dove vai in vacanza?

Standard

Ovunque ti giri è tutto un turbinio di località turistiche nominate in ordine decrescente di anelito in risposta alla più classica delle domande classiche. Dove vai in vacanza? Ponza Ischia Capri Anacapri Amalfi. È una litania fresca fresca di evocazione, tra le più gettonate sempre Ibiza e Formentera che penso che non ci metterò mai piede in vita mia. Dove vai in vacanza? Pineto Abruzzo che da lì vado da un sacco di parti e mi posso vedere con le mie cugine. Non devo prendere il traghetto, niente aereo, vado in macchina poi mi muovo dove mi pare. Dove vai in vacanza? Croazia Serbia Slovenia Trieste tornando verso casa come quella volta che dovevamo andare in Turchia ma Luisa si è sentita male così siamo tornati indietro, volevo un ospedale italiano. Dove vai in vacanza? Normandia Bretagna Sanmalò che si pronuncia tutto attaccato poi ora che ho sentito che è l’anniversario della guerra, ma guarda che lo sbarco degli americani è stato nel conflitto successivo, ora ci sono le ricorrenze della prima guerra mondiale Caporetto e gli austriaci. Dove vai in vacanza? Thailandia che si è trasferito un amico, che poi tutti questi amici che si trasferiscono in Thailandia cosa vanno a fare, oltre a stare in un posto dove probabilmente si sta meglio che qui. Dove vai in vacanza? Non lo so, decido all’ultimo, ma la moda dei Last Minute è finita, ha lasciato il posto a blablacar airbnb skyscanner edreams e tutti quei luoghi esotici e virtuali dove alla gente tirano dietro viaggi a prezzi stracciati, tutti spendono meno di te e nessuno capisce bene come sia possibile. Dove vai in vacanza? A Jesolo Milano Marittima Sestri Levante Borgio Loano, le nostre riviere prêt-à-porter e gli snob che non fanno il bagno invece se non sono in Sardegna. Come biasimarli. Dove vai in vacanza? Le grandi città New York Berlino San Francisco Londra San Pietroburgo e Roma, sissignori, Roma a luglio è splendida e non c’è niente di meglio da vedere, la grande bellezza di giorno e di notte. Dove vai in vacanza? Siamo in ballo con il trasloco e mi sa che quest’anno facciamo qualche weekend lungo, tanto la vacanza ce l’abbiamo dentro, tra noi, ci basta piantare una tenda in salotto e passare qualche ora lì perché comunque è la felicità a venire in vacanza a casa nostra. Dove vai in vacanza? Ovunque ti giri è tutto un turbinio di località turistiche. Non avevo dubbi, fuori da social network è estate.

cento di questi giorni

Standard

La fontana dista qualche erta più in alto, nel prato dietro la cascina disabitata che è l’ultima prima dell’inizio del bosco. L’acqua è freddissima anche in estate, nasce chissà dove sul monte, quasi tutte le case hanno la propria sorgente destinata anche all’irrigazione degli orti mentre dentro gli impianti domestici sono riforniti dall’acquedotto comunale. Abbiamo bevuto fino a non poterne più, poi ci siamo sciacquati la faccia con le mani a coppa e senza asciugarci ci siamo lanciati di corsa giù per la collina per godere del vento di quel mattino di fine agosto sulla pelle, mentre il sole è ancora quello della stessa estate e ti scalda la testa fino a farti profumare il cuoio capelluto in quel modo che succede solo ai bambini. La nostra casa da lassù sembra chiamarci con la finestra del fienile che dà verso noi, entro un paio di settimane le chiuderemo gli occhi e la bocca con gli scuri e torneremo in città dove l’effetto benefico delle vacanze in campagna si sarà stemperato tra l’odore dei libri scolastici e della cancelleria nuova, tutto disposto sul tavolo e pronto per essere messo in cartella. L’inchiostro delle pagine stampate, la plastica delle copertine colorate per i quaderni e le gomme perfettamente squadrate che fanno venire voglia di prenderle a morsi. Tutto ancora così distante. Ma questa mattina ci ha svegliato il rumore di una motocicletta da cross lanciata a tutta velocità lungo la salita sterrata che passa proprio dietro casa, una sorta di anticipazione di quello a cui saremo esposti da lì a poco al rientro nelle nostre camere sulle vie del centro. E ce lo siamo confessato, come se si trattasse di una paura. Che spavento. Stamattina stavo sognando che l’estate era già finita.

