ogni 100 metri “Papà, siamo arrivati?”. Qui è lo stesso: “Papà quando iniziano?”. “Tra 50 minuti”. “Papà quando iniziano?”. “Tra 49 minuti”. E così via. Il conto alla rovescia finalmente si interrompe. Si spengono le luci, il pubblico è in delirio, scattano tutti in piedi. Per fortuna che siamo in posizione strategica. Parte il primo pezzo. Tutto inizia a vibrare, la mia cassa toracica e, suppongo, anche quella di mia figlia. I bassi hanno una frequenza inumana, l’acustica del Forum che ricordavo scadente ma non così inqualificabile rimescola i suoni in una bolla appiccicosa che si attacca su tutto. I vestiti, la pelle e soprattutto l’umore. Io e mia moglie convergiamo gli sguardi sulla bambina, che si preme le mani slle orecchie e sta piangendo, spaventata.

Il concerto è finito, a metà del primo pezzo. Usciamo dal Forum, fuori fa freddo, gli addetti alla sicurezza ci fanno passare e ci guardano severi. Non è un posto adatto per bambini. Probabilmente nemmeno per adulti genitori.

tv on the radio in a movie

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“If you grow up in a DIY culture you can get it together and make something. If you have a pen and a piece of paper and a stapler you can make a book. If you have a copying machine you can be a publisher.

Un video fatto in casa per ogni traccia del nuovo album Nine types of light, in uscita domani: in un’intervista sul NYT il making of del nuovo lavoro, qui sotto, da youtube, il film.

tv on the radio: will do

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tv on the radio: caffeinated consciousness

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nine types of light

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Contro ogni previsione, la primavera vedrà l’uscita di Nine types of light, il nuovo album per i TV on the Radio. Sono commosso.