alcuni aneddoti dal mio futuro

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Ci siamo cascati tutti, perché avere la definizione della propria professionalità, pardon, il proprio job title in inglese è un modo per sentirci un po’ meno fuori dal treno del progresso. Per questo facciamo bene, il monito vale anche per il sottoscritto, a non pensarci due volte nell’inviare la candidatura a posizioni che, sotto sotto, speriamo di non dover mai nominare a casa. A malapena fanno la loro sporca figura scritte là, sotto la nostra firma di default su Outlook, sopra gli alberelli della stampa con cautela, che solo a tener acceso quel trabiccolo con cui lavoriamo per leggere l’e-mail che abbiamo davanti stiamo sciogliendo chissà quanti cubetti di ghiaccio artico. A malapena fanno fare bella figura con gli amici di un tempo e con chi fa l’impiegato, l’assicuratore, il tecnico della caldaia. E abbiamo ragione a pensare di poter essere in grado a fare tutte quelle cose lì che non si sono mai sentite, non c’è nessuno che le insegna, non esiste teoria, ma solo la pratica del buon senso, dell’intelligenza, del saper sfruttare gli strumenti, del far finta di capire il significato di un ruolo professionale che ci viene chiesto di ricoprire e che, quando lo leggi la prima volta, a te che come me hai conseguito una laurea del vecchio ordinamento, sembra più una presa per il culo.

Un commento su “fa la pubblicità

  1. Nel mio camp (web & dintorni) il job title in inglese è tutto … e più è pomposo… più sembri avanti.
    E pensare che io sogno solo di essere l’esperta dei capelli ricci…

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