nemmeno un prete per chiacchierar

Standard

Non ricordo dove l’ho letto, però pensate quanto è vero. Non sceglieremmo mai per i nostri figli cibo scadente tantomeno dannoso, giusto? Allo stesso modo dovremmo mettere a loro disposizione risorse e oggetti di qualità e di buona fattura, a partire dalla proposta culturale fino a generi materiali come giocattoli e vestiti. La prima volta in cui ci ho pensato è stato dopo l’acquisto di una tastiera elettronica a tasti piccoli con cui pensavo di avvicinare mia figlia alla musica suonata che a conferma del prezzo irrisorio e della pessima fabbricazione – suoni e funzionalità terrificanti malgrado la marca storica – è stata da lei utilizzata pochissimo e ogni volta in modo piuttosto improprio. Chiaro che prima di investire qualche migliaia di euro in uno strumento acustico come un pianoforte, per esempio, uno ci pensa due volte visti i tempi, voglio dire le cose di qualità talvolta hanno costi proibitivi, ma con un po’ di astuzia e di ingegno si riesce ad arginare il problema. Da allora cerco di valutare appieno ogni acquisto, non vi dico mia moglie che passa ore in rete per documentarsi su qualsiasi tipo di articolo si renda necessario prima di decidere quale comprare.

Una analoga accuratezza andrebbe esercitata anche in ambiti più complessi come la gestione familiare in rapporto ai mesi di vacanza dei bambini. Ma mai come in questo caso il benchmarking è superfluo. In una società basata praticamente solo sulla disponibilità dei nonni, nel momento in cui si è costretti a rinunciare al loro supporto si apre una voragine organizzativa. Le proposte alternative non mancano, ma la sostenibilità economica è a dir poco proibitiva. Ed è il nostro caso. Se piazzare nonni e nipoti in una casa in montagna per uno o due mesi prima delle ferie ufficiali di agosto era tutto sommato accessibile e di facile ammortamento, le iniziative settimanali per bambini nelle strutture private sono fuori portata e non convenienti, benché estremamente valide. La scelta così alla fine si riduce all’offerta pubblica e agli oratori, un servizio che è poco più di un parcheggio erogato in modalità discutibile su cui mi sono già espresso più volte.

Questo per dire che ci sforziamo di ottenere il meglio da tutto ma siamo disposti a chiudere un occhio sulla qualità del tempo che i bambini trascorrono quando sono in nostra assenza (poi c’è anche la questione di come passiamo il nostro tempo con loro, ma questo è un altro discorso). Insomma, da lunedì mia figlia è iscritta all’oratorio estivo della parrocchia nei pressi di casa mia, noi non siamo credenti né praticanti ma a malincuore abbiamo confermato la scelta delle ultime due estati per i costi irrisori (il personale è tutto volontario) e perché l’alternativa comunale sfrutta le strutture scolastiche che i bambini frequentano già tutto l’anno, non ci sembrava giusto costringerla ancora negli stessi ambienti in cui è rimasta tutto l’inverno. Una scelta un po’ ipocrita di cui farei a meno, ma non sapremmo come comportarci altrimenti, e come noi tante altre famiglie come a dire mal comune mezzo gaudio. Così, quando accompagno mia figlia in oratorio e la lascio in quel cortile, tra centinaia di coetanei in quel momento di anarchia totale che precede la chiusura dei cancelli e l’inizio delle attività, penso che non è giusto, che una società che trascura in questo modo suoi membri più vulnerabili e importanti non è poi così evoluta anche se cerchiamo di convincerci, quando li vediamo raggiungere gli amichetti mentre ci allontaniamo per recarci al lavoro, che per loro, per i bambini, un posto vale l’altro.